Diocesi

Un Capodanno speciale tra gli ultimi

di Margherita Grotto

È in pieno svolgimento l’iniziativa rivolta ai giovani dai 16 ai 35 anni, che ha come scopo quello di vivere l’ultimo dell’anno in modo alternativo, tra festa e prossimità.

In questi giorni, dal 29 al 31 dicembre, è infatti in programma “Verso l’ultimo”: tre giorni di convivenza, formazione, testimonianze, preghiera e servizio, per camminare verso Quelli dell’Ultimo, l’appuntamento di Capodanno organizzato dalla Pastorale giovanile di Vicenza e Caritas diocesana, nella parrocchia di San Giuseppe, in via Mercato Nuovo, a Vicenza.

Ci sono i veterani e ci sono le “new entry”. Quelli dell’Ultimo è un bel miscuglio di volti conosciuti e volti da conoscere, accomunati dallo spirito di festa e di servizio.

Alessia Miotello, classe ’93, referente giovani Caritas, appartiene alla prima categoria, quella dei veterani: il 2018 è il suo quarto anno di Capodanno “alternativo”. Il primo anno si è avvicinata da partecipante, attratta da una proposta diversa dalle altre, il secondo da sherpa, ossia da guida dei ragazzi che vengono divisi per prestare servizio in realtà di fragilità, lo scorso anno e l’attuale come membro dell’équipe organizzativa.

«Rinnovo la mia fedeltà a questa iniziativa di festa autentica,perché ci credo molto» confida. L’équipe di cui fa parte è ben amalgamata: «Pastorale giovanile e Caritas si fondono in un’unica identità, senza che prevalga l’una o l’altra dimensione – evidenzia Alessia -. Qui si vive uno spirito di servizio che accomuna tutti». Appartiene al secondo gruppo, quello dei “nuovi volti”, Paolo Martin, 27 anni, tecnico commerciale, sherpa nella realtà di Albergo cittadino, casa di accoglienza per le situazioni abitative difficili. «Quelli dell’Ultimo è un progetto che conosco da qualche anno grazie ai racconti di alcuni amici – così Paolo -. Tuttavia non ho mai abbracciato l’idea di vivere quest’esperienza prima, forse perché ero troppo affezionato all’idea “festa/cenone con gli amici’». Cosa lo ha spinto, dunque, a partecipare quest’anno? «Individuerei forse la miccia in alcune esperienze forti di servizio vissute quest’estate al campo diocesano di terza tappa a Torino come animatore – prosegue -: mi riferisco alla serata con la comunità Sant’Egidio, in cui abbiamo distribuito dei pasti ai senza dimora della città, al pomeriggio passato al Sermig…». Proprio quei momenti hanno portato Paolo adandare oltre il classico ‘feston’ fine a se stesso e a mettersi in gioco in modo completamente diverso attraverso Quelli dell’Ultimo.

Paolo sta partecipando anche alla tre giorni di convivenza e per il 31 dicembre si aspetta una gran bella sfida. «Non ho assolutamente la pretesa di portare un bene assoluto nella realtà in cui andrò, non è il mio spirito, anzi… – commenta -. Potrei già scommettere che, grazie a quest’esperienza, porterò a casa più di quel che potrò dare: sguardi, storie, vite intere che agli occhi di tanti potrebbero sembrare vuote, ma che in realtà per me saranno piene. La sfida, sarà rendere prezioso quel che vivrò per qualche ora»

Commenta

Clicca qui per lasciare un commento