Editoriali

Il suono della campanella

di Alberto Campoleoni

Tornano a suonare le campanelle degli istituti scolastici. E questa volta non è un rito scontato, ma un misto di sollievo e timore, un suono atteso e temuto nel contesto generale del Paese e di un mondo che ancora combatte con il nemico invisibile del virus Covid.

Un suono atteso: perché, a dirla tutta, i ragazzi e le ragazze, i bambini e le bambine, le donne e gli uomini del mondo della scuola non ne possono più di quell’attività “sospesa” che ha caratterizzato i mesi passati. La didattica a distanza, gli incontri online, le interrogazioni con tanto di telecamera e la sostanziale impreparazione del mondo scolastico a una strumentazione tecnologica che non ha rivoluzionato la didattica, semplicemente ha reso più difficili, se non impossibili, quei rapporti umani, educativi, che sono la sostanza della scuola.

Da anni si discute di scuola e tecnologia. Uno degli insegnamenti più forti che viene da questo tempo di emergenza è che non bastano gli strumenti, non bastano le connessioni e la banda larga (che tra l’altro non ci sono in modo sufficiente), non bastano i tablet in classe che qualche anno fa sembravano la scoperta rivoluzionaria di alcuni istituti.

No: la tecnologia richiede ben altro al mondo della scuola (una vera rivoluzione della didattica e del modo di studiare/ apprendere, che ancora non si è visto) e soprattutto non sostituisce il “core business”, cioè l’incontro, fisico e spirituale, tra persone, tra generazioni.

Tornare in classe è, per questo, un momento atteso e la vecchia campanella sembra prendersi la rivincita su monitor e pc. Tornare in classe con tutte le precauzioni, certo, ma tornare. In modo deciso e senza timori. Il Ministero ha stanziato risorse per tamponi diagnostici, ha stipulato accordi con le Asl, si discute del green pass… insomma, sicurezza: ma in classe.

E a questo proposito ecco i timori. Certo la paura del contagio non è sparita con l’estate. Al di là degli “incontri ravvicinati” nelle aule ci sono tutti i problemi legati agli assembramenti fuori dagli istituti, alle procedure di entrata e uscita, ai trasporti. Anche questi temi fanno capire come la “questione scuola” sia tutt’altro che un settore isolato della società, ma una trama trasversale per il Paese e la “comunità educante”.

Non a caso nei giorni scorsi il ministro Patrizio Bianchi ha voluto incontrare i rappresentanti del Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori della Scuola (FONAGS), proprio in vista della ripresa di settembre. Lo riporta una nota del Ministero, che spiega come si sia trattato di un confronto con al centro i temi dell’inclusione scolastica, del diritto allo studio e in particolare della necessità di un rinnovato dialogo tra scuola e famiglie.

“Ho voluto incontrarvi per condividere obiettivi, strategie, illustrare il lavoro che stiamo facendo come Governo e ribadire il massimo impegno del Ministero e di tutto il personale”, ha detto Bianchi, rassicurando poi sulle questioni sanitarie. “Ci stiamo preparando da tempo” per la ripartenza, ha sostenuto, “con serietà e senso di responsabilità” e ha anche accennato alla questione del green pass che suscita tante polemiche: “È uno strumento prezioso per garantire sicurezza e tutela dei più fragili. Come ho già detto, sosterremo le scuole nella sua applicazione”.

L’obiettivo? Lavorare insieme, condividere le responsabilità, pensare la scuola come un bene prezioso per tutto il Paese. Tornare in classe è una scommessa da vincere.

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