Il cammino sinodale è partito. Con qualche inevitabile titubanza, qualche incertezza, qualche dubbio, ma è iniziato il percorso per dare attuazione a quella che è stata una precisa indicazione di papa Francesco, ripetuta più volte alla Chiesa italiana a partire dal Convegno ecclesiale di Firenze del 2015. A due mesi (era il 17 ottobre) dall’apertura in Diocesi dell’esperienza sinodale si vedono i primi passi
Anche nella nostra Diocesi, infatti, si sono mossi i primi fondamentali passi per dare concretezza alla fondamentale fase dell’ascolto nel corso della quale ogni comunità ecclesiale è chiamata a far emergere le esperienze di sinodalità che già ci sono nelle vita ordinaria, i diversi vissuti all’interno della Chiesa in termini di coinvolgimento e partecipazione, gli spazi di incontro e confronto con le realtà esterne all’ambito ecclesiale, le esigenze e le aspettative in una stagione della vita ecclesiale che segnala, non da oggi, anche fatica e stanchezza.

L’avvio del percorso sinodale (che durerà fino al 2025) accando ai dubbi sta creando anche aspettative, desideri, sogni. In molti, tra quanti condividono ordinariamente il cammino della propria Chiesa locale, c’è la consapevolezza che questa esperienza rappresenta una opportunità da cogliere per lasciare che lo Spirito soffi e aiuti le nostre comunità a superare quelle paure e resistenze che, inevitabilmente, porta con sé quel cambiamento d’epoca nel quale siamo immersi e al quale più volte ha fatto riferimento papa Bergoglio.
Il 30 novembre scorso c’è stato il primo incontro a livello diocesano dei referenti del cammino sinodale a livello locale. «Tra persone in presenza o collegate via streaming – racconta don Flavio Marchesini, referente diocesano del cammino sinodale – c’erano circa un centinaio di persone, una presenza sicuramente significativa».
«Bisogna mettere in conto – evidenzia Marchesini – una comprensibile fatica iniziale per entrare dentro a questa esperienza fondamentale. Non tutto è immediato e occorre avere la pazienza di darsi tempo per capire. L’équipe diocesana (composta anche da Graziano Cazzaro e Sabrina Pilan) è disponibile per supportare le diverse realtà. L’ascolto non è qualcosa di automatico e uguale per tutti e ovunque. Attivare la fase dell’ascolto in città è diverso che farlo in un piccolo paese. Le realtà poi da ascoltare sono tante e diverse».

Marchesini nota dai primi riscontri che stanno arrivando che «sopratutto i laici hanno voglia di fare, di mettersi in gioco». È decisivo vivere l’esperienza dell’ascolto non come un adempimento, ma come «l’avvio di un processo che dovrebbe incidere e cambiare le dinamiche delle nostre comunità. Quella che siamo chiamati a vivere è una prima esperienza di uno stile nuovo che ci dovrebbe caratterizzare. Questo è l’obiettivo centrale, non fare documenti». L’invito è darsi tempo per «raccontarsi». «Non si devono fare discussioni – raccomanda il direttore dell’Ufficio per il coordinamento della pastorale – ma darsi tempo per narrare vissuti ed esperienze di sinodalità».
Chi ascoltiamo? Chi invece nella mia comunità trascuriamo? Voi vi sentite accolti? Cosa vorreste dalla vostra comunità? Cosa siete disposti a dare?
Queste alcune delle domande che potrebbero risuonare nei tanti luoghi e momenti che la creatività e lo Spirito suggeriranno nelle diverse comunità. «L’augurio è che un po’ alla volta cresca la consapevolezza di cosa significa sinodalità come stile – sottolinea Marchesini». Nelle prossime settimane ci sarà un altro incontro con i referenti locali che servirà per chiarire eventuali nuovi dubbi e incoraggiarsi a vicenda».

