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«Da Vicenza cardinali validi e generosi»

Così il vescovo Pizziol in occasione del convegno dedicato a Dalla Costa che ha avuto come ospite il cardinale Parolin
Il vescovo Beniamino Pizziol con il cardinale Pietro Parolin (foto Piero Baraldo)

«Con giusta fierezza, vorrei far notare che dal 1933 ad oggi, la nostra Chiesa di Vicenza ha prestato il suo servizio alla Santa Sede attraverso valide e generose figure di cardinali: il cardinale Sebastiano Baggio, di Rosà, il cardinale Agostino Cacciavillan, di Novale, che abita e vive a Roma, il cardinale Riccardo Ezzati, di Campiglia dei Berici, attuale arcivescovo di Santiago del Cile, e il nostro carissimo cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano».

È un passaggio delle parole pronunciate dal vescovo Beniamino Pizziol all’inizio del convegno dedicato al cardinale Elia Dalla Costa di ieri pomeriggio, organizzato in occasione del dies academicus dell’Istituto superiore di scienze religiose “Arnoldo Onisto” e che ha avuto come ospite il cardinale e Segretario di Stato Pietro Parolin, al quale è stata affidata la prolusione iniziale.

Un pastore illuminato

Elia Dalla Costa, ha ricordato Pizziol, venne creato cardinale «il 16 marzo del 1933, esattamente 85 anni fa. È stato un pastore generoso e illuminato, coraggioso difensore della giustizia, della libertà e della pace, sacerdote attento e premuroso verso le persone fragili e abbandonate, e in modo particolare verso le persone perseguitate, in tempi oscuri e drammatici della storia del nostro paese. Ringraziamo il Signore che ha suscitato nella nostra diocesi quest’uomo, presbitero, vescovo e cardinale, il venerabile Elia Dalla Costa come modello di testimonianza evangelica e di generoso servizio apostolico».

«Ha ispirato il mio ministero»

«Ho incontrato la figura del Card. Dalla Costa fin dalla mia infanzia, grazie a uno zio che era andato a vivere a Pozzoleone», ricorda il cardinale Parolin, nell’intervista esclusiva pubblicata su La Voce dei Berici di domenica 18 marzo. «Mi risultò subito una figura simpatica, affascinante, attraente, nonostante il tratto ascetico, solenne, ieratico, una figura a cui ispirare, per quanto possibile, la mia vita e il mio ministero», aggiunge il cardinale.

«Un prete, un vescovo, un cardinale zelante»

«Il riferimento a Dio – ha detto Parolin durante la sua prolusione di martedì sera – era l’elemento fondante della sua identità, la fonte delle sue scelte, lo spazio vitale del suo respiro e della sua azione. Da qui la sua dedizione assoluta alle anime, non in senso solamente spirituale, ma tenendo ben in conto  le necessità materiali della gente: lo provano la sua opera durante le due Guerre Mondiali, l’organizzazione di una rete di protezione in favore degli ebrei perseguitati, la sua carità verso i poveri, la sua sensibilità nei confronti del mondo operaio, a Schio e a Firenze.  Era un prete, un vescovo, un cardinale zelante per Dio e per il prossimo».

«Lo so che l’aggettivo “zelante” fa arricciare un po’ il naso ai nostri giorni – ha aggiunto Parolin nell’intervista pubblica su La Voce dei Berici.  Ma a me piacerebbe essere un prete, un vescovo e un cardinale zelante e che lo fossero tutti i miei confratelli!»