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In Ucraina serve avviare un negoziato tra le parti

di Lauro Paoletto

Il 24 febbraio di un anno fa l’esercito della Federazione Russa iniziava un’offensiva militare ai danni dell’Ucraina per ipotecare il controllo di tutto o parte del territorio. In realtà stavamo assistendo all’escalation di un conflitto che andava avanti dal 2014 e rispetto al quale più volte l’Occidente, colpevolmente, aveva girato la testa dall’altra parte.

Putin si era illuso che quella che aveva chiamato ‘Operazione speciale’ avrebbe rappresentato una pratica da sbrigare in breve tempo, così da portare lo stato ucraino sotto la sfera d’influenza di Mosca.

Ma, come sappiamo, gli eventi sono andati diversamente. E così oggi ci troviamo a fare memoria di un anno di guerra di aggressione, mentre le armi continuano a sparare e a uccidere, con gli Stati Uniti e l’Unione Europea impegnati a sostenere gli ucraini con l’invio costante, consistente e crescente di armi.

La Russia non aveva messo in conto né la capacità di resitenza del popolo ucraino, nè il sostegno massiccio che sarebbe arrivato innanzitutto da Washington e da Londra e poi dall’Unione Europea, la cui risposta unitaria ha colto di sorpresa, evidentemente, il dittatore russo.

Un anno dopo la parola è ancora e solo alle armi con il numero di morti che cresce drammaticamente, mentre prosegue, giorno dopo giorno, la terribile distruzione del territorio ucraino. L’unica voce autorevole che non ha mai smesso di chiedere la pace è quella di papa Francesco.

L’Ucraina è il paese aggredito e non si può vietarle certo di difendersi, né di chiedere aiuto per difendersi.

Ma il problema, che sta diventando sempre più preoccupante, è se l’unica soluzione perseguita è affidata solo ed esclusivamente alle armi, come sembra palesarsi dalle mosse dell’Occidente. Ad oggi, infatti, non c’è nessuna azione degna di tale nome che cerchi di aprire un negoziato vero. Ma per quanto i nostri governanti pensano di poter continuare con questa guerra? Quanto sono disposti ad alzare l’asticella del rischio nucleare?

Sarebbe inoltre utile che si chiarisse qual è l’obiettivo di tale aiuto. Il risultato atteso è che l’Ucraina non perda la guerra oppure che l’Ucraina la vinca e quindi la Russia sia sconfitta. Non pare di cogliere chiarezza rispetto a tale fondamentale quesito. È evidente che la seconda ipotesi aprirebbe scenari gravissimi, con un’escalation pericolosissima.

Putin deve capire che non ha speranza nell’insistere a sfondare il fronte ucraino, ma nello stesso tempo deve cogliere che c’è una via di uscita che non sia l’umiliazione della Russia. Questo è possibile solo se l’Ue intraprende un’azione diplomatica seria e convinta. Questo dovrebbe avvenire anche autonomamente dagli Stati Uniti i cui interessi e il cui coinvolgimento non coincidono con quello europeo.

In tale prospettiva come cittadini e credenti è importante dare un segnale chiaro e convinto partecipando alle iniziative di pace che in questi giorni si svolgono in varie parti del Paese per chiedere con forza che non parlino solo le armi. In tale prospettiva, peraltro, vale la pena richiamare l’enciclica Pacem in terris di Papa Giovanni XXIII di cui quest’anno ricorrono i 60 anni dalla promulgazione, che indicava quattro principi che sono oggi più che mai validi: la libertà, la giustizia, la verità e l’amore.

Per chi crede questi sono giorni in cui inizia la Quaresima, tempo per eccellenza di conversione. È il tempo propizio per intensificare la preghiera nella consapevolezza che la pace è, come ci dice papa Francesco, dono che viene dall’alto perchè da soli, come mostrano i fatti, non siamo in grado di custodirla.

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