Spingere sulle energie alternative non è una questione di sostenibilità solo ambientale, ma anche economica. Le profonde differenze nei prezzi dell’elettricità in Europa sembrano dare un chiaro segnale in questa direzione. Secondo i dati raccolti dagli scienziati dell’Istituto Fraunhofer per i sistemi di energia solare ISE, e pubblicati sul sito Energy-Charts.info, si passa per esempio da poco più di 24 euro/MWh in Spagna a oltre 150 euro/MWh in Italia. Una forbice così ampia riflette differenze strutturali profonde nei sistemi energetici nazionali, a partire proprio dalla dipendenza dalle varie fonti energetiche dei diversi Paesi.
Guardando la cartina dei costi medi dell’energia elettrica in Europa, si osserva infatti che dai “prezzi bassi” della penisola iberica, dove si attua un’ampia produzione da fonti rinnovabili – eolico e solare, in particolare -, si passa a un livello medio in Paesi come Germania, Belgio e Paesi Bassi, dove il mix energetico più diversificato attenua gli estremi, ma non elimina la volatilità. I costi più elevati si ritrovano invece nell’area sud-orientale e sud, Italia compresa: una situazione che pare riflettere una combinazione di fattori strutturali, come la forte dipendenza dal gas e la rete di interconnessioni che non sempre consente di importare energia a basso costo quando serve.
Nel complesso, i numeri disegnano quindi un’Europa “energeticamente” divisa, con ampie disparità, con il costo dell’elettricità che, ancora in larga misura, dipende dalle scelte nazionali e dalle risorse disponibili. Ma soprattutto emerge una direzione chiara: i sistemi più indipendenti dalle fonti fossili sono anche quelli più competitivi.
«Il prezzo al cittadino dell’energia elettrica dipende da vari fattori, sui quali incidono le fonti che si utilizzano e gli oneri di sistema. In Italia prevale ancora fortemente l’impiego del gas: lo dobbiamo comprare in un mercato internazionale determinato da tanti fattori ed eventi quali la guerra in Ucraina e oggi anche la chiusura dello stretto di Hormuz. E su questo, purtroppo, il fallimento del tentativo di mediazione in Pakistan non fa pensare a possibili miglioramenti» spiega Stefano Fracasso, vicepresidente di Magis, multiutility nata dall’unione di AIM di Vicenza e AGSM di Verona.
Ridurre la dipendenza dal gas non è quindi una questione solo di clima, ma di competitività economica e di sicurezza energetica. «Serve prima di tutto un’azione decisa per cambiare le fonti energetiche da cui dipendiamo. E quelle più disponibili sono le rinnovabili» aggiunge ancora Fracasso, che sull’argomento ha anche scritto i saggi “O sole mio” e “Per un pugno di gradi”. «Quello delle energie rinnovabili è il pedale dell’acceleratore su cui dobbiamo pigiare, proprio per rompere la dipendenza dal prezzo del gas. Una seconda strada da seguire è l’efficienza, rispetto alla quale possiamo fare ancora molto. Dobbiamo usare meglio l’energia iniziando col rendere più adeguati gli edifici. Terza strada: dobbiamo elettrificare. Dalle piastre a induzione alle auto elettriche: gli apparecchi che sfruttano l’energia elettrica sono più efficienti rispetto a quelli termici. Come Gruppo siamo impegnati sui tre fronti con investimenti importanti. Nel breve periodo, in risposta all’aumento dei prezzi, abbiamo già attivato alcune misure, come la convenzione con Caritas, e, a breve, metteremo in campo altre azioni per rafforzare il nostro intervento verso la povertà energetica. Rispetto al passato quest’ultima è un’emergenza che purtroppo sta diventando ordinarietà. Noi siamo una società di proprietà di due Comuni, non di anonimi investitori internazionali, per questo abbiamo una responsabilità sociale».
«Se la direzione verso cui si dovrebbe andare sembra chiara, non è altrettanto condivisa la posizione rispetto alla transizione energetica. Su questo fronte l’Italia purtroppo è un Paese lento, con molte resistenze – aggiunge ancora Fracasso -. Paghiamo poi un sistema di politiche incostanti, che scoraggiano e rendono più difficili gli investimenti utili ad attuare piani a lungo termine. Serve avere prospettive chiare ed eliminare dal dibattito quelle ideologie che troppe volte sono di ostacolo allo sviluppo».
Vincenzo Grandi
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