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Turchia: Santa Sophia “islamica”, il dolore del Papa

Il Consiglio di Stato turco apre al culto islamico la basilica bizantina, divenuta museo nel 1934. Don Raimondo Sinibaldi: «Erdogan ha rotto l'equilibrio della visione laica di Ataturk».
La basilica di Santa Sophia ad Istanbul.
di Andrea Frison

È uno strappo che ha scosso il mondo religioso la decisione del premier turco Erdogan di trasformare in moschea la basilica di Santa Sophia, a Istanbul. E tra le molte reazioni, va registrata quella di papa Francesco, che durante l’angelus della scorsa domenica si è detto «molto addolorato». Edificata nel 537 dall’imperatore Giustiano, Santa Sophia è stata sede del patriarcato di Costantinopoli e luogo delle incoronazioni degli imperatori bizantini. Nel 1453 venne conquistata dai turchi che la trasfromarono in moschea e tale rimase fino al crollo dell’Impero Ottomano quando il presidente Ataturk, applicando la sua visione di una Turchia laica, trasformò l’edifico di culto in museo nel 1934. E tale è rimasto fino a pochi giorni fa, con la sentenza del Consiglio di Stato turco che ha riaperto l’edificio al culto musulmano (già il 24 luglio dovrebbe svolgersi la prima cerimonia religiosa). Decisione, peraltro, presa a ridosso del 15 luglio, quarto anniversario del fallito golpe contro Erdogan. A niente sono serviti gli appelli, del patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, per il quale – riporta AsiaNews – la decisione di trasformare Santa Sophia in moschea spingerà allo scontro cristianesimo e islam in quanto “la sacralità di Santa Sofia costituisce, il centro vitale, dove si incontrano occidente e oriente, per cui la sua conversione in moschea sarà causa di rottura tra questi due mondi. Ė assurdo che Santa Sofia, punto d’incontro e ammirazione tra questi due mondi, diventi causa di scontro tra loro”.

Anche l’Unione europea ha manifestato contrarietà alla scelta. «La storia, il patrimonio culturale e anche il futuro della Turchia, che resta oggi un prezioso alleato Nato, sono indissolubilmente legati al dialogo con la civiltà europea e con le diverse tradizioni religiose – ha commentato l’eurodeputato Patrizia Toia, a margine della sessione plenaria dell’europarlamento a Strasburgo -. La riconversione in moschea di Santa Sofia non è solo un gesto di chiusura al dialogo interreligioso, ma un vero e proprio tradimento delle radici e della storia della Turchia, cioè esattamente il contrario di quello che afferma il presidente Erdogan quando parla di sovranità nazionale».

Alla luce di tutto questo, «le parole forti del Papa sono comprensibili», afferma don Raimondo Sinibaldi, direttore dell’Ufficio pellegrinaggi della Diocesi. Don Raimondo è un profondo conoscitore della basilica di Santa Sophia e anche lui riconosce che la decisione turca «ha fatto venir meno il punto di equilibrio individuato da Ataturk e fondato sulla neutralità del luogo. Ora immagino che la basilica rimarrà aperta alle visite di turisti e pellegrini, ma che il venerdì sarà inaccessibile per la preghiera islamica e che verranno schermati i mosaici bizantini e i riferimenti al cristianesimo». Secondo don Raimondo, inoltre, c’è un lettura geopolitica nella quale va inserita la decisione turca, ovvero «il desiderio di Erdogan di ripristinare in forma riveduta e aggiornata l’Impero Ottomano. A questo fine la religione islamica viene strumentalizzata ed è necessario avere un punto di riferimento importante per il culto del nuovo “impero”: Santa Sophia, appunto».

L’auspicio è quello che la basilica rimanga meta di visite e pellegrinaggi, un punto sul quale le autorità turche non hanno manifestato nessun segnale contrario. «La visita alla basilica di Santa Sophia, dedicata alla sapienza di Cristo, è un’immersione nel mondo cristiano bizantino, quello che per quasi 1500 anni ha custodito il cristianesimo in Oriente. Tre quarti dei luoghi di culto in Terra Santa sono stati realizzati e custoditi dagli imperatori bizantini. Il luogo non sarà interdetto, ma in ogni caso, dall’islam turco, è arrivato un messaggio chiaro: “qui comandiamo noi”».