Chiesa

I Vescovi: ‘Un patto per la natalità’

di Lauro Paoletto

Il documento dei Vescovi per la 41a Giornata per la vita già nel titolo (“È vita, è futuro”) evidenzia come il futuro è pensabile laddove c’è vita e promuovere la vita rappresenta la condizione fondamentale per costruire il futuro.

In tale prospettiva la bomba demografi ca sulla quale l’Europa (con la popolazione sempre più anziana) è seduta rappresenta una pesante ipoteca rispetto al futuro. L’Italia, in particolare, presenta un invecchiamento che va accelerando abbinato a un calo delle nascita preoccupante con dati che appaiono persino imbarazzanti e rispetto ai quali nessuno, sembra, vuole trarre le dovute conseguenze. La popolazione residente registrata al 1° gennaio 2018 è ferma a 60 milioni 494mila, con una diminuzione di centomila persone (-1,6 per mille) rispetto all’anno precedente. Nel 2017 si è registrato un nuovo minimo storico per le nascite, che hanno toccato il picco del -2% rispetto al 2016 con soli 464mila nuovi nati; è la nona diminuzione consecutiva dal 2008, anno in cui i neonati furono 577mila. La riduzione delle nascite rispetto al 2016 interessa gran parte del territorio, con punte di -7,0% nel Lazio e -5,3% nelle Marche. Soltanto in quattro regioni si registrano incrementi: Molise (+3,8%), Basilicata (+3,6%), Sicilia (+0,6%) e Piemonte (+0,3%).

Lo squilibrio demografico, con l’alterazione dei meccanismi del ricambio generazionale, sta creando molti problemi al sistema economico finanziario a partire da quello previdenziale sempre più insostenibile. È un problema drammatico che peserà sulle giovani generazioni rispetto alle quali gli adulti si mostrano, ancora una volta, irresponsabili. Non è un caso che i Vescovi propongano una solidale ‘alleanza tra le generazioni’.

La proporzione fra popolazione in età di pensione e popolazione in età di lavoro si riduce: attualmente abbiamo tre lavoratori per ogni pensionato, ma fra vent’anni ne avremo solo due per ogni pensionato. Non occorre essere degli economisti per capire che una quota crescente del Pil è destinata alle pensioni e alla previdenza.

Il problema è che in Italia da decenni non c’è una seria politica a favore della vita e della famiglia che deve comprendere sostegni economici (gli assegni familiari e altri strumenti economici di supporto alla famiglia), servizi all’infanzia (flessibili, integrati ed effettivamente accessibili a tutti), politiche di conciliazione tra maternità e lavoro. Certo sono interventi che costano ma senza di questi i risultati sono sotto gli occhi di tutti e il trend è già scritto. Per invertire la curva demografica bisognerebbe aumentare i trasferimenti e il sostegno economico alle famiglie con figli. Questo è il solo modo concreto e credibile per investire realmente nel futuro del Paese. Se così non sarà l’Italia sarà sempre più un Paese dalle culle vuote e dalle case di riposo piene.

In tale quadro uno degli interventi utili per rendere meno drammatico il calo demografico è una seria politica di accoglienza, di formazione, di inserimento nel tessuto sociale della popolazione migrante. Gli immigrati potrebbero essere un’opportunità e invece, per puro calcolo politico, continuano a venire trattati solo come un problema.

I Vescovi, nel loro documento, propongono un “patto per la natalità che coinvolga tutte le forze culturali e politiche e, oltre ogni sterile contrapposizione, riconosca la famiglia come grembo generativo del nostro Paese”. ‘Per aprire il futuro – proseguono – siamo chiamati all’accoglienza della vita prima e dopo la nascita, in ogni condizione e circostanza in cui essa è debole, minacciata e bisognosa dell’essenziale. Il futuro inizia oggi: è un investimento nel presente, con la certezza che «la vita è sempre un bene», per noi e per i nostri figli. Per tutti. È un bene desiderabile e conseguibile’.