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Web e social: risorsa per la pastorale? Ecco come

di Lauro Paoletto

“Il web e i social network rappresentano un luogo irrinunciabile per raggiungere e coinvolgere i giovani anche in iniziative e attività pastorali”. Papa Francesco riassume così a conclusione del n. 87 dell’Esortazione apostolica una consapevolezza che oramai è patrimonio comune in molte comunità ecclesiali, soprattutto da parte di chi si trova a operare con i ragazzi. E ce lo confermano Filippo Dall’Igna e Matteo Refosco che abbiamo sentito per farci raccontare la loro esperienza. 

Il primo, Filippo, è digital strategist di professione ed è responsabile dell’équipe “RedAci” che si occupa in Azione cattolica vicentina della comunicazione; Matteo Refosco della Pastorale giovanile, ne segue anche l’attività sui social. 

Queste realtà ecclesiali hanno oramai una storia di impegno sul web. Sia l’Ac che la Pastorale giovanile hanno un sito da almeno 10-15 anni. Da tempo sono presenti sui social. La questione è l’efficacia della presenza e la conseguente strategia per una comunicazione degna di questo nome. 

«L’Ac vicentina è presente su Facebook, su Instagram e ha un proprio sito (www.acvicenza.it). C’è un livello di comunicazionde  che rimanda i contenuti indicati dalla Presidenza e gli eventi promossi dall’associazione. È il livello base, quello dove si usano gli strumenti come vetrina. Per alcuni eventi abbiamo anche pensato un minimo di piano di comunicazione cercando anche l’interazione con gli utenti, come per esempio è avvenuto con la festa giovanissimi».

Nel valutare l’uso diversificato dei vari social bisogna tener conto delle loro peculiarità. «Facebook – spiega Filippo – è oramai un social a pagamento. Se non paghi quello che pubblichi lo vedono in pochissimi. Instagram privilegia le immagini, è più superficiale e giocoso. Fai fatica a passare contenuti». L’équipe RedAci esiste dall’inizio del 2018 e ha dedicato i primi tempi a sperimentazione e studio. «È decisivo – evidenzia ancora Dall’Igna – che in queste équipe ci sia chi conosce l’associazione e ne fa parte. La comunicazione non può essere delegata perché è legata all’identità, allo stile e ai valori che si vogliono comunicare». In Ac negli anni è cresciuta la consapevolezza dell’importanza della comunicazione. «Si è privilegiata la comunicazione ad intra, con un’attenzione a incrociare anche altre persone inoccasione di particolari eventi». La comunicazione poi è inevitabilmente legata anche alle risorse che si possono mettere in gioco e «queste dipende dal risultato che si vuole. Certo, la comunicazione gratis non esiste».

La Pastorale giovanile è presente con un proprio sito (www.vigiova.it), con un profilo Twitter, Instagram e Facebook. «Il primo sito – racconta Matteo Refosco – è nato nel 2006 grazie all’équipe media allora guidata da Enrico Basso e Barbara Battilana. Il sito è stato poi rinnovato nel 2013».

«Abbiamo deciso di essere anche su Instagram e Twitter quando è stato chiaro che i giovani disertavano Facebook perché ci stavano arrivando gli adulti». L’uso dei social e del sito – prosegue Refosco – è stato, prima di tutto, anche per la Pastorale giovanile, un modo per dare visibilità agli eventi e condividere materiale formativo». I destinatari primi «sono ovviamente i giovani e cerchiamo di essere in quei luoghi dove loro ci sono».

Durante il Sinodo sui giovani la Pastorale giovanile ha dedicato una attenzione particolare ai social dedicando un profilo specifico su Facebook, e cercando di agganciare i giovani».

Anche la Pastorale giovanile ha sponsorizzato alcuni eventi su Facebook, in particolare quelli che sono pensati per incontrare la popolazione giovanile più ampia «come ad esempio nel caso di “Quelli dell’Ultimo” – ricorda Refosco. 

L’esperienza di questi ultimi anni ha fatto vedere che «Twitter non intercetta i giovani e per questo non ci dedichiamo molte risorse in termini di tempo». Il punto difficile in generale rimane secondo il rappresentante della Pastorale giovanile «la difficoltà di passare contenuti attraverso i social. Diciamo che non sono pensati per questo. Se metti dei materiali solitamente ci si ferma sulla parola, al massimo sul titolo. I social sono molto utili per l’aggancio, per creare interesse, ma se poi vuoi sviluppare degli approfondimenti bisogna scegliere altre modalità e altri strumenti».