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«Vi racconto il mio lavoro in Vaticano, tra santi e miracoli»

Suor Albarosa Bassani a Roma, il giorno della canonizzazione del vescovo Giovanni Farina

Suor Albarosa Ines Bassani ha gambe agili e mente saggia. Le prime, in estate, le usa per raggiungere vette in montagna, la seconda per destreggiarsi tra la moltitudine di prelati con cui lavora in Vaticano. La religiosa vicentina della Congregazione delle suore maestre di Santa Dorotea Figlie dei Sacri cuori, è la prima donna ad essere nominata consultore storico della Congregazione delle cause dei santi. Siamo nel 2012, la decisione è di Benedetto XVI. Due anni fa il successore Francesco fa di più, nominandola teologa delle cause dei santi, con il compito di occuparsi di miracoli. Oggi siamo a quota 24 cause storiche e 24 miracoli.

Il suo compito qual è?

«I teologi – siamo sempre in sette ad occuparci contemporaneamente della stessa causa – devono verificare se c’è un nesso causale tra la persona che è stata “pregata” e il fatto. Deve essere stato invocato, perché interceda in Dio, solo quel santo. La Madonna e Gesù vanno bene sempre, ma il santo deve essere uno e solo quello. La preghiera a quella determinata persona deve, poi, essere antecedente al miracolo, anche di un minuto. I teologi danno il loro voto, solo il Papa alla fine deciderà se “è un miracolo oppure no”. Siamo in sette storici anche quando si tratta di una causa di beatificazione».

Lei ha una laurea in scienze naturali, come si concilia questa disciplina con la fede?

«Se non mi facevo suora avrei studiato lettere. Poi in Istituto mi hanno chiesto di studiare scienze e l’ho fatto volentieri, ma temevo di perdere la poesia che c’è dietro alla bellezza della natura. Ho sempre amato contemplarla, soprattutto in montagna, d’estate. “Se studio geologia e anatomia non ci sarà più poesia!”, mi ripetevo. Non fu così, anzi. Quando studiavo la struttura delle molecole, ricordo bene che alzavo gli occhi al cielo e dicevo: “Mio Dio, quanto sei grande”. Quando si imparano chimica inorganica e astronomia, si capisce che la struttura del piccolo corrisponde perfettamente a quella dell’enorme. Uno scienziato vero, se è onesto, non può credere che il Caos, il caso, abbia fatto tutta questa meraviglia. Non è possibile. Penso che i grandi scienziati come Margherita Hack, pubblicamente atei convinti, siano schiavi del loro personaggio. Dio ha dato il soffio. L’intelligenza è una combinazione di molecole, l’anima no».

A proposito di San Giovanni Antonio Farina, tutto comincia da lì. Da giovanissima, per caso, è riuscita a decifrare la sua grafia incomprensibile.

«Sì, e mi sento una predestinata. Ero in un paesino in provincia di Parma, al terzo anno di Università, dove studiavo con altre consorelle in una dependence dell’Università Cattolica. Avevo 21 anni. La suora segretaria aveva in mano una pila di scritti del nostro Fondatore. La Superiora ci disse: “Ve li mostro, così vi benedice”. Li presi in mano e cominciai a leggere: “Carissime figlie mie, la consolazione che sente il mio cuore nel vedervi qui tutte raccolte,…”. L’incredulità fu generale. Nessuno l’aveva mai fatto prima. Dissi alla Superiora: “Me li dia che li trascrivo”. Quando ero stanca di studiare chimica inorganica, esame che stavo preparando, li ricopiavo. Nel 1978 venne pubblicato il primo libro con gli scritti del Farina. Morì nel 1888. Per 90 anni rimase non letto».

Suor Albarosa Bassani con papa Francesco

Crisi ne ha avute?

«Certo, le crisi ci sono. Ne ho avuta una forte da giovane. Ne parlai con il Cardinale Anastasio Ballestrero che mi disse: “Ma sei convinta che Dio ti ama?”. Se sono qui è merito suo».

La Chiesa è maschilista e in Vaticano ci sono quasi esclusivamente maschi. Com’è la situzione oggi?

«Molto spesso mi trovo da sola in mezzo a soli uomini, in particolare quando ci occupiamo di miracoli sono sempre l’unica donna. Anni fa era così anche per le cause di beatificazione, oggi invece ci sono anche altre figure femminili. I teologi sono quasi tutti preti, professori di università ecclesiastiche. Mentretra gli storici ci sono laici e laiche».

Il Santo Farina le è mai apparso in sogno?

«Non l’ho mai sognato. Era altissimo, 1.85 cm. Per questo gli ho chiesto solo una cosa: quando arrivo tienimi sotto il tuo braccio. È una presenza che senti dentro, come mia mamma che non ho mai veramente conosciuto perché è mancata che avevo tre anni. Se non fosse morta non mi sarei fatta suora. Non conoscevo le suore, le ho incontrare per la prima volta in collegio. Quella che può essere la disgrazia più grande della vita, è diventata il punto di divaricazione che ha determinato il mio futuro. Ce n’è voluto tanto, ma sono arrivata a dire grazie e a pensare che c’era un disegno, fatto apposta per me».

Marta Randon

L’intervista completa è uscita su La Voce dei Berici di domenica 4 febbraio.

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