Ora che è fresca di laurea in canto pop rock al Conservatorio di Verona, Francesca Gallo può concentrarsi sulla registrazione del suo primo album. Intanto la 22enne di Costabissara ha già pubblicato tre singoli, Leggera, Ikea e Mare di guai, un buon punto di partenza per parlare di musica con questa giovane cantautrice che si è esibita al Gen Fest in Brasile e all’Arena di Pace a Verona ed è impegnata con un’associazione di volontariato attiva in Kenya.
Francesca, partiamo da Leggera, una canzone che parla della fine di una storia con qualcuno. È così?
«Sì, è un brano che parla del lasciarsi alle spalle una relazione finita da tempo e della paura che si prova e che ti spinge a rimanerci aggrappata».
Ikea invece ha un testo ironico, ma sembra parlare della delusione che si nasconde nella vita quotidiana.
«Il brano è nato durante il Covid. Mi sembrava una bella metafora: racconta la voglia di evasione, di fare qualcosa di nuovo, in grande, ma di ritrovarsi poi a fare sempre le stesse cose».
Il brano più recente che hai pubblicato si intitola Mare di guai. Nel testo sei alla ricerca di un posto “dove andare quando piove”… Cerchi il tuo posto nel mondo?
«La canzone è nata proprio durante il viaggio in Brasile per il Gen Fest. Ero con un’amica in cima al Pan di Zucchero, guardavamo Rio dall’alto e parlavamo. Era un momento in cui stavo rivalutando molti aspetti della mia vita, molte grandi domande. La sensazione era quella di non trovare parole, di non sentirsi all’altezza… Quello che provo a fare è abitare questi stati d’animo. Vivo le emozioni a volumi giganti e ci rimango dentro… finché non finisco di scrivere la canzone».
A proposito, quando hai cominciato a scrivere canzoni?
«Al liceo. Ho frequentato l’indirizzo musicale al Pigafetta di Vicenza: eravamo tutti musicisti praticamente e durante l’intervallo cantavamo. Ci divertivamo a scrivere parodie di canzoni famose. Mi veniva facile e a un certo punto mi sono detta: perché non provo a scrivere qualcosa di mio? I primi risultati erano delle vere schifezze, ma poi, lavorandoci, qualcosa di carino è venuto fuori. Ho capito che era il mio linguaggio. Ho sempre fatto fatica a raccontare quello che provo e scrivere canzoni è un modo per liberarmi».
Premesso che un musicista ascolta di tutto, quali sono i tuoi riferimenti per scrivere canzoni?
«Sono cresciuta con il cantautorato italiano classico. Mi affascina molto il testo, la scelta delle parole e delle immagini. Della “nuova scuola” mi piacciono molto Marco Castello, Anna Castiglia, Venerus e Fulminacci. Ascolto anche molto rap, proprio perché mi piacciono i testi».
Progetti per il futuro?
«Mi piacerebbe riuscire a registrare l’album e suonarlo dal vivo».
Andrea Frison
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