In primo piano Intervista

Tornielli: «C’è chi vuole una chiesa-azienda»

di Lorenzo Brunazzo

Conflitti, guerre di potere, abusi e scandali: cosa sta davvero succedendo nella Chiesa? A questa scabrosa domanda dichiara di voler dare una risposta, fin dal sottotitolo, il libro dei giornalisti Andrea Tornielli e Gianni Valente Il giorno del giudizio (Piemme, pp 282, euro 17,90) che verrà presentato a Gallio, in auditorium, mercoledì 2 gennaio alle 20.45.

Tornielli e Valente, uno fino ad oggi responsabile e l’altro collaboratore del sito “Vatican insider”. Andrea Tornielli non più, infatti, in questi giorni è stato nominato direttore editoriale del Dicastero della comunicazione vaticana.

I due partono da una disanima del “dossier Viganò”, uscito a fine agosto, in cui l’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti accusa papa Francesco di aver protetto a oltranza il vescovo Theodore Mc-Carrick, cardinale arcivescovo di Washington dal 2000 al 2006, accusato di abusi sessuali su seminaristi adulti e anche, nell’autunno 2017, di abusi su un minore. Ed esige le dimissioni del Papa per essere venuto meno al principio di totale trasparenza da lui più volte chiesto ai vescovi e ai fedeli. Ne parliamo con Andrea Tornielli.

Tornielli, il “dossier Viganò” è stato solo un episodio “spiacevole” o si è trattato di un fatto più grave?

«Ci sono due fattori nuovi: uno è l’uso spregiudicato dei dossier per colpire le persone più in alto. C’è un nunzio apostolico che colpisce il Papa attuale con un dossieraggio evidentemente falso e riceve il sostegno di decine di vescovi cattolici americani. Ma la cosa dal nostro punto di vista più grave è la perdita della coscienza da parte di questi vescovi di ciò che la Chiesa è; si dimentica il codice di diritto canonico e si confonde la Chiesa con un’azienda».

«Ma c’è un popolo di Dio che non va dietro alle divisioni e conosce il valore essenziale dell’unità attorno a Pietro»

Papa Francesco ha deciso di non rispondere direttamente e ha invece invitato i giornalisti a leggere il dossier e a valutarlo, invitando nel contempo pubblicamente i fedeli di tutto il mondo a pregare per l’unità della Chiesa. Ha fatto bene?

«Pensare che il Papa debba dare una risposta laica alle accuse significa pensarsi al di fuori della Chiesa. Questi dossieraggi non si risolvono con il contrattacco verbale ‘da talk-show’. Toccano sul vivo la coscienza della Chiesa per cui la risposta della preghiera e della penitenza, della conversione, è quanto di più reale e autentico ci può essere da parte di chi crede che il peccato non si combatte con le norme, ma con la conversione dei cuori. Nel contempo il Papa non ha voluto aprire processi sul passato e quindi scaricando le responsabilità sui predecessori. È evidente che sono stati compiuti errori di valutazione, ma non sono i primi né saranno gli ultimi».

Veniamo al vostro libro. Perché avete deciso di scriverlo?

«Abbiamo voluto smascherare la finalità assolutamente strumentale delle accuse al Papa, fatte proprio da quelle persone che fino a qualche anno fa s’inalberavano se qualcuno parlava dell’importanza di mettere gli psichiatri in seminario, perché credevano che le uniche risposte da dare fossero quelle clericali. E oggi sono diventate fan di un certo tipo di pratiche solo per attaccare il Papa. Pensare di accusare il Papa attuale è assolutamente strumentale. Questa consapevolezza, che oggi sembra persa da parte di alcuni, consiglierebbe di evitare l’atteggiamento dell’angelo giustiziere con la spada di fuoco; non c’è nessuno oggi che, dentro la Chiesa, si possa alzare e scagliare la prima pietra».

La vostra indagine pone anche l’accento sulla speranza che consente di guardare al futuro. In cosa è riposta questa speranza?

«Mi ha colpito moltissimo l’appello che il Papa ha fatto a fine settembre, quando ha chiesto al popolo di Dio di tutto il mondo di recitare il rosario ogni giorno di ottobre pregando in particolare perché la Madonna ponga la Chiesa sotto il suo manto protettivo: per preservarla dagli attacchi del maligno, il grande accusatore, e renderla al tempo stesso sempre più consapevole degli abusi e degli errori commessi nel presente e nel passato. Mi ha colpito vedere come tante persone, tante famiglie e comunità abbiano preso sul serio questo invito. Ci sono divisioni all’interno della Chiesa, molto mediatiche, molto autoreferenziali, molto basate sui social. Ma c’è un popolo di Dio che, grazie a Dio, non va dietro a queste cose, conosce il valore essenziale dell’unità attorno a Pietro. L’invito di papa Francesco non è caduto nel vuoto e questo è il vero, serio motivo di speranza. C’è un popolo di Dio che prende sul serio le parole del Pontefice, che non legge la vita della Chiesa con i titoli dei giornali, o peggio con le fake news dei social media, anche quando si dicono cattolici e ortodossissimi e falsano sistematicamente la realtà».

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