Anche le Comunità energetiche rinnovabili, nel loro piccolo, si arrabbiano. Quello che rappresenta un modello solidale, sostenibile e comunitario alla produzione e al consumo di energia elettrica, si trova a fare i conti con lungaggini burocratiche, cambi repentini di regolamenti e incertezza sugli incentivi.
È per questi motivi che il Movimento CRES ha indetto una manifestazione prevista per le ore 11 di martedì 16 giugno a Roma, di fronte alla sede del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. “Dopo un presidio al GSE il movimento punta dritto alle istituzioni: la creazione delle CERS è rallentata da una burocrazia farraginosa, servono cambiamenti strutturali, sostegno economico e processi partecipativi, ora”, scrivono gli organizzatori.
La manifestazione di maggio
Tutti temi che sono stati al centro della manifestazione che si è svolta a Roma lo scorso 20 maggio, promossa dal Movimento nazionale Cer(s) e dal Coordinamento comunità energetiche rinnovabili Roma e Lazio, davanti alla sede del Gestore servizi energetici (Gse), ente statale che gestisce gli incentivi statali per le energie rinnovabili.
La manifestazione, accompagnata dallo slogan “Le Cer(s) non possono più aspettare”, aveva l’obiettivo di portare all’attenzione pubblica e istituzionale le criticità amministrative, operative e normative che stanno frenando la diffusione delle Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali nel nostro Paese. Le difficoltà evidenziate riguardano procedure complesse, ritardi amministrativi, difficoltà di interlocuzione, incertezza normativa e fiscale e problemi legati all’accesso agli incentivi e ai fondi Pnrr.
Il caso della Cer Ovest Vicentino
Problemi con i quali hanno fatto i conti anche realtà vicentine come la Cer Ovest Vicentino. «Abbiamo costituito la comunità energetica a luglio 2024, depositando lo statuto dal notaio. Tre mesi dopo abbiamo dovuto rifare tutto perché nel frattempo il Gse aveva emesso delle nuove indicazioni e lo statuto presentato non andava più bene». A raccontarlo sono Stefania Schio e Andrea Michelin, rispettivamente presidente della Cer Ovest Vicentino e rappresentante nel cda della Cer della cooperativa sociale Piano Infinito, fondatrice della comunità energetica assieme ad altre cinque cooperative sociali del territorio ed alcuni cittadini, per un totale di cinquanta soci.
Sistemato lo statuto e fatta domanda di iscrizione al Gse a luglio 2025, «dopo 9 mesi di silenzio ci vengono richieste delle integrazioni che forniamo immediatamente. Non riceviamo nessuna risposta, eravamo tranquilli. E invece ai primi di maggio di quest’anno abbiamo ricevuto la notizia che la domanda di iscrizione non era valida perché presentata a nome di un membro della Cer (lo stesso Andrea Michelin, ndr) che risiedeva fuori dalla cabina primaria in cui è incluso l’impianto fotovoltaico della Cer. Abbiamo presentato domanda in parallelo ad un’altra Cer vicentina, che invece non ha avuto nessun intoppo. La differenza l’ha fatta il funzionario che ha preso in mano la pratica. Sta di fatto che dobbiamo rifare l’iscrizione. E questo ci fa perdere l’incentivo che avremmo maturato da luglio dello scorso anno».
Anche sul fronte degli incentivi la Cer Ovest Vicentino è incappata in un problema non da poco: «Era possibile fare domanda entro novembre 2025 per gli incentivi derivanti da fondi Pnrr per cittadini che realizzavano un impianto fotovoltaico e aderivano a una Cer – raccontano Schio e Michelin -. Erano stati messi a disposizione 2,2 miliardi di euro che il Governo ha ridotto a 700 milioni nell’ultima settimana in cui era possibile presentare domanda. Avevamo presentato domanda per due impianti in quel periodo e siamo rimasti tagliati fuori».
L’esperto: «Cer fondamentali ma servono anche i grandi impianti»
Sembrerebbe che le Cer siano penalizzate a vantaggi dei grandi impianti fotovoltaici e agricoltrici realizzati da soggetti privati «ma non è così», assicura Matteo Mascia, dell’Associazione Veneta per lo Sviluppo Sostenibile (AsVeSS) e coordinatore del Progetto etica e politiche ambientali della Fondazione Lanza. «Da un lato c’è una grande confusione normativa – spiega – dall’altro abbiamo l’Ue e la crisi energetica globale che spingono per investire di più sulle rinnovabili. Il Veneto con il Piano energetico Regionale approvato nel 2025 ha come obiettivo l’installazione di 5,8 Gigawatt di potenza aggiuntiva da fonti rinnovabili entro il 2030, in coerenza con gli obiettivi europei di decarbonizzazione ». Quale contributo offrono le Cer? «Le Cer in Veneto sono 388 e producono 28,6 MW di energia elettrica. Numeri bassissimi, ma non è per questo che le Cer sono importanti: hanno infatti il ruolo fondamentale di introdurre e accompagnare la transizione energetica nei territori, attraverso la partecipazione diretta delle persone. Il tema centrale è fare comunità attraverso il bene comune dell’energia». I grandi impianti, quindi, «ci vogliono, ma vanno accompagnati spiegati e motivati. A gennaio è stata approvata la nuova legge sulle aree idonee (L. 4/2026) a partire dalla quale la Regione Veneto ha adottato il “Piano di Individuazione delle Zone di Accelerazione Terrestri”, per accelerare l’installazione di nuovi impianti in aree a basso impatto ambientale attraverso la semplificazione delle procedure autorizzative. È un primo concreto provvedimento per promuovere e rafforzare la transizione energetica a livello regionale».
Andrea Frison
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