Diocesi

Voci che meritano di essere ascoltate

di Don Alessio Graziani

Torna come di consueto nella seconda domenica di ottobre la Giornata diocesana per la Stampa Cattolica. L’occasione è offerta dal quotidiano Avvenire che il 14 ottobre dedica un’intera pagina alla nostra diocesi di Vicenza.

Al quotidiano nazionale affianchiamo volentieri, in un naturale e opportuno completamento, il nostro caro settimanale diocesano e insieme proviamo a riflettere sul valore di questi preziosi strumenti ecclesiali di comunicazione nell’attuale contesto socioculturale. La Giornata per la Stampa Cattolica vedrà coinvolta quest’anno soprattutto la parrocchia di Chiampo dove interverrà la giornalista e docente universitaria Anna Zuccaro sul tema: “Comunicazione in movimento e futuro della stampa (anche cattolica)”.

Visto che la Giornata cade quest’anno in coincidenza con la canonizzazione di Paolo VI, vale la pena ricordare lo sguardo profetico che questo “Papa giornalista” ebbe anche riguardo al ruolo dei media cattolici. Già nel 1977 Paolo VI, incontrando la Federazione italiana dei settimanali cattolici, disse: «La nostra vita si svolge in una grande conversazione che diventa anche frastuono, diventa confusione, diventa una babele di voci. Ma in mezzo a questo frastuono e a questa molteplicità di voci tante volte discordanti una voce c’è che merita, noi crediamo, di essere ascoltata: quella cattolica». È davvero interessare notare come Paolo VI riconobbe, ben prima dell’invenzione e della diffusione del web e dei social networks, il diffondersi di una “grande conversazione” capace di impegnare senza limiti di tempo e di spazio il genere umano.

I sociologi dei media parlano oggi di tale fenomenodefinendolo proprio “the big conversation”: unaconversazione, cioè, che non ha mai fine, in cuichiunque può sempre intervenire e rilanciare, anche quando non ha la minima cognizione di causa di quanto costituisce l’oggetto del conversare,provocando così la sensazione di un frastuono, in cuitutti parlano, ma nessuno ascolta e in cui viene meno una gerarchia delle verità per cui alla fine ogni cosa rischia di perdere valore in un appiattimento culturale forzatamente tendente al ribasso.

In modo similare, ma con parole molto più taglienti, diversi anni più tardi (nel 2015) anche Umberto Eco avrebbe descritto il frastuono o la babele comunicativa che caratterizza il nostro tempo, l’era digitale: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.

Se le parole di Eco sono evidentemente provocatorie, vero è comunque che il mondo di oggi ha estremo bisogno di ritrovare voci autorevoli, capaci di offrire chiavi interpretative adeguate e orizzonti di speranza rispetto all’estrema complessità e provvisorietà che sembrano caratterizzare il nostro tempo presente.

La stampa cattolica, proprio perché per sua stessa natura capace di sguardi “universali”, ha tale ambizione e tutte le possibilità per realizzarla. Certo per poter proseguire nella propria missione, le testate cattoliche dovranno trovare sostegno e adesione generosa di tutti coloro che vogliano poter sentir risuonare l’armonia del messaggio evangelico tra i rumori e gli strilli delle sempre più caotiche arene politiche e piazze mediatiche. Non dimentichiamoci dunque di sostenere e di far conoscere il settimanale dei cattolici vicentini e il quotidiano della Chiesa italiana, voci che sanno ascoltare e che meritano d’esser ascoltate.