Nel Vicentino la questione Pfas continua a riemergere con forza, mostrando quanto la contaminazione delle acque non sia un problema confinato a un solo territorio ma una sfida diffusa e complessa. A Bassano del Grappa e Creazzo analisi indipendenti hanno rivelato valori oltre i limiti della direttiva europea in diversi campioni di acqua potabile, sollevando interrogativi sulla sicurezza delle forniture e sulla trasparenza delle informazioni ai cittadini. A Marano Vicentino, intanto, il sindaco ha chiesto chiarimenti ad Arpav dopo il rinvenimento di PFBA nei siti di conferimento dei materiali provenienti dalla Pedemontana, richiamando la responsabilità delle istituzioni a garantire la tutela della falda e della salute pubblica.
Due storie diverse, unite dalla stessa domanda: i Pfas sono dappertutto? Da mesi a Bassano si susseguono prelievi, controanalisi e confronti tecnici per verificare la presenza di PFAS nell’acqua potabile. Un’iniziativa partita da cittadini e attivisti che, attraverso analisi commissionate a laboratori accreditati, hanno voluto vederci chiaro. I risultati hanno acceso l’attenzione della comunità : in diversi campioni prelevati tra aprile e maggio 2025 i valori della «somma PFAS» hanno superato i 100 nanogrammi per litro, limite che entrerà in vigore solo dal gennaio 2026 secondo la direttiva europea. Lo stesso problema è stato rilevato anche nel comune di Creazzo: «Non stiamo parlando di un campione isolato» precisa Patrizia Pretto, biologa specializzata in microbiologia ambientale «Su 19 analisi effettuate, ben 12 hanno mostrato valori oltre i limiti. E anche quando siamo rimasti al di sotto della soglia, con 29 o 52 nanogrammi, non possiamo considerarlo rassicurante: parliamo pur sempre di sostanze tossiche che dovrebbero avvicinarsi allo zero».
La questione non riguarda solo i numeri. Pretto ricorda che i PFAS sono migliaia, molti ancora poco studiati. «Due molecole, il PFOA e il PFOS, sono già state classificate come cancerogeno e probabile cancerogeno dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Ma è probabile che anche molte altre lo siano, appena ci saranno studi sufficienti. Il problema è che i limiti stabiliti in Italia ed Europa sono frutto più di compromessi tecnici che di reali criteri di tutela della salute». Nel dettaglio, le analisi condotte a Bassano hanno rilevato valori elevati soprattutto nella fontana pubblica nel parco Baden Powell e in abitazioni private. In un caso si è arrivati a 351 nanogrammi, più di tre volte la soglia che sarà legge dal prossimo anno. Per fugare ogni dubbio sulla serietà dei risultati, gli attivisti hanno richiesto un contraddittorio: due laboratori, TIL e Biochemie, hanno effettuato prelievi e analisi parallele, confermando la sostanziale omogeneità dei dati. «Lo stesso procedimento è stato fatto con acqua di rete di Creazzo che mostrava valori per il parametro “somma PFAS “ superiori a 100 ng/L, diminuiti di molto nel campionamento in contraddittorio fatto a giugno. Il rischio c’è ed è concreto» conclude Pretto «L’acqua che i cittadini di Bassano hanno bevuto per mesi presentava valori molto tossici di PFAS senza che fosse comunicato. Oggi i controlli indicano una riduzione delle concentrazioni, ma ciò non basta: serve una gestione trasparente, con filtri e interventi strutturali, per garantire che l’acqua sia davvero sicura. Non possiamo limitarci a dire che è sotto i limiti, quando sappiamo che quei limiti stessi sono troppo alti».
La situazione di Marano Vicentino nasce invece dal conferimento, nella cava Vianelle, dei materiali provenienti dallo scavo del tunnel della Pedemontana di Malo: qui Arpav ha individuato tracce di PFBA nelle acque di dilavamento. «Ci hanno comunicato la presenza di PFAS, in particolare PFBA, nei materiali conferiti. Per questo ho chiesto ad Arpav aggiornamenti sugli approfondimenti annunciati e sulle azioni risolutive da intraprendere» spiega il sindaco Marco Guzzonato. Dopo la lettera, è arrivato l’incontro con i tecnici: «La campagna di controlli è in corso da mesi ed è condotta con metodi rigorosi. Questo ci ha rassicurati». Resta però la preoccupazione per l’area di ricarica della falda e per i volumi movimentati: «Se porzioni dei 3 milioni di metri cubi risultassero contaminate, c’è il rischio di percolazione e peggioramento della qualità dell’acqua sotterranea. L’acqua che esce oggi dai rubinetti è però sicura e monitorata da ViAcqua» conclude il sindaco lanciando un appello alla responsabilità condivisa: «Serve tenere alta l’attenzione, informare senza allarmare e coinvolgere i Comuni nei tavoli decisionali, insieme a gestori dei siti e proprietari di pozzi. L’acqua di falda è un bene comune da proteggere insieme».
Giada ZandonÃ


