In primo piano Intervista

Timothy Radcliffe «Siamo fatti per la verità»

di Andrea Frison

«Sono stato giovane negli anni Sessanta, quando tutto stava cambiando. Ho trovato la mia libertà nell’Ordine dei Domenicani e ad attrarmi fu il suo motto: “Verità”». Ed è proprio la verità all’epoca delle fake news il punto di partenza della lectio magistralis “La Bibbia, casa sulla roccia nell’epoca liquida” che Timothy Radcliffe terrà a Vicenza in occasione del dies academicus dell’Istituto superiore di scienze religiose “Arnoldo Onisto”, lunedì 22 ottobre alle 20.45. Un tema che Radcliffe affronta nel suo ultimo libro edito da Emi, Alla radice la libertà. I paradossi del cristianesimo.

Come vive la libertà un monaco come lei?

«La vita di un Domenicano può apparire come una perdita di libertà. Non siamo liberi di sposarci, di fare quello che vogliamo o di possedere qualcosa. Ma la nostra è una libertà più profonda, anche della libertà di scelta. Fare voto di obbedienza non significa diventare robot che ricevono ordini. È la scelta di condividere la mia vita con i miei fratelli e per l’annuncio del Vangelo. Il voto di castità può voler dire che il mio cuore è libero di amare le persone senza possederle e senza chiedere niente in cambio. È un amore che le lascia libere. Povertà significa che la mia vita non è appesantita dal possesso. Essere un Domenicano, per me, è stata una grande esperienza di libertà».

“Viviamo nel mondo della post verità, ma gli esseri umani sono fatti per la verità”

Il motto dei Domenicani è “Veritas”. Che rapporto c’è tra verità e libertà nell’epoca delle fake news dove niente sembra vero?

«Viviamo nel mondo della post verità, dove la verità è tenuta poco in considerazione. Ma gli esseri umani sono fatti per la verità come i pesci sono fatti per l’acqua e gli uccelli per l’aria. Senza verità non possiamo prosperare e appartenere gli uni agli altri. La perdità di verità distrugge la comunità, perchè ciascuno rimane bloccato nella stretta soggettività della propria mente. L’assenza di verità mi imprigiona in me stesso, nella mia bolla di egoismo. Gesù dice “la verità vi farà liberi”. Siamo stati liberati per essere in comunione gli uni con gli altri, per essere toccati dalla bellezza e dalla sofferenza degli altri».

Si è sempre sentito a casa, nella Chiesa?

«Dipende da cosa intende per “Chiesa”! Spesso, quando la gente parla di Chiesa intende la gerarchia di vescovi e preti. Quando ero un giovane frate, spesso non ero contento delle affermazioni che arrivavano dai vescovi, c’era un tocco di anticlericalismo nel mio modo di pensare. Quando sono stato a Roma come Maestro dei Domenicani, molte persone in Vaticano erano sospettose nei miei confronti. Ma come ho iniziato a conoscere le persone, molti dei miei pregiudizi vennero scalzati, e lo stesso avvenne nei miei confronti. All’inizio ero molto sospettoso verso il cardinale Ratzinger, ma poi lo considerai con rispetto e affetto. La gerarchia è a servizio di tutto il popolo di Dio, ci tiene insieme nell’unità. In questo senso, mi sono sempre sentito a casa nella Chiesa. È eccitante appartenere a una comunità che si distende attraverso il globo e attraverso i secoli».

“La teologia è il dialogo tra la Parola di Dio e il mondo”

Cos’è, per lei, la teologia?

«La teologia è il dialogo tra la Parola di Dio e il mondo. Il teologo è a servizio di questa conversazione, tentando di condividere il sapere delle scritture con le persone di oggi, ma anche il sapere del mondo moderno con la Chiesa. Chiunque abbia penetrato la complessità dell’esperienza umana – scrittori, registi, poeti e artisti – ha qualcosa da insegnarci a prescindere da ciò in cui credono o no. Se noi ascolteremo loro, forse loro ascolteranno noi».

Lei è riconosciuto come un maestro di spiritualità. Oggi cosa è e cosa non è spirituale?

«La parola “spiritualità” può suonare piacevole e rassicurante. Ti siedi tranquillo e impari a respirare e ad accendere una candela. Ma spiritualità significa essere attenti al Santo Spirito di Gesù, che non sappiamo da dove viene nè dove va. Lo Spirito Santo ci conduce verso direzioni inaspettate. Noi diciamo “Se vuoi far ridere Dio, spiegagli i tuoi progetti”. La vera spiritualità, come ha detto Papa Francesco, è consegnare parte del controllo della propria vita e lasciare chesia l’amore a guidarla».

“Lo Spirito Santo ci conduce verso direzioni inaspettate”

Il suo libro è zeppo di citazioni prese dalla letteratura contemporanea, quasi in dialogo con i suoi autori. Come mai questa attenzione?

«Ho sempre amato la letteratura, fin da quando ero bambino. Gli esseri umani amano le storie, e i romanzi esplorano storie che costruiamo per dare un senso a ciò che siamo e a dove andiamo. Da teologo, amo la letteratura perchè ci porta giù, sulla terra. Essere uomini e donne, innamorarsi, soffrire, non è facile. I romanzi esplorano la complessità delle nostre vite. La tentazione di molte nostre prediche è di essere astratte, lontane dall’ordinaria esperienza umana. Parliamo di amore e misericordia con termini vaghi. La letteratura ci riporta sulla terra, dentro la reale esperienza umana. E questa è una cosa eccitante per i cristiani che credono in un Dio diventato realmente un essere umano!».

Intervista completa su La Voce dei Berici di domenica 21 ottobre 2018.