Territorio

Vicenza. Occhi puntati sulla povertà all’ambulatorio sociale di Caracol

Chi tiene con decisione gli occhi puntati sulle povertà, come suggerito da papa Francesco in occasione della settima giornata mondiale dei poveri che ricorre il 19 novembre, è l’associazione Caracol Olol Jackson di Vicenza. Il suo ambulatorio sociale in viale Crispi nell’ultimo anno, da settembre 2022 a settembre 2023, ha avuto 1.350 accessi, per un totale di 420 utenti (245 senza tessera sanitaria), di 45 nazionalità diverse, la maggior parte maschi. E i numeri continuano a crescere.

“Viviamo un momento storico che non favorisce l’attenzione verso i più poveri” scrive Francesco nel suo messaggio al mondo. «Abbiamo aperto nel 2020 (in piena pandemia da Covid ndr) proprio per guardare il volto e parlare con le persone non considerate, quelle senza residenza e tessera sanitaria, che vivono ai margini – racconta il direttore sanitario Carlo Basso, 74 anni, medico di base in pensione -. Abbiamo pensato a chi vive per strada, a chi non si alimenta correttamente, a chi ha patologie che non cura perché concentrato su altre problematiche esistenziali, oppure perché sottovaluta la situazione. La nostra azione è una specie di rimedio alle carenze del Servizio Sanitario pubblico – continua il medico -. Il nostro sogno sarebbe chiudere perché significherebbe che ogni individuo può ricevere le cure che merita, a prescindere dallo stato sociale o dalla provenienza».

L’ambulatorio offre tutti i giorni il servizio di medicina di base. Si alternano in dieci, tra cui il dottor Basso. Sono poi a disposizione sei dentisti, quattro psicologi, una psichiatra, due giovani ginecologhe che lavorano in ospedale, un otorino laringoiatra, un oculista, un medico per la terapia antalgica. Tutti volontari che forniscono ogni mese la loro disponibilità. Durante il Covid l’ambulatorio ha fatto vaccini e tamponi: «Se non ci pensavamo noi?» sottolinea il direttore sanitario.

Oltre alle attività di medicina c’è l’assistenza legale: «La prima visita è una specie di tac – sorride il medico -, raccogliamo più informazioni possibili e cerchiamo di capire se la persona che abbiamo di fronte abbia strumenti per accedere al sistema sanitario nazionale. Se c’è la residenza a Vicenza si ha diritto alla tessera sanitaria e quindi al medico di base. Li aiutiamo ad ottenerla».

Qui le povertà sono tante e variegate: «Ci sono persone più facili da seguire: hanno una casa, sono inserite nei circuiti Caritas, sono motivate, vogliono trovare un lavoro, stare meglio. Possono e vogliono uscirne. Altre vivono in situazioni di povertà economica, culturale, sociale. Queste richiedono un impegno maggiore. Tante vivono nella struttura comunale di via Giordano: hanno problemi psichiatrici, dipendenze». «Per fortuna per i senza dimora c’è la residenza fittizia, via Santa Bakhita – commenta Basso -. In questo modo possono accedere al medico di base e, ad esempio, prendere il metadone».
«Per una persona con dipendenza da alcol, chiusa nella sua disperazione, so che posso fare poco – dice ancora il direttore sanitario -. L’importante è stabilire una relazione di fiducia. Cerchiamo di far tornare i pazienti dallo stesso medico, non è sempre facile, ma ci proviamo».

L’ambulatorio sociale può contare su una fitta rete di collaborazioni. Servizi Sociali, Ulss, centro Astalli, Caritas, tante cooperative. «Con l’Ufficio supporto estero dell’Ulss e i Servizi sociali del Comune abbiamo relazioni personali dirette, si lavora bene, c’è fiducia reciproca» continua il dottore.
Sono in aumento le richieste del servizio di psicoterapia. Le prestazioni più richieste, oltre al medico di base, sono quelle dentistiche. Carie, ascessi, protesi. Una delle due poltrone attrezzate è un dono inaspettato: «Il giorno dell’inaugurazione un signore anziano zoppicante che ha fatto le scale con fatica mi si è avvicinato e mi ha chiesto quanto costava la poltrone da dentista. “L’abbiamo comprata usata a 25mila euro” gli ho detto. “Ve li do io” mi ha risposto» conclude Carlo Basso.

Marta Randon