La scuola e la Chiesa sono due istituzioni autonome che non hanno, di norma, grandi rapporti a livello istituzionale. Le relazioni, se ci sono, passano attraverso altri canali quali ad esempio gli insegnanti di religione. Diversa è, ovviamente, la situazione di quegli istituti che hanno un rapporto strutturale con una congregazione per esempio, in quanto fondatrice della scuola stessa. Â
Prosegue dunque il nostro percorso a incontrare realtà non ecclesiali per capire se e quale ascolto è possibile, quali sono le aspettative (in questo caso da parte di chi lavora nel mondo della scuola) nei confronti della comunità cristiana (sia essa parrocchia o diocesi o altra realtà ecclesiale). Senza nessuna pretesa di esaustività abbiamo sentito alcuni dirigenti scolastici che hanno risposto, ovviamente, a titolo personale. Emerge unanime l’apprezzamento per gli insegnanti di religione che sono un modo attraverso i quali la Chiesa si relaziona con il mondo scolastico. Presenza importante, ma per qualcuno non sufficiente. Un preside (che ha preferito non intervenire direttamente) lamenta un sostanziale disinteresse della Chiesa come istituzione nei confronti delle scuole locali: né parroci, né chi ha responsabilità in diocesi si sarebbe mai fatto vivo per qualche tipo di relazione.Â

L’importanza del ruolo degli insegnanti di religione viene sottolineaato da Marilena Valle, dirigente scolastico del liceo Da Ponte di Bassano.Â
«La presenza degli insegnanti di religione nella nostra scuola è molto positiva. Questi docenti portano una visione aperta e sono, solitamente, molti attenti alle relazioni e a un approccio propositivo. Questi docenti sono attenti ai bisogni dei giovani e sanno proporre attività arricchenti». A tale riguardo la dirigente del Da Ponte ricorda il lavoro sul versante interreligioso, o l’impegno a far conoscere le chiese presenti sul territorio che rappresentano un patrimonio artistico molto importante.
Anche per la professoressa Sonia Disio, dirigente scolastico dell’Istituto superiore Canova di Vicenza, la presenza dei docenti di religione è molto importante. «È una presenza reale, vicina, concreta – afferma -. Questi docenti riescono ad attivare dinamiche relazionali che avvicinano gli studenti. Mi chiedo – sottolinea – quanto però gli studenti colgono in queste relazioni la vicinanza di una comunità cristiana o solo la sensibilità di un singolo docente»
Il rapporto come si è configurato negli ultimi anni, osserva la dirigente del Da Ponte, «supera la tradizionale dialettica credente – non credente per diventare sempre più quella che il cardinale Martini definiva pensante – non pensante».
La professoressa Valle nota inoltre che se pur l’istituzione scolastica e quella ecclesiastica, sotto il profilo istituzionale hanno pochi contatti, si ritrovano invece a «condividere alcuni degli obiettivi fondamentali quale la formazione della persona nella sua integrità , in modo che i giovani possano diventare dei cittadini attivi, pensanti e critici. Il terreno d’incontro anche con la Chiesa è tutto ciò che riguarda l’uomo».Â
Rispetto alle aspettative nei confronti della Chiesa, Valle evidenzia il bisogno di «essere meno istituzione e più porta aperta verso tutti. Solo così – sottolinea la dirigente – si possono intercettare i bisogni di valori alti che ci sono nei dei giovani e ridurre la distanza che esiste tra la Chiesa e le giovani generazioni. Sarebbe importante, inoltre, – conclude – che la Chiesa fosse più attenta ao bisogni educativi delle famiglie». Consapevole che questo pone un problema di forze la dirigente si chiede se non si dovrebbe «valorizzare di più in questa ottica l’associazionismo laico, come avveniva nel passato».Â

La professoressa Disio evidenzia, peraltro, che la scuola oltre agli insegnanti di religione non ha molti rapporti con altre realtà ecclesiali. «Un canale importante e prezioso di relazione è l’associazionismo cattolico, in particolare quello sportivo. Spero che, passata la pandemia, sia possibile riprendere le collaborazioni per esempio con il Csi come avveniva nel recente passato».

San Gaetano, VIcenza.
Lo sguardo di Roberta Peloso, dirigente scolastico dell’Istituto professionale S. Gaetano di Vicenza, è necessariamente diverso essendo la scuola che lei dirige espressione della congregazione della Pia Società San Gaetano.
«Personalmente vedo la Chiesa tra la gente e l’ho sempre vissuta così. Certo oggi il contesto è cambiato e si notano importanti differenze per esempio tra un contesto di campagna e un contesto di città , ma credo che sia una modalità che vada riscoperta e rilanciata». La scuola che lei dirige vive quotidianamente questo modello. «La congregazione è molto presente nella nostra scuola. C’è un diacono permanente dedicato alla scuola e ai ragazzi, una presenza preziosa specie in tempi difficili, come quelli attuali».Â
Le difficoltà sicuramente non mancano ma «di passi ne sono stati fatti – nota Peloso -. È importantissimo che la Chiesa sappia stare tra i giovani e nella nostra scuola questo avviene quotidianamente». Anche la dirigente del San Gaetano sottolinea «l’importante e qualificata presenza degli insegnanti di religione».Â
L’ aspettativa sarebbe una «maggiore vicinanza della comunità cristiana ai giovani, sopratutto in questo tempo di pandemia» che ha così daneggiato i ragazzi e le ragazze. A tale riguardo Peloso è preoccupata per un«possibile aumento della dispersione scolastica che non può non interpellare tutte le realtà ». Consapevole della scarsità di risorse in cui si trova anche la Chiesa la dirigente del San Gaetano asupica un «maggiore coinvolgimento dei laici».


