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“Tessitori di fraternità” in una Chiesa missionaria.

La Giornata missionaria 2020 dal titolo “Tessitori di fraternità”, che si celebra domenica 18 ottobre in tutto il mondo e che ha nella veglia di venerdì sera 16 ottobre in Cattedrale a Vicenza un momento particolarmente significativo, interpella ciascuno a livello personale. Il Messaggio del Papa per l’occasione ha, infatti, un carattere vocazionale chiaro fin dal titolo. 

Lì si citano le parole tratte dal profeta Isaia: “Eccomi, manda me”. «È un messaggio diretto, personale, rivolto a ciascuno di noi  – nota Agostino Rigon, direttore dell’Ufficio missionario diocesano -. Il Regno di Dio è affidato alla responsabilità di ogni uomo e di ogni donna e questo perché ciascuno di noi possa continuare questa creazione riproducendo lo stile di Dio. In tale prospettiva è fondamentale – ci ricorda papa Francesco – che tutti noi ci sentiamo, partecipi  e corresponsabili e la nostra risposta è fondamentale». 

Questa responsabilità personale sarà sottolineata in modo speciale durante la veglia missionaria in presenza. «L’appuntamento  presiduto dal vescovo Beniamino – spiega Rigon – vede il mandato articolato su tre momenti». Il primo è quello che sarà affidato ai nuovi componenti (25 circa) dei gruppi ministeriali che avrebbero dovuto riceverlo già nella Pentecoste scorsa; il secondo mandato sarà quello che mons. Pizziol darà ai partenti (don Lorenzo Dall’Olmo come fidei donum) e agli otto ripartenti. 

C’è infine un terzo mandato che è quello «rivolto a tutti, cercando però di riconoscere tra i carismi. Il Vicario generale chiamerà per questo rappresentanti di associazioni, gruppi, movimenti e dei diversi ministeri presenti all’interno del popolo di Dio». 

In tale prospettiva la veglia evidenzia una comunità in cammino impegnata come Chiesa diocesana a rispondere alla chiamata del Padre. In particolare il mandato a don Lorenzo Dall’Olmo testimonia una comunità ecclesiale che, proprio in un momento in cui, per la scarsità di preti, le decisioni da assumere sembrerebbero dover essere altre, non cessa di darsi gratuitamente. «Questo è un segno splendido – commenta il direttore dell’Ufficio missionario – che riconferma la verità del Vangelo che ci dice che non si dà perché si ha, ma perché siamo stati amati gratuitamente, immeritatamente per cui noi dobbiamo continuare a dare. La gratuità, direbbe don Bruno Maggioni , è la prova del nove per un cristiano per per la Chiesa». 

Questa decisione richiama alla memoria di Agostino Rigon l’importante documento della Chiesa dell’America Latina della Conferenza di Puebla dove si afferma che «siamo chiamati a dare nonostante la nostra povertà o a partire dalla nostra povertà». «In un contesto in cui i particolarismi e i nazionalismi tendono a chiudersi e a difendersi – prosegue Rigon – e anche all’interno della Chiesa qualcuno afferma che “abbiamo tante necessità”, questo è proprio il momento in cui, penso, si debba tenere continuamente aperta questa finestra».

La struttura della veglia ribadisce come la missionarietà sia uno degli assi portanti del cammino pastorale della vita della nostra chiesa diocesana. 

«Questo è vero – commenta Rigon – sopratutto in continuità con quello che abbiamo vissuto lo scorso anno con il mese straordinario missionario, con il tema “Battezzati e inviati”. Quest’anno quella scelta è ribadita con il mandato a tutti, vicini e lontani, in scambio di gratuità, generosità e responsabilità a servizio del bene comune». 

La Giornata missionaria mondiale 2020 ci ricorda anche le grandi ingiustizie che ci sono nel mondo e che il Covid-19, se possibile, ha enfatizzato. «Nel primo capitolo dell’enciclica “Fratelli tutti” papa Francesco parla delle “ombre di un mondo chiuso” e mostra quanto sia necessario, come diciamo con la veglia, essere tessitori di fraternità. La malattia, la sofferenza, la paura, l’isolamento ci interpellano. La povertà – insiste Francesco – di chi muore solo, di chi è abbandonato a se stesso, di chi perde il lavoro e il salario, di chi non ha casa e cibo ci interroga. In questa tessitura – commenta in conclusione Rigon – si nasconde il lavoro sottotraccia di milioni di persone che permettono che il mondo possa andare avanti, perché riescono tutti i giorni a costruire relazioni di giustizia, di euguaglianza in modo fraterno».