Chiesa In primo piano

Il futuro della vita religiosa è donna e viene dall’Africa

Secondo l'Annuario statistico del Vaticano il continente africano registra la maggior crescita di vocazioni femminili alla vita consacrata. Il fattore demografico è certamente favorevole, come lo è il patrimonio spirituale.
di Andrea Frison

Il futuro della Chiesa è sempre più femminile e sempre più africano. Lo afferma l’Annuario statistico pontificio, recentemente pubblicato che riporta tutti i dati riguardanti la Chiesa cattolica nel mondo riferiti al 2019. L’Africa è infatti il continente con un incremento maggiore di religiose professe, rivela il sito Vatican News riportando alcune anticipazioni dell’Annuario statistico: un +1,1% che in termini assoluti significa 76.219 religiose nel 2018 e 77.054 nel 2019. Con l’eccezione del sud est asiatico (da 170.092 religiose professe nel 2018 a 170.754 nel 2019, +0,4%), le restanti aree continentali sono accomunate da una contrazione molto marcata che vede diminuire le religiose dalle 641.661 che erano nel 2018 alle 630.099 nel 2019. Quali sono le ragioni del “successo” della vita religiosa femminile in Africa? Prima di tutto c’è un fattore demografico: «Dobbiamo tenere conto che l’Africa è il continente più giovane a livello mondiale» riferisce da Beira, in Mozambico, suor Anna Fontana delle suore Orsoline di Vicenza (l’età media dell’Africa subsahariana è di 18 anni, 40 quella dell’Europa meridionale, ndr). «Qui a Beira – prosegue suor Anna -, le congregazioni femminili sono di più di quelle maschili e sono presenti in settori vitali come l’educazione, la salute e la pastorale. Nella cultura locale, le donne sono proiettate a prendersi cura della famiglia e della casa, la fecondità e la maternità sono elementi molto forti. Per questo si sentono attratte dalle religiose, perché le vedono operare in settori molto vicini alle loro sensibilità, che esprimono la fecondità in modo diverso e in un certo senso “integrano” i loro valori culturali offrendo una nuova identità».

Suor Christiane Ake, delle suore Dorotee di Vicenza, 34 anni, si trova invece in Costa d’Avorio dove si occupa anche dell’animazione vocazionale di bambine ragazze, a partire dai 10 anni. Secondo suor Christiane, molto dipende dal contesto socio-economico. «La risposta ad una vocazione religiosa, dipende dalla qualità della vita – spiega suor Christiane -. Nei Paesi dove l’economia comincia a crescere, le vocazioni calano, mentre crescono nei Paesi più poveri come il Burkina Faso, il Togo o il Benin. In Costa d’Avorio dove mi trovo, invece, le vocazioni sono in calo. Credo che i Paesi poveri accolgano di più la cristianità, come scelta di fede e forse le donne lo fanno di più proprio perché la loro sensibilità femminile le rende più consapevoli delle cose di Dio». In Camerun e in Benin, invece, operano le suore della Divina Volontà, congregazione fondata a Bassano dalla Beata Gaetana Sterni. «In Camerun – ci scrive suor Maria Regina Ranzato dalla Diocesi di Maroua-Mokolo, nel nord del Paese – da diversi anni le vocazioni religiose femminili sono diminuite per tante congregazioni,mentre sono aumentate le vocazioni maschili al sacerdozio, sia nelle congregazioni religiose come nei seminari diocesani. Attualmente sono circa 150 le congregazioni femminili registrate, con una presenza sempre maggiore di suore che provengono da altri Paesi dell’Africa. Anche noi suore della Divina Volontà, in Camerun e Benin registriamo che negli anni c’è stata una diminuzione di richieste da parte di giovani di entrare a far parte della Congregazione». Secondo suor Maria Regina i molteplici aspetti socio-religiosi del continente africano «marcano opportunità e sfide con cui confrontarsi, nella ricerca di una teologia africana per la vita religiosa». In questo senso è importante evidenziare che «sono molte le congregazioni femminili e gli istituti religiosi di fondazione diocesana, formati da membri autoctoni. Molti sono i preti e i vescovi che orientano le giovani a questo tipo di istituzioni». Un aspetto, quest’ultimo, evidenziato anche da suor Fernanda Agostinelli, comboniana con trent’anni di Africa alle spalle di cui quindici in Uganda. «In Uganda e in Kenya le vocazioni africane sono molte e stiamo assistendo ad uno sviluppo autoctono della vita religiosa – racconta suor Fernanda -. Come comboniani abbiamo dato inizio a diverse congregazioni, oggi assolutamente indipendenti, con una propria struttura decisionale. Il contesto è fervente, nonostante le difficoltà che ci sono per mantenerle in piedi, le religiose locali si danno molto da fare e stanno sviluppando ministeri e attività interessanti in scuole, ospedali, nel sociale e nelle organizzazioni per l’accoglienza dei rifugiati». A marcare una differenza tra Paesi africani è anche il passato coloniale. «I Paesi che provengono dal colonialismo britannico hanno strutture statali e scolastiche più solide, avviate dagli stessi ordini religiosi, come in Uganda- spiega la comboniana – i Paesi francofoni fanno più fatica». 

Ma è soprattutto la spiritualità ad incoraggiare le giovani africane a intraprendere la strada della vita religiosa. «Il senso religioso è molto presente, come il desiderio di un’appartenenza totale, di dedicarsi agli altri – spiega suor Fernanda -, basta venire in Africa per rendersene conto». Rimane da chiedersi se la scelta della vita religiosa non sia anche un modo per affrancarsi da una vita di restrizioni. «Questo è oggetto di discernimento e le comunità religiose sono attrezzate per farlo – afferma suor Anna Fontana delle Orsoline -. Spesso coabitano nelle giovani il desiderio di uscire da realtà restrittive e quello di scoprire cos’è questa vita religiosa. Alcune ragazze frequentano i percorsi di formazione fino a quando raggiungono un obiettivo come il diploma per poi tornare nelle loro realtà. Ma anche questo diventa ricchezza per il popolo. Non si perde quello che si semina. Altre giovani, invece, proseguono scegliendo di diventare religiose, alimentate dal grande polmone di spiritualità che l’Africa possiede. Saranno loro a riscrivere la storia della vita religiosa, a partire dall’Africa».