Cultura

Un filo di seta lega Nove alla comunità ebraica di Roma

Il laboratorio D'Orica ha realizzato un talled destinato ad accompagnare i principali momenti di preghiera
di Lorenza Zago

Un’antica tradizione ebraica e l’arte della seta made in Italy si incontrano ancora una volta nel Vicentino. Da Nove, o meglio dal laboratorio orafo-serico D’Orica, in questa seconda settimana di dicembre partirà un dono speciale per la comunità ebraica di Roma. Un prezioso talled, il mantello da preghiera che accompagna i fedeli nei momenti più importanti della vita liturgica e religiosa dalla circoncisione alla sepoltura e la cui storia risale ai tempi di compilazione della Torah, realizzato a mano in pura seta 100% italiana. Un regalo che D’Orica ha deciso di confezionare dopo la visita all’azienda del rabbino rav Riccardo Di Segni. Circa un anno e mezzo fa, infatti, il capo della comunità ebraica capitolina si era recato proprio nel laboratorio di via Parini per rinnovare quel rituale legato alla realizzazione dello scialle che prevede che le tzitzit, le frange attaccate alle quattro estremità dell’indumento a promemoria degli obblighi religiosi, vengano create artigianalmente da un ebreo osservante con un filato destinato a questo scopo fin dal principio. Un rituale ormai andato perduto nel nostro Paese per quanto riguarda i talled in seta a causa del declino della produzione serica italiana, che ha portato a una maggiore diffusione del mantello da preghiera in lana.

Il talled realizzato dall’azienda D’Orica di Nove

«Quando la comunità ebraica romana è venuta sapere che eravamo riusciti a ripristinare il ciclo produttivo della seta made in Italy, ha voluto subito organizzare un incontro per ritornare all’antica tradizione fino a poco tempo fa possibile solo in Israele e negli Stati Uniti – spiega il titolare di D’orica, Giampietro Zonta -. Per ringraziare della fiducia dimostrataci abbiamo pensato di far realizzare con il nostro filato un intero talled e di farne dono a Di Segni e alla sua comunità, alla quale faremo visita insieme a un entourage di “adetti ai lavori” che a vario titolo hanno preso parte al processo di ricostruzione della filiera serica italiana in Veneto».

Uno scialle bianco di forma rettangolare delle dimensioni di 160 x 80 centimetri con delle strisce decorative azzurre, quello che D’Orica porterà nella capitale, e realizzato con un telaio a mano dall’artigiana bassanese Silvia Vangelista. «Alle moderne macchine tessili abbiamo preferito una lavorazione manuale, che riteniamo essere sempre un valore aggiunto. Nei mesi scorsi abbiamo commissionato a tre diversi laboratori artigiani la creazione del talled, dando come modello uno di quelli conservati nel Museo Ebraico di Roma, per poi scegliere il migliore da regalare ai membri della comunità – continua Zonta -. Non è solamente un gesto di omaggio e stima, ma anche un modo per ribadire quanto siamo onorati di aver contribuito alla rinascita di un’antica tradizione religiosa».

E proprio nel rispetto della tradizione al talled non sono state applicate le tzitzit. Formate da quattro fili doppi per un totale di otto, di cui uno più lungo da avvolgere agli altri e legate in un numero di nodi corrispondenti al valore numerico delle lettere che compongono il nome di Dio o l’espressione “HaShem Echad” (il Signore è uno), le piccole corde servono per adempiere il comandamento espresso dal Libro del Deuteronomio (22:12) in cui si legge «metterai delle frange alle quattro estremità del mantello con cui ti copri» e simboleggiano l’unione con Dio.

E chissà che magari con questo speciale talled realizzato da D’Orica non si rinforzi ulteriormente anche l’unione tra la comunità ebraica romana e le eccellenze dell’artigianato vicentino