L’unico leader che gode di un’ampia fiducia da parte degli italiani in questo momento è papa Leone. Lo dice il Censis nel suo rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese pubblicato la scorsa settimana. Ma, per quanto questo possa farci piacere, neppure per noi si tratta di una buona notizia.
L’immagine che ci viene restituita alla fine del 2025, attraverso sondaggi di opinione, statistiche e alcuni indicatori oggettivi, descrive infatti una situazione preoccupante, di generale sfiducia e declino, fino a spingersi a parlare di una società che starebbe scivolando verso un’era “selvaggia”, addirittura un’età “del ferro e del fuoco”. Espressioni forti, forse un po’ troppo enfatiche, che lasciano presagire un ritorno a tempi bui e lontani, come quelli di tanti giochi e serie TV — non a caso oggi di successo — ambientati in futuribili medioevi post-moderni in cui violenza e prevaricazione divengono la norma e a vincere sono la forza e l’aggressività.
Prima di tutto gli italiani dicono di non aver più fiducia nella politica e nelle reali possibilità della democrazia. Il 72% non crede ai partiti, ai loro leader e al Parlamento. Prova di questo sono l’elevato astensionismo alle urne e la scarsa partecipazione ai comizi e alle mobilitazioni di piazza (a eccezione di quelle recenti per la Palestina). Il 63% degli italiani è convinto che si sia spento ogni sogno collettivo in cui riconoscersi. L’Europa è percepita poi dai più come un continente vecchio che avrebbe esaurito la sua capacità di crescita, sviluppo, creatività. I capi di Stato europei appaiono come “pugili suonati dai volti sgomenti” che non riescono a rispondere ai colpi sferrati sia da est che da ovest. Il 62% degli italiani ritiene che l’Unione europea non abbia più un ruolo decisivo nelle partite globali e sia destinata a un’inevitabile irrilevanza.
A contribuire a questo generale senso di sfiducia vi è poi il dato economico. Negli ultimi vent’anni il debito pubblico di tutti gli Stati europei è aumentato in modo vertiginoso, mentre la crescita economica è rallentata in quasi tutti i settori. In Italia, in particolare, è calato il potere di acquisto dei singoli cittadini, gli stipendi non hanno avuto rivalutazioni adeguate, molti settori produttivi vedono da mesi un segno negativo. Il numero di giovani imprenditori si è dimezzato. Ad aumentare sono solo i profitti dei fabbricanti di armi, mentre un ridimensionamento del welfare appare sempre più inevitabile, seppur in un contesto demografico che richiederebbe maggiori risorse per sanità e sociale.
La colpa di tale situazione di crisi e declino viene scaricata da alcuni leader populisti sui migranti, che rappresentano oggi il 9,2% della popolazione. Il rapporto Censis dimostra in realtà come un terzo degli stranieri residenti in Italia, pur lavorando, si trovi in uno stato di marginalità sociale ed economica, accettando spesso occupazioni precarie e mal retribuite. “Siamo inclini — dice il Censis con onestà — a guardare con favore gli stranieri quando svolgono lavori faticosi e poco qualificati, o quando accudiscono gli anziani e i bambini, ma non siamo propensi a concedere loro gli stessi nostri diritti e possibilità”.
A fronte di tante problematiche la maggior parte degli italiani reagisce come sempre con l’arte di arrangiarsi, “sprigionando ogni giorno un’energia sorprendente”, ma scegliendo anche di rifugiarsi sempre più nel privato, nei piccoli piaceri quotidiani. Se cala inesorabilmente la lettura di libri e giornali, aumentano le ore passate “scrollando” il telefono (in media 4 al giorno dai 18 ai 65 anni), il turismo enogastronomico, gli acquisti online, la frequenza e la varietà dei rapporti sessuali (con le nascite, però, sempre ai minimi storici).
Parlare di decadenza, stando così le cose, non pare allora tanto lontano dalla realtà. Un po’ come quella che caratterizzò la fine dell’impero romano. Ma, come disse papa Benedetto XVI, ogni crisi economica e politica è sempre il frutto di una più profonda crisi etica e spirituale. E allora quella fiducia espressa in papa Leone non potrebbe presagire una nuova fioritura del cristianesimo in Europa, come avvenne con Leone Magno ai tempi delle invasioni barbariche? A patto che gli italiani tornino a frequentare le parrocchie la domenica, a ritrovare speranza nel Vangelo, a fare volontariato, a lasciarsi ispirare in politica ed economia dalla dottrina sociale della Chiesa.
Alessio Graziani, donalessio@lavocedeiberici.it
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