Limitare il calore nelle stalle con «ventilazione, docce e raffrescatori adiabatici: se vogliamo mantenere un buon livello di benessere degli animali, indipendentemente dalla produzione, dobbiamo andare in questa direzione». Non ha dubbi Floriano De Franceschi, dal 2014 presidente dell’Associazione regionale allevatori del Veneto (Arav). Le temperature sempre più elevate costituiscono un problema anche in questo settore.
Il caldo estremo entra nelle stalle, riduce le produzioni, fa salire i costi e, nei casi più gravi, uccide gli animali. Le estati sempre più lunghe e segnate da temperature elevate stanno diventando una delle principali difficoltà per gli allevamenti, chiamati ad adattare strutture e sistemi di gestione a condizioni climatiche molto diverse da quelle di pochi decenni fa. Il problema riguarda soprattutto gli allevamenti intensivi. I dati raccolti a livello nazionale restituiscono un quadro difficile: durante le fasi più calde, la produzione di latte può diminuire attorno al 10-15% anche negli allevamenti dotati di sistemi di raffrescamento, mentre dove questi strumenti mancano le perdite possono arrivare al 25%.
Le alte temperature modificano infatti il comportamento degli animali, che mangiano meno, bevono di più e impiegano energie per regolare la temperatura corporea. Le conseguenze possono diventare ancora più pesanti durante il trasporto. A soffrire, prima ancora dei bilanci aziendali, sono dunque gli animali. Ventilatori, docce, sistemi di nebulizzazione e raffrescamento sono ormai strumenti indispensabili in molte strutture, ma richiedono acqua ed energia e quindi aumentano i costi a carico delle aziende.
Ma il rapporto tra zootecnia e crisi climatica presenta pure una contraddizione difficile da ignorare: il comparto, soprattutto nei modelli intensivi, contribuisce alle emissioni di gas serra e, allo stesso tempo, è tra quelli che oggi subiscono direttamente gli effetti dell’aumento delle temperature. Un circolo che impone di interrogarsi non soltanto sulle tecnologie necessarie, ma sul futuro stesso del modello produttivo.
In Veneto la trasformazione è già cominciata. «Questo caldo ci sta mettendo a dura prova», spiega De Franceschi, dell’Arav. «Il problema sono soprattutto le temperature elevate che continuano per lunghi periodi. Nelle stalle più strutturate riusciamo a limitare il disagio attraverso ventilazione, docce e raffrescatori adiabatici, ma una perdita di produzione rimane».
Nel settore lattiero-caseario, particolarmente importante anche nel Vicentino, adattarsi significa però sostenere investimenti e spese energetiche crescenti. «Dove ci sono impianti fotovoltaici e si riesce ad autoconsumare l’energia, la situazione è più semplice. Nella maggior parte degli allevamenti, però, mantenere ventilazione e raffrescamento comporta maggiori consumi di acqua ed energia e quindi maggiori costi».
Strumenti che fino a qualche anno fa erano un’aggiunta stanno diventando una componente dell’allevamento. «Se vogliamo mantenere un buon livello di benessere degli animali, indipendentemente dalla produzione, dobbiamo andare in questa direzione», sottolinea De Franceschi.
Sul trasporto la situazione cambia a seconda delle filiere: negli allevamenti da latte gli spostamenti dei bovini sono relativamente limitati e generalmente brevi, mentre altre produzioni, a partire dall’avicoltura, risultano maggiormente esposte.
Per il presidente dell’Arav il nodo centrale resta però economico. «Il nostro lavoro e quello dell’associazione è continuare a spingere sul benessere animale, cercando di mettere in pratica tutto ciò che può ridurre il disagio. Ma dobbiamo fare i conti con il prezzo del latte e con gli investimenti necessari. Se c’è marginalità, l’allevatore può investire, altrimenti deve fermarsi».
Garantire maggiore benessere significa anche ripensare gli spazi: più metri quadrati per capo, strutture più ampie, raffrescamento e disponibilità di energia. De Franceschi guarda per questo anche ai prossimi strumenti regionali di sostegno al settore, auspicando incentivi agli investimenti destinati al benessere animale. La sfida sarà trovare un equilibrio tra sostenibilità economica delle aziende, condizioni di vita degli animali e adattamento climatico.


