Si intitola ‘Vite che parlano’ la veglia missionaria diocesana in programma venerdì 7 ottobre alle 20.30 nella Cattedrale di Vicenza.
L’appuntamento sarà presieduto da mons. Beniamino Pizziol, amministratore apostolico della Diocesi di Vicenza, e ospiterà le testimonianze di don Ferdinando Pistore, prete fidei donum in Thailandia, e Zakia Seddiki Attanasio, moglie di Luca Attanasio, ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, ucciso in un agguato, vicino alla città di Goma, il 22 febbraio 2021. La veglia verrà trasmessa in diretta su Radio Oreb e da Telechiara. L’appuntamento anticipa la Giornata Missionaria Mondiale del 23 ottobre.

La testimonianza di don Ferdinando
Don Ferdinando Pistore è reintrato pochi giorni fa in Italia e lo scorso 30 settembre ha partecipato al Festival della Missione organizzato a Milano. In occasione di un’intervista per il notiziario della Diocesi di Vicenza “Voce e Parola”, don Ferdinando ha spiegato come vive il suo essere missionario (l’intervista è disponibile a questo link): «Non mi sento più missionario di nessuno dei miei amici preti che stanno lavorando nelle parrocchie di Vicenza. Fare missione è vivere la propria vitacome una condivisione. Non possiamo risolvere i problemi del mondo ma possiamo condividere qualcosa di quello ceh siamo e di quello ceh abbiamo. Certe volte si tratta di qualcosa di molto materiale e concreto, altre di condividere qualcosa della nostra storia e magari qualche volta si riesce a condividere qualcosa della nostra fede».

Zakia Seddiki ricorda il marito, Luca Attanasio
«Luca è diventato l’uomo che è stato e che abbiamo conosciuto grazie agli insegnamenti ricevuti da bambino, lui frequentava l’oratorio, era un ragazzo normale… Non un santo o un eroe, ma aveva il valore dell’umanità che ha portato avanti anche quando ha realizzato il sogno della carriera diplomatica». Così Zakia Seddiki Attanasio, intervenuta anche lei al Festival della Missione nei giorni scorsi. «Luca – ha aggiunto Zakia – diceva che faceva l’ambasciatore come una missione il cui obiettivo era non lasciare nessuno indietro. Rappresentare l’Italia era una responsabilità e lui non si è mai scordato del senso e del valore dell’umanità che unisce tutti, qualunque cosa si faccia, qualunque cosa si creda e ovunque si viva. Non ha fatto cose straordinarie, ha creduto alla sua scelta, alla sua missione, al suo lavoro come responsabilità e dovere».


