Diocesi In primo piano

Visita al Santo della città accanto

Il 7 giugno il pellegrinaggio diocesano a Padova con il Vescovo
di Giandomenico Tamiozzo

I santi della porta accanto è una felice espressione di Papa Francesco che ci invita ad accorgerci della santità della gente che ci abita vicino, ma non dispiace applicarla a Sant’Antonio di Padova. Lui è il Santo della città accanto. Sant’Antonio non è l’unico santo della chiesa padovana. Con lui ricordiamo Santa Giustina, la giovane martire patrona di Padova, e San Leopoldo, il grande confessore e martire dell’ecumenismo.

I santi sono quelli che esprimono al meglio la vita spirituale e umana di una chiesa locale. Anche noi vicentini abbiamo i nostri santi, e quanti, come spesso ci ricorda il vescovo Beniamino, che guiderà quest’anno il pellegrinaggio a Padova. I santi sono i migliori benefattori dell’umanità, non gli unici, ma quelli che indicano un futuro carico di benedizione. Il Festival Biblico, nella sua 14ª edizione e diffuso oramai in molte città del Veneto, ha puntato lo sguardo sul Futuro, inteso principalmente nel suo rapporto costitutivo con la nostra esistenza.

In questa prospettiva, riconosciamo che i santi sono persone che hanno costruito il futuro, seminando profondamente nei solchi della realtà del loro tempo.Ancor oggi noi beneficiamo del loro passaggio. Essi rimangono per noi pietre miliari della novità di vita di Colui che è “venuto a fare nuove tutte le cose”, fino alla novità totale della vita eterna, il futuro definitivo.

Il pellegrinaggio a Padova si svolgerà giovedì 7 giugno con la celebrazione della messa alle 18 nella basilica di Sant’Antonio, presieduta dal vescovo Beniamino. È possibile prenotarsi nella parrocchia di San Pietro in Vicenza, da dove partirà un pullman alle 16, alla volta di Padova.

Il pellegrinaggio al Santo potrà essere un evento di fraternità ecclesiale di alcuni di noi vicentini con la vicina chiesa di Padova. Papa Francesco usa l’espressione i santi della porta accanto per stimolarci a “non pensare solo ai santi beatificati o canonizzati… Bensì a vedere la santità del popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con amore i loro figli, negli uomini e donne chelavorano per portare a casa il pane, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere” (GE n 6.7).

Anche noi possiamo appartenere a quella che il papa chiama “la classe media della santità”, nel senso dei santi senza pretese, imperfetti eppur desiderosi di vivere l’evangelo. “Desiderare la santità è già santità” – diceva Sant’Antonio. Il Santo della città accanto interceda per noi, per la nostra diocesi, per le nostre necessità morali, spirituali e materiali e ci stimoli a fare un passo in più verso la santità. Se ci sentiamo troppo deboli, inginocchiamoci davanti al Crocefisso, come suggerisce papa Francesco, e diciamogli: “Signore, io sono un poveretto, ma tu puoi fare il miracolo di rendermi un poco migliore” (GE 15).

Dopo la lettera apostolica sulla santità di papa Francesco,Gaudente et Exulatate, i pellegrinaggi ai santuari non possono più essere come prima. Pellegrinare ai luoghi che ricordano la vita, l’insegnamento e l’esemplarità dei santi, diventa uno stimolo a prendere sul serio la via del Vangelo, la via delle Beatitudini.

“Il bel giardino di Dio possiede non solo le rose dei martiri, ma anche i gigli delle vergini, l’edera di chi vive nel matrimonio, le viole delle vedove. Nessuna categoria di persone deve dubitare della propria chiamata”. Il grande santo aveva una frase diventata famosa: “Se sono diventati santi questi e quelle, perché non io?”.