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Zaini in spalla e niente paura. È l’estate anti-Covid degli scout

Le indicazioni del centro nazionale sono di riprendere i contatti con i ragazzi. La sfida è proporre attività che garantiscano la salute.
di Andrea Frison

Togli l’estate agli scout ed è come togliere l’acqua a un pesce. E poco ci è mancato, con l’emergenza sanitaria, che ai gruppi Agesci venisse meno la possibilità di vivere l’estate con tutto il suo patrimonio di esperienze, soprattutto all’aperto, che caratterizzano l’associazione.

Dal 15 giugno, però, anche per gli scout vale il “via libera” dato ai centri estivi. Così il centro nazionale ha prodotto un documento che serve a dare indicazioni concrete alle singole Regioni e da qui ai gruppi per vivere proposte estive praticabili dal punto di vista sanitario, ma che vuole anche essere un messaggio chiaro, come afferma il titolo: “Zaini in spalla: non abbiate paura!”.

«Quella di quest’anno è un’estate da vivere con audacia e creatività – afferma |Barbara Battilana, originaria di Cornedo e presidente del comitato nazionale| -. L’invito che facciamo ai capi è di riprendere le relazioni con i ragazzi. Le attività saranno limitate per tutelare la salute dei partecipanti, ma dentro questo periodo è necessario riprendere i contatti. Sono stati un po’ dimenticati durante il lockdown, la sfera dei loro diritti è stata compressa. Tornare a stare con loro è un’esigenza, devono poter riattivare reti sociali e esperienze vivificanti».

Il “perimetro” a cui fa riferimento Barbara Battilana è quello con il quale ormai abbiamo preso dimestichezza: piccoli gruppi che tra loro non hanno contatti, un maggiorenne responsabile, predilezione per le attività all’aperto ecc.

Così i gruppi hanno iniziato a muoversi, coordinati dai responsabili delle quattro zone che gravitano attorno alla diocesi di Vicenza. «Stiamo incontrando in questi giorni le comunità capi, per sentire che tipo di esperienze intendono proporre – spiega |Anna Todescan, responsabile della zona Vicenza Berica| -. Qualcuno sta cercando di riprendere le attività interrotte a marzo, con riunioni in parrocchia molto limitate. Altri gruppi stanno pensando ad organizzare campi estivi con gruppi ridotti, cosa più realizzabile con i ragazzi grandi, dai 16 anni in su».

La cosa importante, sottolinea |Silvia Grigoletto, responsabile della zona Colline del Brenta|, «è partire dal coinvolgimento delle famiglie e dai loro feedback alle nostre proposte. Occorre trovare soluzioni alternative ai campi estivi per riuscire a proporre un percorso educativo. Nella nostra zona è possibile proporre uscite giornaliere con pernottamento a casa oppure proposte di servizio nei centri estivi, per i ragazzi maggiorenni. Tra i capi registriamo uno spirito positivo, ma anche preoccupazione per le procedure a cui prestare attenzione. C’è la voglia di recuperare la relazione con i ragazzi e questa estate può essere l’occasione per recuperare i valori dello scoutismo, come la voglia di scoprire la natura e di vivere all’aria aperta»

«Dopo quello che è successo proporre un campo estivo potrebbe anche non avere senso – riflette |Giacomo Fiocchi, responsabile della zona Prealpi Vicentine| -. Non avremo più gli stessi ragazzi di tre mesi fa perché hanno vissuto un’esperienza forte che va raccolta. Facciamocela raccontare, “ask the boy”, come diceva Baden Powell».

Un’attenzione che vale anche per i capi. «Per la fine di giugno completeremo un percorso di riflessione fatto con i capi della nostra zona – racconta |Francesca Tibaldo, responsabile della zona Vicenza Piccole Dolomiti| -. In questi mesi ci siamo tenuti in contatto tramite Zoom e dai capi sono venute fuori tante emozioni, paure, ansie e preoccupazioni ma anche tanta voglia di fare. Tutti hanno dimostrato creatività e voglia di continuare a svolgere il loro servizio, anche in modo nuovo».