L’attentato voluto da Al-Qaeda l’11 settembre 2001 non solo fu uno spartiacque politico per gli Stati Uniti, ma ebbe anche ripercussioni a lungo termine sulla polarizzazione della percezione dell’islam in tutto l’Occidente. Come mai prima, l’atto terroristico e i suoi autori divennero il termine di confronto su cui misurare la comprensione del mondo islamico, anzitutto riducendolo a un’immaginaria unità di intenti, convinzioni e strutture socio-religiose, tanto da parte di chi condanna l’islam a prescindere, quanto di chi invece si sforza di esaltarlo a ogni costo.
Un esempio fu indicare proprio l’11 settembre, da parte di molte diocesi e conferenze episcopali, come riferimento per organizzare occasioni di incontro e di dialogo. Pur comprendendo la buona volontà di tutti, col tempo ci si è resi conto che anche questo tipo di approccio continuava di fatto a dare al terrorismo islamico una falsa centralità e a far percepire il dialogo come un’azione di contenimento della violenza, talvolta addirittura con l’impressione che fossero sempre i cristiani ad andare incontro ai musulmani per evitare che questi ultimi ricorressero all’aggressione. La realtà è ben diversa.
Come il cristianesimo e qualsiasi altra religione, anche l’islam si esprime in una pluralità di approcci dovuti alle diverse esperienze culturali e storiche delle comunità islamiche, e questa diversità interna è di stimolo tanto per il dialogo fra musulmani di diverse appartenenze quanto per quello con i fedeli di altre religioni.
Ritengo sia un dono di grazia la scelta simbolica dei vescovi italiani di non consigliare più l’11 settembre come appuntamento di dialogo, ma piuttosto l’anniversario del documento di Abu Dhabi tra papa Francesco e il Grande Imam del Cairo, il 4 febbraio.
Si riporta così il dialogo alla sua natura più vera: non una risposta alle iniziative dei violenti, ma una scelta libera delle comunità credenti che trovano ciascuna nella propria religione le ragioni di un incontro con l’altro, voluto e realizzato da ambo le parti.
Don Gianluca Padovan
Referente per il dialogo ecumenico, interreligioso e con i non credenti
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