Editoriali

Sui conti serve “un’operazione verità”

di Lauro Paoletto

Tutto cominciò con Silvio Berlusconi. Come non ricordare le sue roboanti promesse: “Meno tasse per tutti” e simili e poi le svariate rassicurazioni sull’Italia tra i Grandi del Pianeta. Peccato però, che poi ci pensarono i mercati, per i quali contano molto di più i fatti che le parole, nel 2011 a fermarne le ambizioni e a riportare (in modo drammatico) il senso della vera realtà sulle (drammatiche) condizioni economiche del Paese.

Proseguì poi Matteo Renzi con le sue altrettanto mitiche slide con le quali cercava di rassicurare gli italiani, contro i gufi (mai così famosi nella storia repubblicana) che la crisi era passata e che il Pil era tornato in positivo dopo anni di recessione. Il Pil positivo era un dato di realtà, meno il fatto che la crisi fosse passata per tutti gli italiani. Una parte importante di questi, infatti, ancora faceva fatica ad arrivare a fine mese e anche per questo sentì come una provocazione l’annuncio del premier della passata crisi.

Ora sulla scena ci sono Di Maio e Salvini i quali a giorni alterni cercano, a colpi di tweet, di infondere ottimismo ai propri connazionali annunciando che con il prossimo decreto il Paese tornerà a correre e a crescere.

In tutto questo la fantasia di nomi suggestivi ed evocativi per i provvedimenti legislativi si spreca. Decreto “Sblocca cantieri”, decreto “Crescita” solo per citare quelli di stretta attualità, tanto attesi, dall’esecutivo giallo-verde.

Qualcuno pensa, in particolare in politica, che la narrazione contribuisca, di per sé, a creare la realtà. La storia recente, però, ha provveduto a dimostrare la parzialità di tale affermazione e che comunque prima o poi i conti con la cruda realtà bisogna farli.

I leader politici degli ultimi anni, alla ricerca di un rapporto diretto con l’elettorato, hanno mostrato di credere nel potere taumaturgico delle parole: basta pronunciarle perché quanto annunciato diventi realtà. Con loro poi, molto spesso, il nuovo provvedimento è “storico”, segna “un passaggio epocale”. Il problema è che non pochi italiani sembrano crederci. Non sappiamo se per disperazione, per distrazione o per effettiva convinzione. 

La realtà, però, è più forte delle parole e delle promesse. E così anche in questa stagione popul-sovranista da più parti arrivano segnali di preoccupazione per un autunno che si annuncia molto complicato per i conti pubblici. Questi, infatti, risultano gravati dai costi esorbitanti per tener fede a promesse elettorali (Quota Cento e Reddito di Cittadinanza in primis) mentre gli effetti promessi sulla ripresa economica, tardano a manifestarsi. Intanto ci sono le elezioni europee e bisogna presentarsi agli elettori con il sacco carico di promesse mantenute (non importa a che prezzo e chi lo pagherà).

Dopo tutte queste esperienze (di colore politico, peraltro molto diverso) è chiaro che il nostro Paese avrebbe bisogno di una grande “operazione verità”. Con il debito pubblico alle stelle, zavorra enorme per il presente e soprattutto per il futuro, non si possono fare miracoli. Gli spazi di manovra sono (per tutti) risicati. Abbiamo poi una serie di vincoli internazionali dai quali non possiamo chiamarci fuori (per una infinità di ragioni, la prima delle quali è che senza credibilità internazionale il peso specifico economico, politico, istituzionale di un Paese, crolla). Sappiamo bene, peraltro, che i problemi sono complessi. Magari bastasse un decreto per sbloccare i cantieri. L’Italia è lunga e le situazioni sono le più diverse. Anche il rimborso agli investitori truffati dalle banche sembrava un gioco da ragazzi e invece stiamo ancora aspettando. Ma non sarebbe meglio dire le cose come stanno? Noi italiani dovremmo capire  che i  politici non possono fare miracoli. Dovremmo aspettarci che facciano del loro meglio e lo facciano onestamente. Perché comunque, la realtà non solo è più forte dell’idea (come ci ha ricordato papa Francesco) ma anche del tweet di turno. Noi italiani dovremo cominciare a ricordarcelo.

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