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Suor Albarosa Bassani: «Vi racconto chi sono i santi di oggi»

Suor Albarosa Ines Bassani, lavora come consultore storico delle cause dei santi per la Santa Sede.

Dimenicate la perfezione, la bontà ad ogni costo. Ai santi di oggi la Chiesa perdona il caratteraccio, i nervosismi, le debolezze, le scivolate. «Tutti, potenzialmente, possiamo diventare Santi» dice suor Albarosa Ines Bassani, dorotea, consultrice storica delle cause dei santi in Vaticano, che sta lavorando alla sua centesima causa. Una piccola rivoluzione cominciata da Giovanni Paolo II, e rilanciata e valorizzata da Francesco con ‘la santità della porta accanto’. «L’importante – sottolinea la dorotea – è seguire l’esempio di Gesù con amore incondizionato».

La santità secondo Papa Francesco

«Nell’esortazione apostolica “Gaudete et exsultate” – continua la religiosa – Francesco parla della “classe media della santità”. Il Papa scrive che “per essere santi non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi” come avveniva un tempo. La santità non è riservata “a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera”».

Per il Papa “tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova” e cita il popolo paziente, i padri che lavorano, le madri che si prendono cura dei figli, la dedizione dei nonni.

Il modello posto, quindi, è quello delle persone normali che cadono e si rialzano. Il venerabile don ToninoBello vedeva ‘frammenti di santità’ anche in Bortolo, senza tetto che viveva in una scatola di cartone che per il sacerdote era l’ostensorio.

Come si diventa Santi

L’iter classico della chiesa cattolica verso la canonizzazione è lungo: prevede la necessità del riconoscimento di un miracolo per la beatificazione, di un secondo per la santità. Ma ci sono delle eccezioni. San Giovanni Battista Scalabrini, ad esempio, il 9 ottobre scorso è stato canonizzato senza il secondo miracolo.

«Nel caso del vescovo di Piacenza si parla di canonizzazione equipollente – spiega suor Albarosa -. L’iter per la canonizzazione in casi speciali si può ridurre. Scalabrini non è l’unico. Prima di lui, ad esempio, il vescovo Gregorio Barbarigo, beato, fu proclamato Santo da Papa Giovanni XXIII nel 1960 con canonizzazione equipollente». La canonizzazione è un atto di evangelizzazione. «Un atto di catechesi del Papa che nella chiesa è il legislatore e, in quanto tale, può sorpassare la legge – continua suor Bassani -. Francesco propone modelli di sanità ai fedeli e le canonizzazioni spesso sono legate al periodo storico che stiamo vivendo. Il Papa “sceglie” i Santi per dirci e insegnarci qualcosa. La questione immigrati oggi è di grande attualità quindi il Papa ha combattuto e voluto canonizzare Scalabrini, il santo degli immigrati».

Non conta la perfezione ma il cammino

Tornando alle debolezze di ognuno di noi, il pensiero va al Santo bevitore: «Un tempo i santi nell’immaginario erano perfetti, iraggiungibili – spiega suor Albarosa -. Giovanni Paolo II ci ha detto che non è importante la perfezione, ma il cammino. Sono addirittura sufficienti gli ultimi 5-10 anni di vita. Quindi sono “valide” le conversioni. Pensiamo anche al buon ladrone. È un ladro, è colpevole, è stato condannato. Sul punto di morte riconosce Dio, riconosce il Paradiso. Gesù intuisce chi ha di fronte e lo vuole con sé. La canonizzazione dà la certezza del Paradiso. Ed è quello che ha fatto Gesù con il buon ladrone».

Santità “contadina”

Un esempio di santità ‘normale’, definita anche ‘contadina’ ci arriva da Santa Maria Bertilla Boscardin. L’urna con le sue spoglie è rientrata da poco in Casa Madre a Vicenza dopo un lungo pellegrinaggio in occasione dei 100 anni dalla morte. «Tutte le azioni e le scelte di Annetta erano in nome di Gesù. In queste ultime settimane ho seguito l’urna e mi ha stupito il mare di devozione nonostante siano passati così tanti anni».