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Il 10 luglio, a Gallio, inizia il Capitolo delle suore Orsoline

Il titolo è: "Sorelle in un popolo che invoca coraggio e speranza". Durerà un mese: quattro settimane per fare il punto sulla Congregazione, guardare al futuro ed eleggere la nuova Superiora generale e il Consiglio.
di Marta Randon

“Sorelle in un popolo che invoca coraggio e speranza”. È il titolo del Capitolo Generale delle suore Orsoline del Sacro Cuore di Maria in programma a Gallio, sull’Altopiano di Asiago, dal 10 luglio al 10 agosto. Quattro settimane per fare il punto sulla Congregazione, guardare al futuro ed eleggere la nuova Superiora generale e il Consiglio. «Siamo partite dalla constatazione del tempo particolare che l’intera umanità sta vivendo – spiega la Superiora uscente suor Maria Luisa Bertuzzo -: una pandemia, un dopo Covid che non lascia tranquilli, un’umanità provata, e in molti casi stremata (soprattutto nella sua componente femminile) un popolo che necessita certamente di coraggio e speranza, oltre che di vicinanza, sostegno e attenzione». Concludendo i sei anni dal precedente Capitolo, le religiose si sono chieste: come continuare ad essere suore-sorelle in questo contesto storico?

La seconda settimana, prima dell’elezione vera e propria, è in programma un tempo dedicato esclusivamente all’ascolto della parola di Dio: «L’obiettivo è aiutare il gruppo a costituirsi come comunità che discerne nello Spirito – spiega suor Bertuzzo -. Il gruppo delle 25 capitolari  (rappresentanti delle comunità in Italia, Brasile e Mozambico ndr) sarà aiutato ad essere “un cuor solo e un’anima sola”, così da porsi come comunità in ascolto prima di eleggere le proprie rappresentanti per il sessennio che segue». Le religiose saranno guidate da Maria Grazia Magazzino, laica esperta nella guida al discernimento sullo stile ignaziano.

Suor Maria Luisa, cominciamo da un bilancio dei sei anni passati. Quali sono i segnali positivi e quelli negativi? Soprattutto rispetto al tema della promozione della donna che vi sta tanto a cuore.

«I sei anni passati racchiudono tutto ciò che caratterizza la vita: la bellezza di aver camminato unite nella missione che ci distingue, detta con le parole della fondatrice “per la salvezza e santificazione della classe popolare femminile”; la gioia di aver celebrato i centenari di nascita (150 anni) e morte (100) di madre Giovanna Meneghini, fondatrice; la fatica di vivere una pandemia, tentando di stare accanto a donne e famiglie in difficoltà; il dolore di aver perso alcune sorelle, compresa l’ultima superiora generale; la grande gioia di aver accolto i primi voti di 3 sorelle e la professione perpetua della prima suora mozambicana! Sul tema del femminile non nascondo una grande preoccupazione per la violenza crescente nei confronti delle donne: i femminicidi, la guerra con attacchi a donne e bambini, per non parlare degli stupri che in essa si consumano»

La Superiora generale uscente suor Maria Luisa Bertuzzo

Qualche novità da segnalare?

«Una molto importante: l’adesione laicale di alcuni gruppi, in Italia e Brasile, che condividono la nostra spiritualità attraverso l’emissione delle promesse di appartenenza. Si chiamano gruppi Kar.in, “carisma insieme”: attraverso queste sorelle e fratelli che condividono spiritualità e servizio la nostra Famiglia si allarga ad altre dimensioni. Sabato 9 luglio li incontreremo a Breganze insieme ad altri gruppi e associazioni legati alla nostra Congregazione per una condivisione in vista del Capitolo».

È stata anche consacrata la prima suora Orsolina in Mozambico. Questa “apertura internazionale” che cosa significa? 

«Significa che un carisma, come l’intuizione di una spiritualità specifica che si concretizza in azioni altrettanto specifiche, per noi l’attenzione al femminile, non rimane monopolio di un territorio o di una nazione, ma vissuto in altre culture attecchisce come un seme che germoglia, cresce e vive producendo frutto. Quindi la nostra presenza di Orsoline nate in terra veneta non è solamente di orsoline venete, ma di donne che nei continenti dove siamo presenti hanno incontrato una modalità di seguire il vangelo di Gesù Cristo secondo una specifica intuizione». 

Con che sentimenti ha vissuto la responsabilità di Madre Generale? 

«È stato un incarico nella dimensione del servizio evangelico, nella consapevolezza di non essere da sola, ma di camminare con una grande comunità. Naturalmente questo richiede dialogo, confronto, sia con il consiglio generale che con ogni singola comunità e sorella. Non sempre è stato facile e immediato, ma quando è chiaro l’obiettivo di fondo si cammina decisamente verso la meta». 

Ormai le vocazioni sono quasi esclusivamente straniere. Come legge questo fenomeno? 

«Nei secoli la vita religiosa ha avuto molti cambiamenti sia nello stile che nelle modalità, ma non è mai venuta meno. Adesso siamo chiaramente in un’epoca di cambiamento, anzi, come ama ricordare papa Francesco, “in un cambiamento d’epoca”, pertanto anche questa forma di vita è sottoposta alle sfide del suo tempo come lo sono altre realtà ecclesiali: pensiamo, ad esempio, alle parrocchie come le abbiamo intese fino a poco tempo fa e a come le viviamo oggi. Ma sono certa che il Signore non farà mancare il dono della vita consacrata alla sua chiesa, anche se in forme diverse».

Come avverrà la votazione della nuova Madre Generale?

«Avverrà dentro un processo di individuazione dapprima dei criteri per scegliere alcune sorelle e poi di orientamento sui nomi delle persone concrete. Dopo la fase condivisa ognuna potrà votare personalmente in modo segreto chi ritiene adeguata per ricoprire i compiti richiesti».

Questo Consiglio potrebbe essere un’occasione per un cambio generazionale? Che cosa si aspetta?

«Il cambio generazionale è senz’altro auspicabile, nei limiti del possibile, ma penso sia altrettanto importante la costituzione di un gruppo di governo che sia espressione delle diverse culture dove siamo presenti e dei diversi ambiti di missione».

Il nostro vescovo Pizziol ha dato le dimissioni. A fine anno potremo già avere il sostituto. Che cosa augura al Pastore che arriverà? 

«Innanzitutto esprimo un grazie sincero al vescovo Beniamino per gli anni di vita donata alla diocesi che da subito ha sentito “sua”! Al vescovo che Dio vorrà per noi auguro di essere un pastore in mezzo al suo popolo – intendendo come popolo “tutte” le vocazioni – ma soprattutto di essere un vescovo che vive “evangelii gaudium”! ».

Il Capitolo si apre domenica 10 luglio, alle 10.30, nella chiesa parrocchiale di Breganze, con una messa presieduta dal vescovo Pizziol.