Attualità In primo piano

Tra Usa e Messico, al confine delle esistenze spezzate e delle vite salvate

di Maddalena Maltese

Appena un chilometro separava i corpi di Oscar Ramirez e della piccola Valeria da uno dei centri di accoglienza situati a pochi metri dal ponte che collega le anse del Rio Grande in Texas. Appena un chilometro per una doccia, un pasto, il biglietto di un autobus diretto da un parente e da un amico.

E invece questo giovane papà e la piccola bimba, aggrappata al suo collo, non ce l’hanno fatta e sono morti trascinati dalla corrente di un fiume che già in aprile aveva inghiottito i corpi di altri tre bambini e di un adulto. Queste nuove vittime si aggiungono alle 283 morte lungo le duemila miglia che separano il confine Usa dal Messico, ma la foto che li ha immortalati ha impresso anche il biasimo e la riprovazione per politiche migratorie sempre più restrittive e inique, dove le persone, spogliate di ogni diritto e dignità, diventano pedine di giochi politici incuranti delle molteplici esistenze spezzate al confine, tra un futuro atteso e un passato troppo pesante.

“Il Santo Padre ha visto, con immensa tristezza, l’immagine del papà e della sua bambina morti annegati nel Rio Grande mentre cercavano di passare il confine tra Messico e Stati Uniti”. Lo ha riferito ai giornalisti il direttore “ad interim” della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti. “Il Papa è profondamente addolorato per la loro morte, prega per loro e per tutti i migranti che hanno perso la vita cercando di sfuggire alla guerra e alla miseria”, ha proseguito. Quella diffusa oggi è un’altra foto-shock sulla morte dei migranti in fuga, dopo quella del piccolo Aylan riverso sulla spiaggia turca: sotto shock, questa volta, dopo l’Europa è l’America. I due corpi sono a faccia in giù, immersi nell’acqua e nel fango, trasportati a riva dalla corrente sulla sponda sud del fiume. Il braccio della bimba è ancora attorno al collo del padre, che forse cercava di proteggerla tenendola stretta a sé. L’ennesima tragedia dell’immigrazione sarebbe avvenuta domenica. I due corpi sono stati ritrovati lunedi’ e saranno rimpatriati nei prossimi giorni. Il ministro degli affari esteri di El Salvador ha intanto invitato le famiglie che tentano di migrare negli Usa a ripensarci: “Non rischiate”.

“Questa foto grida giustizia al Cielo. Questa foto mette a tacere la politica. Chi può guardare foto e non vedervi i risultati dei nostri fallimenti nel trovare una soluzione umana e giusta alla crisi dell’immigrazione?”. Sono durissime le parole del card. Daniel DiNardo, presidente della Conferenza episcopale americana. “Purtroppo, questa foto mostra la situazione quotidiana di tanti nostri fratelli e sorelle e il loro grido non raggiunge solo il Paradiso, ma raggiunge tutti noi e ora deve raggiungere il nostro governo federale”, ha continuato DiNardo chiedendo dignità e rispetto per tutte queste persone che, “indipendentemente dal loro Paese di origine o dallo status legale, sono create a immagine di Dio”. Il presidente dei vescovi Usa punta il dito anche sulle condizioni dei campi allestiti al confine con il Messico, dove il sovraffollamento e le condizioni igieniche sono “sono spaventose e inaccettabili per qualsiasi persona in stato di custodia negli Stati Uniti, ma in particolare per i bambini”, e non possono essere usate come “deterrente” per altri migranti. Il cardinale chiama in causa il Congresso e chiede di mettere da parte interessi partigiani e di prendersi cura “sia della sicurezza dei bambini migranti che di quella dei nostri cittadini”. Per farlo servono “finanziamenti aggiuntivi” per garantire sia la protezione dei minori che norme più severe nella supervisione delle strutture destinate all’accoglienza. DiNardo e tutti i vescovi si uniscono al Papa nella preghiera e nella condanna di un orrore che, in queste ore, sta scuotendo il mondo.

“Quella foto dice molto del nostro tempo. Sospenderne la pubblicazione sarebbe un dramma e aumenterebbe il nostro disimpegno etico”. Ne è convinto Mario Morcellini, Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), studioso e docente di comunicazione, giornalismo e reti digitali della Sapienza Università di Roma. Anche se la foto è scioccante, il suo impatto sull’opinione pubblica dimostra “che siamo comunque permeabili al dolore del mondo”. “E’ vero che c’è una piccola strumentalizzazione del corpo inerme e indifeso di questi due morti ma è anche vero che, se diventano simboli del nostro tempo, può essere l’inizio di una riscossa”, commenta Morcellini. “La potenza della fotografia, per il modo in cui immobilizza la realtà, singolarmente urtante, soprattutto della nostra coscienza, la dice lunga sul fatto che almeno in profondità noi restiamo umani. Bisognerebbe riflettere sul fatto che basta una fotografia per ripristinare elementi di coscienza ed autocoscienza del nostro tempo. La foto immobilizza il nostro sguardo e dimostra che siamo comunque permeabili al dolore del mondo”. A suo parere gli studiosi “devono cominciare a dire cose molto più dure di quelle che ci siamo scambiati finora: non basta più la parola ‘populismo’, che è solo la conseguenza. Una parte delle politiche pubbliche, quelle più improntate ad una idea plebiscitaria della politica, sembra invece puntare al disimpegno etico. Ci sono politici che hanno intuito che per vincere devono abbassare la soglia etica e dell’attenzione nei confronti degli altri. È così che vince la gigantesca fake sui migranti. Qui c’è un gioco sconvolgente da parte della comunicazione e c’è da domandarsi quanto la comunicazione abbia esercitato la funzione per cui è nata, che non è solo quella di narrare, ma di farlo con responsabilità sociale”.  Secondo Morcellini “abbiamo bisogno di elementi di simbolizzazione per riconoscere la nostra vita. Contrariamente a quanto pensa la maggioranza degli uomini non possiamo vivere di sola realtà, ma abbiamo bisogno di simboli”. “La fortuna virale di questa foto – conclude – è la prova che c’è gente disponibile a pensare a ciò che facciamo”.