Editoriali

È il tempo del silenzio

di Mons. Beniamino Pizziol

Carissimi fratelli e sorelle, nella difficile situazione che tutti stiamo vivendo, è emerso in ciascuno di noi con forza un bisogno profondo di comunicare, di intensificare i rapporti, di intrattenerci con un messaggio o con una telefonata, di cercare nuove forme di vicinanza.

“Ti sono vicino” – “un forte abbraccio” – “ti penso”, sono queste le espressioni con cui cerchiamo di farci vicini agli altri e che ci rincuorano e ci donano un po’ di calore e di gioia. Vi ringrazio, con tutto il cuore, per i molteplici segni di affetto e di vicinanza spirituale che mi avete manifestato in questo tempo di dolore e di speranza.

Anch’io ho desiderato con cuore di padre e di pastore, mantenere il più possibile vivo il contatto con voi fedeli, consacrati, diaconi e presbiteri, della nostra amata diocesi di Vicenza, attraverso alcuni messaggi e video messaggi, con la condivisione della Santa Messa quotidiana e coinvolgendo tutti, con grande fede ed emozione, nell’Atto di Affidamento alla nostra Madonna di Monte Berico.

Accanto alle parole dei responsabili della vita pubblica, dei cronisti che ci mettono al corrente della situazione, dei medici e degli operatori sanitari che lottano per portare sollievo e guarigione ai malati, sentiamo forte il bisogno di quelle parole di fede e di speranza, che prima di noi hanno accompagnato e sostenuto tanti uomini e tante donne, di generazione in generazione.

In questi giorni tribolati abbiamo cercato consolazione, forza e coraggio nell’ascolto della Parola di Dio, offerta dal Papa nella sua predicazione e testimoniata nei suoi gesti semplici ed efficaci, e così pure nella predicazione e nei gesti dei nostri pastori.

Nella celebrazione del Triduo Pasquale, che quest’anno vivremo nella piccola chiesa domestica, sentiremo, con più intensità e con maggior passione, parole capaci di trasformare la vita delle persone, delle comunità e dell’intera famiglia umana.

Queste parole, se ascoltate con apertura del cuore e della mente e se fatte fruttificare nell’impegno quotidiano, possono davvero cambiare la storia dell’umanità.

Sabato sera vi invito ad ascoltare, riuniti nelle vostre case, in religioso silenzio, il canto del Preconio pasquale che aprirà la solenne Veglia della notte di Pasqua:

‘Gioisca la terra inondata da così grande splendore: la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo… Questa è la notte in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte risorge vittorioso dal sepolcro”.

Questo messaggio ha attraversato i secoli, è stato accolto e tramandato da schiere innumerevoli di credenti e, tramite i nostri nonni, i nostri genitori, i nostri pastori, gli educatori e i catechisti ha raggiunto ciascuno di noi e nella fede è diventato fondamento, centro e compimento della nostra esistenza.

Nel giorno di Pasqua ascolteremo poi la sequenza che recita così: “Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello, il Signore della Vita era morto, ma ora, vivo trionfa”.

Si parla di una dura lotta tra la morte e la vita, che è stata ingaggiata e vinta da Gesù. Egli ha attraversato l’oscurità, il dolore della morte, ma con la forza del suo amore, ha vinto la morte.

L’amore è più forte della morte.

Nella fede in Gesù Risorto possiamo, allora, anche noi affrontare l’aspra lotta tra la morte e la vita, che scorre sotto i nostri occhi ogni giorno, con i suoi tristi lutti, ma anche con le sue numerose vittorie.

In attesa di poter sentire la tanto desiderata notizia “la pandemia è finita” nel nostro Paese e nel mondo intero, perseveriamo nella fede, impegniamoci a fare scelte responsabili e a esprimere solidarietà verso le persone più fragili e più indifese; non temiamo di ripetere tra di noi “Gesù è risorto e con Lui risorgeremo anche noi”.

Ripetiamo con gioia queste parole per tutti gli uomini e le donne del mondo, come un’umile e potente preghiera di fiducia e di intercessione.

Con questa fede e con queste parole desidero porgere a ciascuno di voi e a tutti voi il mio più sentito e cordiale augurio di Santa Pasqua.

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