Eh no, caro ministro Salvini, “cristianamente fuori dalle balle” non si può dire. Qualunque ragazzino che frequenti il catechismo, gli scout o l’ACR in una delle nostre parrocchie, proprio quelle che lei ha affermato essere irrinunciabili baluardi di civiltà, “nodi fondamentali del nostro vivere”, le diranno che “fuori dalle balle” non si dice a nessuno, mai e per nessuna ragione. E tantomeno si può dirlo “cristianamente” (perché non solo di buona educazione si tratta), come lei invece ha ripetutamente affermato nella recente campagna elettorale prima in Campania e poi qui da noi in Veneto. Quasi superfluo specificare a chi erano rivolte le sue parole: ai migranti che delinquono, ma lasciando intendere che la maggior parte dei migranti, sotto sotto, sarebbero delinquenti o quantomeno che tutti i delinquenti sarebbero stranieri.
Nel suo applauditissimo comizio di 17 minuti al Teatro Geox di Padova martedì scorso, dopo un’astuta captatio benevolentiae dei veneti, ha subito fatto leva sul problema sicurezza, elencando una serie di reati commessi da persone rom o di origine straniera (“guarda caso”, ha detto lei) nel nostro territorio. Forse, signor ministro, dovrebbe leggersi il rapporto Antigone di quest’anno, elaborato su dati del Ministero della Giustizia, che dimostra come la propaganda che vuole raccontare un’emergenza criminalità legata alle persone straniere non sia confortata in realtà dai fatti. A fronte del crescere della popolazione straniera residente, il numero delle persone straniere in carcere (nelle “patrie galere”, come ha detto lei evocando i bei tempi andati quando i treni arrivavano in orario – a proposito, non è lei ora il ministro dei Trasporti?) in realtà è in costante diminuzione. E questo non perché la giustizia non funzioni, ma perché quando, nonostante certe scelte politiche, si riesce a includere e integrare, le persone non delinquono. Oramai la stragrande maggioranza dei migranti che vivono tra noi (e rappresentano un buon 10% della popolazione della nostra regione) ha un lavoro, una casa, una famiglia, una rete sociale e contribuisce attivamente al benessere e alla rivitalizzazione della nostra società e anche delle nostre comunità cristiane.
Nigeriani, signor ministro, non sono solo quei venti trafficanti di droga arrestati a Vicenza, sono anche centinaia di operai delle nostre fabbriche, studenti delle nostre scuole, fedeli delle nostre chiese che dalle sue considerazioni sono rimasti feriti e verso cui le sue parole in più di qualcuno avranno riacceso ora pensieri e atteggiamenti discriminatori. Senza contare che la maggior parte dei femminicidi, degli omicidi e dei reati contro la persona in Veneto negli ultimi anni è stata compiuta da cittadini italiani, italianissimi, e all’interno del proprio contesto familiare. Tra quelle mura che Lei non manca giustamente di difendere come “proprietà privata e inviolabile”, ma entro le quali molte volte si consumano i delitti più gravi e detestabili.
Ad un certo punto del suo intervento, signor ministro, mi aspettavo proprio che lei tirasse fuori di nuovo la corona del Rosario. Ma si sa, se non si è soliti recitarla, è difficile ritrovarla in tasca alla bisogna. Ha parlato comunque, esaltando la folla, di croci sulle vette delle montagne, di sacri confini difesi dai nostri nonni a prezzo del sangue e oggi di nuovo minacciati, di alpini e leva obbligatoria, del nostro patrono San Marco… in un crescendo che mi ha fatto venire in mente il Peppone di Guareschi che, galvanizzato dalle note della Canzone del Piave amplificata sulla piazza da don Camillo, concluse il suo comizio “rosso” acclamando: “Viva il Re, viva la Patria, viva l’Esercito!”
Ma tornando a quel “fuori dalle balle” che a lei sembra piacere tanto, signor ministro, forse a ben guardare devo ammettere di essermi sbagliato. Non è del tutto incompatibile con il cristianesimo. Gesù, pur predicando sempre perdono, accoglienza, non violenza… una volta in qualche modo l’ha detto e un’altra volta, assicura il Vangelo, lo dirà. L’ha detto quando ha scacciato i mercanti dal tempio, cioè coloro che usavano la religione per i propri interessi. E lo dirà, stando al racconto del giudizio universale, a quanti non l’avranno accolto, amato e soccorso nella persona dei poveri e dei sofferenti, stranieri compresi. E tali operatori di iniquità allora dovranno proprio andarsene, senza nemmeno la possibilità di ricorrere in Cassazione, “fuori dalle balle”.
Alessio Graziani, donalessio@lavocedeiberici.it
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