Una volta era un dono. Oggi, purtroppo, non lo è più. La pila di vestiti rimasta troppo tempo nell’armadio, quella gonna o la t-shirt che ci piaceva ma che ci siamo accorti di non indossare, i pantaloni che non sono usurati ma non ci vanno più bene in vita… Benvenuti nel mondo del fast-fashion: la scarsa, scarsissima qualità ormai imperante nel vestiario rende impossibili o troppo costosi riciclo e riutilizzo. E va a colpire la donazione volontaria – azzerandone il valore – perché chi riceve si trova costretto a dire «no, grazie».
A Vicenza, il sacco che si portava alla Cooperativa Insieme in via Della Scola e nel punto vendita Girabito di via Pecori Giraldi, da qualche settimana non viene più accettato. «Anche qui è arrivato lo stop temporaneo della raccolta indumenti e materiale tessile» è l’avviso della stessa realtà del terzo settore, diffuso via social. Perché lo “stop” è già realtà anche in altre parti d’Italia. Ma quali sono i motivi alla radice? E i bidoni gialli per la raccolta del tessile usato, nel Vicentino, continueranno ad esserci?
L’esperienza di Insieme
Cooperativa sociale di tipo B, Insieme impiega circa 200 persone di cui una metà con disabilità o in generale in condizioni di svantaggio. Presente da molti anni, la realtà sociale è attiva nella gestione del rifiuto da parte di municipalizzate del territorio provinciale ed è stata artefice in passato di un’esperienza pionieristica a livello nazionale in tema di riuso.
La raccolta di rifiuti nelle isole ecologiche e riciclerie in città e provincia si accompagna infatti a un’attenzione costante a ciò che può avere una seconda vita. «Siamo stati i primi in Italia ad ottenere un’autorizzazione alla preparazione per il riutilizzo di altri prodotti oltre al tessile» sottolinea Adriano Verneau, vicepresidente di Insieme.
All’interno della struttura di via Della Scola, oltre al grande mercatino di oggettistica, ci sono dei laboratori in cui televisori e apparecchi elettronici, biciclette, elettrodomestici e mobili vengono “salvati”. Raccolti, puliti, smontati, rimessi in sesto e rivenduti. «A patto che siano in buone condizioni, e che il costo del lavoro non superi quello successivo di vendita» specifica Verneau. Il sistema funziona, visto che il 95 per cento di quanto presente nel mercatino ha questa origine.
Un capitolo a parte è il vestiario, che arriva in due modalità. Anzitutto i bidoni gialli: quelli di Insieme, lungo le strade di città e provincia, sono un appalto con le municipalizzate – come Aim Valore Ambiente – e portano il logo del marchio “Tessuto Sociale”, con cui l’anno scorso – non solo a Vicenza ma in un’area più ampia – sono state raccolte circa 1500 tonnellate di abiti usati.
«Non lavoriamo tutto quello che arriva. Si trattano circa 300 tonnellate l’anno, provenienti da rifiuto o da donazioni – osserva Verneau – ciò che non viene trattato viene avviato in container da 10-15 tonnellate a grossisti. È importante precisare che abbiamo un sistema di audit per garantire la serietà dei grossisti che ricevono».
Le donazioni sono a parte e costituiscono tra il 25 e il 30 per cento di quanto viene trattato e lavorato all’interno di Insieme, circa un centinaio di tonnellate quindi, e prevalentemente proprio dalla città di Vicenza. Vengono (venivano) accettate solo nelle due sedi principali.
Il flusso è diverso – la donazione non arriva dai bidoni e di per sé non è un rifiuto. Quali sono le lavorazioni? Naturalmente, c’è un controllo qualità. Avviene nei laboratori della stessa cooperativa: alcuni indumenti (primissima scelta) sono di valore e possono subito essere venduti, poi c’è una qualità inferiore che viene valutata per la vendita, quindi tessuti non vendibili ma recuperabili come pezzame (pezze e stracci per l’industria).
Mediamente, sia nei sacchi provenienti dai bidoni gialli che in quelli donati direttamente, il quantitativo di tessuto in qualche modo recuperabile ora varia dal 35 al 40 per cento. Proprio qui sta il nocciolo del problema: solo pochissimo tempo fa, negli anni scorsi, la percentuale recuperabile era il 60. Questo determina un crollo del valore: eccoci al “fast fashion”.
La legge del mercato
«Il consumo degli indumenti sta aumentando drasticamente, mentre in parallelo cala la qualità. Di conseguenza aumenta anche il rifiuto. Il vestito sta diventando un usa e getta» è la constatazione del vicepresidente di Insieme.
Sulle catene di vendita internazionali, come ad esempio Shein, il vestito nuovo viene a costare così poco da fare concorrenza agli stessi, identici indumenti usati.
«Quando rimetti il vestito sul mercato, hai altro fast-fashion che ti fa concorrenza. Non solo: sono quasi sempre materiali misti, con percentuali diverse di filati tali da rendere impossibile il riciclo. Il “cento per cento” non esiste quasi più. E se non puoi riciclarlo, è un rifiuto. Va smaltito».
In Italia le strutture specializzate nel trattamento di questo rifiuto sono prevalentemente in Toscana (Prato) e Campania. «Questi impianti trattano il rifiuto e fino agli anni scorsi trovavano mercati esteri per la vendita. Oggi questi sbocchi stranieri sono sempre meno – riprende Verneau – proprio di recente gli impianti italiani hanno smesso di ricevere per un periodo per eccesso di stoccaggio. Mettendo in crisi tutto il sistema. Il tema è europeo: ci sono aziende, cooperative, impianti di riciclo che stanno fallendo in tutto il continente per questa situazione».
La cooperativa vicentina durante l’estate aveva accumulato circa 30 tonnellate di donazioni, stoccate in un magazzino di proprietà. Ora le sta lavorando. Va da sé che, anche quando vengono venduti, i container di vestiti usati oggi generano una remunerazione molto inferiore per realtà come Insieme.
Le municipalizzate
Come in un castello di carte, quanto descritto mette in crisi anche il sistema della raccolta di vestiti usati (come rifiuti) da parte di Comuni e municipalizzate. Una volta era redditizio: tanto che le realtà che si occupavano della raccolta lo facevano spesso gratis. Ora non lo è più e il passato non tornerà. Il rischio per enti e multiutility è di dover improvvisamente gestirsi lo smaltimento, con un costo non preventivato.
«Nel Vicentino la gestione del rifiuto tessile è pagata dalle municipalizzate, così como quella degli altri rifiuti. Ci sono degli appalti, noi l’abbiamo con Aim Ambiente, per una gestione corretta e nella legalità» riprende Verneau. «Siamo andati a parlare con le municipalizzate della situazione, con Aim l’interlocuzione è in corso. Si sono seduti al tavolo per capire i problemi: è già un buon risultato».
Su questo non c’è da temere: i bidoni gialli non spariranno (quelli dei gestori e convenzionati con le multiutility: quelli “privati” sono già spariti).
Invece, i sacchi donati direttamente non si ripagano più.
«Noi speriamo che questo stop nelle donazioni sia solo temporaneo – conclude il vicepresidente di Insieme – il messaggio che diamo ai cittadini, ringraziandoli, è di fidarsi di noi nella valutazione di ciò che può avere veramente un valore. Non dovete disfarvi delle cose, o meglio, è giusto farlo nei centri di raccolta. Il vero dono è dare qualcosa di valore a chi ne ha veramente bisogno».
Andrea Alba
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