«Siamo a servizio delle giovani generazioni. La sfida è che le parrocchie rischiano di essere moribonde. La figura del prete è da ripensare». Tre idee. Forti, precise. Il vescovo Giuliano comincia a tratteggiare la sua idea di Chiesa. Lo fa rispondendo alle domande dei giornalisti che incontra in Episcopio per gli auguri di Natale.
Tempo per ascoltare
«Anch’io da quando sono stato ordinato Vescovo, sto facendo tante domande. Ora è il momento di ascoltare. Mi sento come un bambino che per la prima volta viene condotto in spiaggia e vuole conoscere tutto – ha confidato -. Mi inserisco nel cammino del predecessore, mons. Pizziol».
Il desiderio di vita dei giovani
Per quanto riguarda i giovani don Brugnotto ha sottolineato che «è necessario cambiare registro. Dobbiamo metterci in ascolto, comprendere il loro punto di vista perché se non lo assumiamo non riusciamo ad interagire. I giovani hanno tante risorse e desiderio di vita. Hanno voglia di viaggiare, conoscere, realizzare la loro esistenza, ma spesso non siamo in grado di interpretare il loro vissuto. Devo ancora incontrare i giovani vicentini ma mi piacerebbe vivere con loro un viaggio missionario. Un’esperienza che ti cambia la vita». Da giovane don Giuliano ha frequentato gli scout: «Il mio nome di caccia scout è “Ago di Pino”» ha scherzato. Come a dire “so essere pungente”.
Parrocchie aperte
«Già dal Concilio Vaticano II – ha detto – l’idea di parrocchia legata al territorio è superata. La parrocchia è definita dalle persone che la costituiscono. Il cammino fatto dalle unità pastorali è quello di aprire le parrocchie e non di rinchiudersi attorno al campanile. Di fronte a una storia che ha secoli alle spalle, quando si dice “parrocchia” si pensa al territorio, non alla comunità. Ma il mondo è cambiato. C’è un equilibrio da mantenere tra dare la possibilità alle persone la possibilità di vivere il Vangelo dove si trovano e avere comunità significative, realmente vive».
Rispondendo ad una domanda sulla crisi delle vocazioni «tutte le vocazioni, anche qualla familiare» sottolinea, accenna alla figura del prete «che va ripensata. Il cammino dell’Unità pastorale è quello di aprire confini e di non rimanere chiusi attorno al campanile, e mi riferisco a preti e laici».
Chiude parlando delle ferite all’interno delle famiglie: «Il mio augurio è di riconoscere la bellezza delle relazioni fraterne di riconciliazione. Oltre alla violenza ci sono tanti modi diversi per confrontarsi».


