Editoriali

Un quadro politico  tutto da decifrare

di Lauro Paoletto

Il calendario sta scorrendo inesorabilmente e più velocemente di quanto sembri verso le elezioni politiche che si terranno nei primi mesi del 2023. Sarà un appuntamento certamente molto importante come sono rilevanti tutti gli appuntamenti con le urne. Questo voto avverrà però in un quadro politico nazionale e internazionale profondamente diverso da quello che nel 2018 vide trionfare le forze populiste e sovraniste della Lega di Salvini e del Movimento Cinque Stelle di Grillo e Casaleggio.

Da allora sembra trascorsa un’era geologica e il panorama politico che si presenta a noi elettori è quanto mai frammentato. Anche la Francia, si osserverà, non può sorridere da questo punto di vista. Le presidenziali che si sono appena concluse con la rielezione di Macron hanno, infatti, evidenziato un Paese frammentato e con partiti molto deboli. Ma alla fine il sistema a doppio turno ha consegnato ai francesi un presidente che potrà guidare la Francia con sicurezza per altri cinque anni. Da noi questo non esiste, anzi sembra essersi affermato oramai un sistema quanto mai pericoloso in cui nessuno vince, ma anche nessuno perde e di fatto si rischia che nessuno governi.

Questo possibile scenario è rafforzato dal fatto che quelli che dovrebbero essere i due principali schieramenti a contendersi la guida del Paese sono profondamente lacerati al loro interno. Nel Centrosinistra non passa giorno in cui Giuseppe Conte, nel tentativo un po’ maldestro di recuperare qualcuno dei molti consensi perduti, evidenzi posizioni del Movimento 5 Stelle in disaccordo con il Pd che dovrebbe essere il principale alleato alle elezioni politiche. Senza considerare poi le esternazioni più o meno calcolate dei vari Calenda e Renzi che hanno un bisogno spasmodico di avere un po’ di visibilità.

Sull’altro fronte la situazione non è certo migliore. La conferenza programmatica di Fratelli d’Italia che si è appena conclusa a Milano ha confermato la profonda spaccatura che segna oggi il Centrodestra e la concorrenza senza esclusione di colpi che continua tra il partito di Giorgia Meloni e quello di Matteo Salvini. Nonostante gli scenari di guerra e di grave crisi economica internazionale la Lega di Salvini continua a professarsi sovranista, amica dell’Ungheria di Orban e quindi, per la proprietà transitiva, sotto sotto simpatizzante della Russia di Putin.

Il Partito di Giorgia Meloni da qualche settimana si segnala invece per l’avvio di un percorso verso una destra atlantista ed europea (significativa la presa di distanza da Orban e da Marine Le Pen). Si tratterà di vedere i passaggi che la leader di Fdi riuscirà a guidare, ma questo disegno politico, se portato a compimento, coprirebbe un vuoto grave che c’è da tempo nel sistema politico nostrano: la mancanza di una destra europea, normale, che si riconosce nella democrazia liberale europea. In questo quadro Silvio Berlusconi ha scelto, però, ancora una volta di benedire il leader leghista, incoronandolo anzitempo leader di uno schieramento che nelle ultime battaglie (dalle amministrative al Quirinale) le ha sbagliate tutte. Rispetto a tali errori va notato che gran parte sono imputabili proprio al leader leghista. Di fronte a queste débâcle in qualsiasi partito della prima Repubblica avrebbero già chiesto da tempo la testa del leader.

I prossimi mesi, dunque, sono da seguire con particolare attenzione, per capire se e come ci saranno riposizionamenti politici tattici o strategici e quindi quale sarà l’offerta politica nella prossima tornata elettorale.

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