A valutare le rerum novarum si oscilla sempre tra l’entusiasmo degli ingenui e il pessimismo dei profeti di sventura. Noi cattolici si vorrebbe, per sano realismo e consapevolezza di quanto già accaduto nella storia, stare nel mezzo. Tra le cose novissime, quasi si direbbe escatologiche, futuribili eppur già attuali, l’intelligenza artificiale è certo realtà che merita – come non manca di sottolineare fin dal giorno della sua elezione papa Leone – molta attenzione. Se da un lato le sue applicazioni stanno già portando indubbi benefici all’umanità (in ambito sanitario, finanziario e dei trasporti, ma più in generale nella ricerca scientifica e nell’elaborazione dei dati), si prospettano dall’altro preoccupanti scenari distopici che forse neppure autori come Orwell, Bradbury o Asimov avrebbero saputo immaginare.
Un noto canale televisivo britannico annunciava nei giorni scorsi che il futuro appartiene agli artigiani, e in particolare a idraulici, elettricisti e falegnami. Trovarne uno sapevamo già non essere impresa facile. Ma il loro successo viene ora annunciato proprio a causa e in funzione dell’intelligenza artificiale. Abbinata ai sistemi robotici di automazione spinta che già da tempo sono entrati nei maggiori sistemi produttivi, essa comporterà infatti nel tempo un’ulteriore diminuzione del numero di operai necessari alle fabbriche. Ma a calare saranno anche gli addetti al settore terziario (impiegati, manager, funzionari, comunicatori…), sempre sostituiti da macchine “pensanti”. Allarmante, in questo senso, la tendenza già certificata di molti adolescenti a usare l’intelligenza artificiale come psicologo da cui ricevere ascolto e consigli nei momenti di tristezza. Da qui, dunque, la rivincita degli artigiani, il cui lavoro non è replicabile in serie e richiede quella minima dose di creatività che nessun algoritmo è in grado di esprimere.
La notizia potrebbe apparire consolante: le macchine ci aiutano, ma non potranno mai sostituirci del tutto e il loro apporto libererà tempo ed energie (anche se pare legittimo chiedersi poi per fare cosa e con quali mezzi, nel momento in cui si venga a perdere un lavoro). Ma c’è nella stessa notizia un altro risvolto, ed è parecchio inquietante. Ad aver bisogno di idraulici, elettricisti, falegnami, carpentieri e muratori sarà anche la stessa intelligenza artificiale. Il mondo digitale non può essere evidentemente tutto virtuale, immateriale. Esistono dei luoghi fisici in cui lavorano server e processori, in cui i dati vengono conservati, classificati, rielaborati, messi in rete. Si chiamano data center e, da quando l’intelligenza artificiale è stata messa in mano anche alla gente comune, il loro numero va aumentando di mese in mese. In Italia sono già più di duecento e la settimana scorsa il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ne ha autorizzato la costruzione di altri 14. Si tratta di strutture piuttosto grandi, che necessitano di manutenzione continua e comportano ingenti consumi di energia elettrica e di risorse idriche per il raffreddamento delle macchine e dei circuiti. Secondo una stima fatta, ogni singola interrogazione che noi rivolgiamo all’intelligenza artificiale comporta il consumo di circa mezzo litro d’acqua per elaborare la risposta che (forse) ci interessa e di cui (forse) avevamo bisogno.
A questo punto, calcando un po’ la mano, lo scenario distopico che si apre per un attimo nella nostra mente è quello di un essere umano che non pensa più con la propria testa e che invece lavora per tenere in funzione i data center, ridotto a novello levita di questi nuovi templi dell’oracolo digitale, apparentemente capace di trovare una risposta a ogni suo quesito, bisogno e necessità. Se così accadesse, sempre per restare nel quadro della fantascienza distopica, sarebbe inevitabile una rivoluzione, magari di tipo luddista, con un’insurrezione contro il mondo delle macchine, l’assalto ai data center, la distruzione dei server, dei computer e degli smartphone… e con questi la liberazione vera del tempo, dei sentimenti, delle idee. Prima che questo accada, impariamo a limitare il tempo che spendiamo nel mondo digitale, a spegnere i devices elettronici, a riconnetterci con il nostro cuore, con gli altri, con il respiro della natura.
Alessio Graziani, donalessio@lavocedeiberici.it
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