Intervista

Stefano Allievi: «L’immigrazione ci serve, apriamo canali regolari di arrivo in Europa»

Il sociologo il 18 giugno è a Vicenza per la Giornata del Rifugiato
di Andrea Frison

«Il riconoscimento dell’asilo non ha più senso». È una voce fuori dal coro quella di Stefano Allievi, sociologo e docente dell’Università di Padova, che lunedì 18 giugno terrà una conferenza spettacolo in occasione della Giornata mondiale del rifugiato (l’appuntamento è al Centro San Paolo di Vicenza alle 20.45).

Allievi è autore del recente Immigrazione. Cambiare tuttolibro edito da Laterza che già nel titolo propone un approccio di rottura al tema delle migrazioni. A partire proprio dal riconoscimento dello status di rifugiato: «È un sistema che non ha più senso – spiega Allievi – pensato quando nel nostro Paese arrivavano poche centinaia di immigrati».

Invece adesso?

«Invece adesso i migranti sono soprattutto economici. Il problema è che in Italia sono stati chiusi tutti i canali di accesso regolare. Si può entrare solo irregolarmente, dichiarandosi rifugiati politici per poter restare. Così è andata a finire che siamo noi, con le nostre politiche, a insegnare ai migranti a mentire».

Cosa avremmo dovuto fare?

«Analizzare il mercato del lavoro, analizzare l’andamento democrafico, selezionare una quota di migranti. Anche perché i numeri li abbiamo tutti, basta chiederli».

Invece?

«Invece abbiamo nascosto la testa sotto la sabbia, abbiamo detto bugie. Non abbiamo fatto politica».

Eppure la scelta della fermezza nei confronti dei migranti è una scelta politica.

«Ragionare per slogan porta voti, vero, ma i fenomeni vanno governati. Agitare il conflitto, non risolve il conflitto».

Crede che l’Italia sia un Paese razzista? Che soffra di un deficit di solidarietà?

«Se si aprivano prima canali di immigrazione regolari non ci staremmo facendo questa domanda. Se ci fosse più integrazione, ci sarebbe meno razzismo, parola che, tra l’altro, non uso volentieri».

Perché?

«Perchè sembra che i buoni giudichino i cattivi. Preferisco un approccio più pragmatico».

Pragmaticamente: lo stop all’Aquarius è giusto o sbagliato?

«Intanto la riduzione degli sbarchi non l’ha iniziata Salvini ma Minniti. Detto questo, L’Europa non ha fatto niente per aiutare l’Italia e il tema delle migrazioni va portato a livello europeo.Che lo faccia anche Salvini è giustissimo. Fermare la Aquarius lo aiuterà in termini di consensi. Ma risolverà il problema? Non ne ho idea».

Prima accennava ai numeri, sostenendo che vanno riaperti canali regolari. Ci faccia qualche esempio.

«In Europa per ogni under 15 anni ci sono due 65enni. Siamo di fronte a un calo demografico che non ha precedenti. Bisogna avere il coraggio di spiegarlo alla gente».