Intervista

Suor Ancilla Giuriato: «Mi innamorai del Signore da bambina e non ebbi dubbi»

Riproponiamo un'intervista uscita il 25 ottobre 2015, sulla versione cartacea de La Voce dei Berici, per i 70 anni di vita religiosa della Dorotea che ieri, 14 aprile, è salita in cielo. È un modo per ricordare la sua gentilezza, i sorrisi, la gioia di vivere, la calda accoglienza che donava a tutti in Vescovado. Suor Ancilla si è spenta a 94 anni, a Villa Sant'Antonio a Monte Berico.
Suor Ancilla Giuriato, per 16 anni è stata addetta all'accoglienza in Vescovado a Vicenza.
di Marta Randon

Chi scrive le ha toccato più volte gambe e braccia, ben coperte dalla veste nera, sorrisi e abbracci, e poi ancora le mani che si incrociano: arrivare così a 89 anni e mezzo è un dono grande e c’è da metterci la firma. Suor Ancilla il 28 ottobre festeggia 70 anni di vita religiosa tra le Suore Maestre di S. Dorotea, Figlie dei  Sacri Cuori. L’abbiamo corteggiata per più giorni. Non ne voleva proprio sapere di raccontare dell’infinito amore per il Signore cominciato da giovanissima, a 11 anni. «Santo Paradiso guarda che cosa me combina sta signora. Ci vuole come minimo l’autorizzazione di Madre Emma», ha insistito.
Per fortuna la Madre Generale ha accettato volentieri questa intervista (ecco che cosa significa davvero l’obbedienza…) ed eccomi qui a raccontarvi di Antonietta Giuriato, lucida, svelta, simpatica, instancabile Dorotea che dal 30 novembre 2003 presta servizio nella portineria del Vescovado, in piazza Duomo, dopo tanti anni di insegnamento alle scuole elementari. Un po’ di dati danno subito l’idea di chi ci troviamo davanti: otto Papi (da Pio XI a Francesco), sei Vescovi di Vicenza (da Rodolfi a Pizziol), sette madri generali (da Madre Azelia a Madre Emma), dodici presidenti della Repubblica (da Einaudi a Mattarella). È tutto scritto, documentato da decine e decine di immagini: in preghiera privata con Giovanni Paolo II «ero alla sua sinistra, aveva la casula un po’ su e avrei tanto voluto sistemargliela»,  la cresima ricevuta da mons. Rodolfi, i cordiali incontri con mons. Nonis.
Finiva la Seconda Guerra Mondiale, nasceva il nostro giornale e lei emetteva i voti: castità, povertà ed obbedienza. Aveva 19 anni.

Suor Ancilla, quando ha deciso di farsi suora?
«L’ho sempre desiderato, fin da bambina. Ho sempre avuto la Chiesa in mente, mi sono sempre sentita attratta da Dio. Mio padre era il sacrastano della chiesa di Cresole, un uomo gentile e ironico, mi portava con sè. Nel 1937 entrai in Ancellato a Monte Berico. Avevo sentito parlare di don Bosco e sarei voluta andare a Torino. Mia madre mi disse che non mi avrebbe più vista e mi consigliò Monte Berico. La ascoltai».

Ancilla è un nome che ha  scelto lei?
«No, una volta i nomi venivano imposti. Quando iniziai la professione era appena morta una bravissima professoressa, suor Ancilla. Mi diedero il suo nome».

Ha rinunciato alla maternità, le è mai pesato?
«Ho avuto tantissimi bambini in più di 25 anni di insegnamento. Ogni bambino mi parla di Dio. Anche per strada non riesco a non fermarmi e accarezzarli».

Che bambina era?
«Eravamo in otto fratelli. Due prima di me non sono riusciti a compiere i due anni di vita. Dopo ne nacquero cinque. Ero vispa, mi sono sempre data un gran da fare per aiutare la mia famgilia. Raccoglievo le viole, i bruscandoli e  poi li vendevo. Compravo i quaderni per i miei fratelli e preparavo loro i grembiulini. Prima di entrare a Monte Berico ho lavorato come sarta».

Tra i tre voti, qual è il più difficile da rispettare?
«Della castità guai, sono la sposa di Cristo. Obbedienza e povertà: bisogna dipendere in tutto e per tutto. Anche se ho bisogno di un paio di calze nuove. Per me è un piacere. Sono sempre stata felice della mia vita».

Vuole dire che se ha voglia non va a bersi un cappuccino qui davanti al Bar degli Scrigni?
«No, non ne sento la necessità. Faccio già la mia colazione alle 7 con pan biscotto e the».

Ha incontrato sei Vescovi. Mi dice un aggettivo per ognuno? Facciamo che per l’attuale non vale.
«Per mons. Rodolfi e mons. Onisto ero troppo giovane. Con mons. Nonis avevo un legame speciale, per lui ero come una sorella, mi voleva tanto bene. Era magnifico in tutto. Mons. Nosiglia ha una sensibilità unica capita da pochi».

Ha un Papa preferito?
«Ho amato tutti e amo Francesco, ma Giovanni Paolo II è speciale. Ho cominciato a scrivergli nel 1981,ogni Natale, Pasqua e compleanno, mi ha sempre risposto e ho catalogato tutto. Gli ho stretto la mano più volte, ho pregato con lui nella sua chiesetta a Roma, mi ha dato tanta gioia».

Come si informa, legge i giornali?
«Guardo la sera il Tg2, ogni giorno porto al nostro Vescovo i quotidiani. Quando me li riconsegna do loro una sbriciatina».

La Chiesa è tanto cambiata, che cosa ne pensa?
«La Chiesa è nelle mani di Dio. È lui che guida, che decide, evidentemente c’è un disegno. Francesco dice sempre che anche la Chiesa è peccatrice e sono peccatrice anch’io. Scriva che sono vissuta sempre con tanta gioia e ringrazio ogni giorno il Signore per il dono ineffabile che mi ha fatto».