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Il Vescovo Pizziol ha aperto in Cattedrale il cammino sinodale: «Diamo un nuovo impulso al cammino della Chiesa»

Domenica 17 ottobre in Cattedrale il vescovo Beniamino ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica con la quale si è aperto il cammino sinodale diocesano. L’appuntamento si inserisce all’interno del Sinodo dei Vescovi aperto da Papa Francesco domenica 10 ottobre a San Pietro. È stata l’occasione per riflettere sul significato dell’espressione “cammino sinodale”, approfondimento che ha fatto mons. Pizziol durante l’omelia dove ha ricordato che «oggi, tutti insieme, come popolo di Dio, desideriamo, con la sua grazia, dare un nuovo inizio, nuovo impulso e nuovo vigore al “cammino sinodale della Chiesa”. La sinodalità – ha proseguito – è una dimensione costitutiva della vita e della missione della Chiesa, fin dalle sue origini.

Assemblea, preghiera, discussione, decisione

«Già nell’elezione dei sette “diaconi” (At 6,1-6) e in modo speciale nel cosiddetto Concilio di Gerusalemme” (Atti 15,6-29) possiamo individuare il “metodo sinodale” di agire della Chiesa: sorge un problema (la questione delle mense per i poveri; l’accoglienza dei pagani convertiti al Cristianesimo); la convocazione dell’assemblea; la preghiera e l’invocazione dello Spirito; la discussione assembleare (nella sua strutturazione gerarchica – apostoli – anziani); la soluzione condivisa».

Un cammino di fratellanza

«La sinodalità – ha evidenziato il Vescovo – diventa un cammino di fratellanza, di preghiera, di amore e di fiducia reciproca, cammino compiuto insieme». E ha quindi richiamato San Giovanni Crisostomo che «può ben affermare che: “Chiesa e sinodo sono sinonimi, chiesa è nome che sta per sinodo”. Per questo Papa Francesco ci dice: “Il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa nel terzo millennio”. Il cammino sinodale che oggi iniziamo deve diventare il cammino ordinario, naturale, quotidiano della vita della chiese e delle nostre comunità, esso avrà una tappa (non una meta) nell’anno giubilare 2025, anno giubilare».

Siamo tutti corresponsabili

«Nel cammino sinodale della Chiesa – ha aggiunto – tutti devono sentirsi corresponsabili, nessuno deve sentirsi escluso. Sempre papa Francesco: “Ogni battezzato, uomo o donna, possiede un proprio “fiuto” per discernere le nuove strade che il Signore dischiude alla Chiesa”. Il cammino sinodale prende le mosse dell’ascolto del popolo di Dio, consapevoli che ascoltare è molto più che sentire. Nell’ascolto reciproco, ciascuno ha qualcosa da imparare». Mons. Pizziol ha quindi ricordato come si snoda il cammino sinodale: «Inizia ascoltando il popolo, prosegue ascoltando i pastori, culmina ascoltando il vescovo di Roma, il Papa. La chiesa, popolo di Dio, compie questo cammino dentro la storia della famiglia umana intera, con le sue gioie e i suoi dolori. La sinodalità fa parte della relazione tra la chiesa e il mondo (per questo è necessario ascoltare i fratelli e sorelle che non si sentono parte della Chiesa)».

L’unico potere è quello della croce

Ad aiutare la riflessione una immagine che Papa Francesco, ci offre «e che ci può aiutare in questo cammino sinodale, l’immagine della “piramide rovesciata”. Gesù ha costituito la Chiesa ponendo al suo vertice il Collegio apostolico, nel quale l’apostolo Pietro è la “roccia” (cfr. Mt 16,18), colui che deve “confermare” i fratelli nella fede (cfr. Lc 22,32). Ma in questa Chiesa, come in una piramide capovolta, il vertice si trova al di sotto della base. Per questo coloro che esercitano l’autorità si chiamano “ministri”: perché, secondo il significato originario della parola, sono i più piccoli tra tutti. È servendo il Popolo di Dio che ciascun Vescovo diviene, per la porzione del Gregge a lui affidata, vicarius Christi [20], vicario di quel Gesù che nell’ultima cena si è chinato a lavare i piedi degli apostoli (cfr. Gv 13,1-15). E, in un simile orizzonte, lo stesso Successore di Pietro altri non è che il servus servorum Dei [21]. Non dimentichiamolo mai! Per i discepoli di Gesù, ieri oggi e sempre, l’unica autorità è l’autorità del servizio, l’unico potere è il potere della croce, secondo le parole del Maestro: “Voi sapete che i governanti delle nazionali dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo” (Mt 20,25-27). Tra voi non sarà così: in quest’espressione raggiungiamo il cuore stesso del mistero della Chiesa – “tra voi non sarà così” – e riceviamo la luce necessaria per comprendere il servizio gerarchico.