L’apparato militare industriale è oramai di casa anche nel Vicentino. L’ultima relazione presentata dal Governo alle Camere sulle autorizzazioni alle esportazioni di materiali d’armamento e di prodotti inerenti l’industria bellica riporta i nomi di note aziende della nostra provincia: la Forgital di Velo d’Astico, la Marelli Motori di Arzignano, la Fiamm di Montecchio Maggiore e Officina Stellare di Sarcedo.
Nel dettaglio, lo scorso anno Forgital è stata autorizzata ad esportare anelli in acciaio per le turbine del motore F135 destinato ad essere montato sugli aerei d’attacco F35 per un valore di circa 12 milioni di euro; Marelli Motori ha esportato tre motori per i sistemi di propulsione destinati a navi militari per un valore di circa 195 mila euro; Officina Stellare ha esportato sistemi di tracciamento ottico per un valore di circa 2 milioni e 500 mila euro; Fiamm ha esportato dispositivi per l’accumulo di energia destinati a veicoli militari per un valore di oltre 26 milioni e 600 mila euro.
LA RELAZIONE DEL GOVERNO
La relazione che contiene queste informazioni è un adempimento annuale che il Governo è tenuto a presentare entro il 31 marzo e previsto dalla legge numero 185 del 1990 che regolamenta le esportazioni, le importazioni e il transito nel nostro Paese dei materiali d’armamento e dei flussi finanziari ad esso collegati. «Si tratta di una legge in vigore da 36 anni, modificata già due volte sempre in una prospettiva di minore trasparenza. Tuttavia, è una legge che dobbiamo tenerci stretta perché permette di esercitare un controllo democratico sulle esportazioni delle armi, un elemento che può influenzare la posizione politica internazionale del nostro Paese». A parlare è Carlo Tombola di Weapon Watch, osservatorio indipendente e autorevole, fornitore, tra gli altri, dei dati utilizzati per i Report sul Sistema Difesa pubblicati dal’Area Studi di Mediobanca. A livello internazionale la legge 185 è considerata «un’ottima legge, quando si è in grado di leggere la relazione che produce – spiega Tombola -. Le autorizzazioni vengono riportate solo una volta che vengono effettuati i pagamenti. Che possono avvenire diverso tempo dopo le consegne dei materiali. Inoltre, è molto difficile tracciare completamente i prodotti: dalla relazione ci si può fare un’idea dei Paesi destinatari, ma a grandi linee. E questo è un elemento di controllo che viene meno». Specie quando si parla di grandi esportatori come Leonardo, «che ogni anno riceve migliaia di autorizzazioni e ha sedi in Israele e negli Stati Uniti, dove non ci sono leggi come la nostra. Praticamente è incontrollabile».
LA PUNTA DELL’ICEBERG
Ma le aziende che compaiono nella relazione sulle esportazioni sono solo la punta dell’iceberg. Propedeutica all’autorizzazione, infatti c’è la richiesta da parte delle aziende di essere inserite nel Registro nazionale delle imprese, istituito anch’esso dalla legge 185 del 1990, per quelle imprese operanti nel settore della progettazione, produzione, importazione, esportazione, manutenzione e lavorazioni comunque connesse di materiale di armamento. Solo agli iscritti al Registro Nazionale posso essere rilasciate le autorizzazioni ad iniziare trattative contrattuali e ad effettuare operazioni di esportazione, importazione, transito di materiale bellico. Il Registro permette dunque di allargare la prospettiva sulle aziende vicentine inserite nella filiera bellica. Vi fanno parte, per esempio, la bassanese Metalba (iscritta per la prima volta nel 2016, nel 2025 ha rinnovato l’iscrizione con il nome Metalba Aluminum) e, dallo scorso anno, la scledense Ecor International. Quest’ultima nel 2022 è stata una delle 16 aziende italiane a ricevere il Leonardo Supplier Award, che l’azienda (per il 32% a partecipazione pubblica) riconosce ai fornitori. Unica realtà premiata quell’anno in Veneto, Ecor International produce componenti critici in acciaio e leghe speciali per velivoli e sistemi complessi. I dispositivi prodotti dall’azienda vengono montati sui velivoli Eurofighters. Inoltre, Ecor International ha compartecipazioni in NPC azienda controllata pariteticamente con Curti Costruzioni Meccaniche che opera nelle manutenzioni dei carri armati Leopard.
Le Acciaierie Valbruna fanno invece parte dell’Aiad, Federazione delle aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza. Valbruna, come si può facilmente leggere sul sito aziendale, produce canne e componenti per armi in acciaio inossidabile.
RAPPORTI CON ISRAELE
Recentemente Weapon Watch e il Comitato Alto Vicentino per la Palestina hanno organizzato un incontro pubblico a Sarcedo dove ha sede Officina Stellare, una delle aziende più importanti e tecnologicamente più avanzate della nostra provincia. Attiva in quella che viene chiamata “Space Economy”, Officina Stellare produce sistemi ottici da montare su satelliti ad altissima precisione da utilizzare sia a scopi civili che bellici. La relazione sulle autorizzazioni alle esportazioni di materiali d’armamento per il 2025 indica che questo tipo di prodotti sono stati acquistati da Paesi quali Cipro, Corea del Sud, Algeria, Bulgaria, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Malaysia, Pkistan, Stati Uniti d’America, Thailandia, e Turchia, ma non è possibile ricostruire – a partire dalle sole informazioni contenute nella relazione – in quali di questi Paesi Officina Stellare abbia esportato i propri prodotti. Sicuramente ciò è avvenuto negli Stati Uniti, con scopi militari, come la stessa azienda ha comunicato nel 2023: forniture per 5 anni del valore di 9 milioni di dollari. Esportazioni di questi prodotti sono avvenute anche verso Israele, in seguito al contratto da un milione di euro siglato nel 2021 per la fornitura di un sistema ottico ad altissima risoluzione all’israeliana ISI – ImageSat International che fornisce sistemi di monitoraggio e intelligence satellitari per l’osservazione del terreno. Secondo gli approfondimenti del Comitato Alto Vicentino per la Palestina e di Weapon Watch si tratta del sistema di satelliti che monitora Gaza e la Cisgiordania, fornendo gli obiettivi all’esercito israeliano.
PROPRIETARI ESTERI
Tornando alle aziende vicentine che hanno ottenuto autorizzazioni all’esportazione nel 2025, è interessante notare che di “vicentino” vi rimane poco. Da luglio dello scorso anno Forgital è di proprietà del fondo americano Stonepeak, Fiamm fa parte del fondo tedesco Aurelius Group, Marelli Motori è di proprietà del gruppo industriale britannico Langley Holdings mentre Officina Stellare ha completato di recente una fusione incorporando Global Aerospace Technologies Group Sea il cui principale socio è diventato azionista di maggioranza in Officina Stellare: si tratta del fondo Investindustrial che opera dalla Gran Bretagna.
«Purtroppo questo è un meccanismo che va avanti da decenni – commenta Tombola -. Le migliore innovazioni tecnologiche nate in Italia non sopravvivono alla “seconda generazione” delle famiglie imprenditoriali. Appena possibile, il controllo azionario passa di mano. E questo, per l’Italia, significa portarsi in casa interessi esterni, con Gran Bretagna e Stati Uniti che in questo campo fanno sindacato comune. Da ottant’anni l’Italia fa parte di uno schieramento politico militare, la Nato, di cui siamo un socio importante e una piattaforma di primo livello perché da qui gli Usa si proiettano fino all’Oceano Indiano. Anche la loro presenza come azionisti di maggioranza nelle nostre aziende ad alta tecnologia è una forma di controllo politico. Non solo le basi militari».
Andrea Frison
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