La riduzione della progressività nel sistema tributario è parte della crisi generale della democrazia. Ne è convinto Luigino Bruni, economista e docente di Economia politica all’Università Lumsa di Roma.
L’analisi parte da uno studio diffuso nei giorni scorsi dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dall’Università di Milano-Bicocca, che illustra, dati alla mano, come il 7% degli italiani più abbienti paghi le tasse con un’aliquota effettiva inferiore a quella del restante 93% dei contribuenti.
La Costituzione, all’articolo 53, prevede per il sistema tributario il principio di progressività. Oggi è rispettato?
«Formalmente sì, ma ci sono delle tendenze che vanno verso una riduzione della progressività. Ad esempio, ogni “flat tax” è una riduzione di progressività. In tutto l’Occidente, non solo in Italia, c’è una linea culturale che va verso una visione meno progressiva, perché sta andando in crisi il concetto stesso di uguaglianza.
È un fatto ancora più serio, più profondo. L’articolo 53 e la stessa Costituzione nascevano da una, anzi più generazioni di italiani che pensavano che l’uguaglianza fosse un bene e le disuguaglianze un male. Questa ipotesi è saltata. La meritocrazia è diventata la legittimazione etica della disuguaglianza: un bluff, un’illusione».
Perché parla di crisi del concetto di uguaglianza?
«L’uguaglianza è una grande categoria artificiale, nel senso che gli uomini non nascono uguali. Nascono diseguali, per mille ragioni: di talenti, di intelligenza, di opportunità, di ricchezze.
E diventano meno diseguali se c’è un patto sociale e una politica che lo vuole. Quindi, nella misura in cui l’uguaglianza non va più “di moda”, non è più valorizzata, iniziano a circolare certe idee, a mio avviso molto pericolose. È bene parlarne ed è bene andare in direzione ostinata e contraria».
Quale pensa debba essere la regola per le tasse?
«Chi ha più denaro deve contribuire di più. Sono un fautore e sostenitore della progressività, come del resto prevede la Costituzione.
La capacità contributiva è legata al reddito e alla ricchezza e la politica fiscale deve esservi legata in modo progressivo, non proporzionale alla capacità contributiva».
Nel Regno Unito un gruppo di “Milionari patriottici” ha scritto al premier Burnham per essere tassato di più. Cosa ne pensa?
«L’idea di alcuni ricchissimi che si mettono insieme e fanno richieste presentandole come una sorta di bene comune, per me è completamente ideologica. La salvezza non verrà dai ricchissimi, ma dal popolo, dalla gente: nessun ricco ha mai salvato nessuno se non sé stesso.
Sono per la democrazia e non per una “leader-crazia”. Sembra che il mondo stia andando in questa direzione: non è la mia e spero non ci si arrivi».
Andrea Alba
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