Editoriali

Silvia non è sola

di Lauro Paoletto

Silvia Romano è ancora nelle mani dei criminali che martedì scorso l’hanno sequestrata a Chakama, un villaggio del Kenya.

La volontaria, 23 anni, originaria di Milano, lavora per la onlus marchigiana “Africa Milele” che opera nella contea di Kilifi, nel Paese africano. Lì segue un progetto di sostegno all’infanzia con i bambini di un orfanotrofio.

Dal 20 novembre non si hanno notizie di lei, anche se le autorità locali sono convinte che la giovane sia ancora viva.

Mentre in molti speriamo e preghiamo, vale la pena provare un ragionamento, fuori dall’isteria dei social scatenatasi nei giorni immediatamente seguenti.

Cosa c’è alla base della decisione di dedicarsi, a 23 anni, nel pieno della giovinezza, agli altri in situazioni particolarmente difficili, andando ad aiutare i bambini di queste periferie “a casa loro”? E come Silvia, molte altre e altri giovani che maturano scelte coraggiose e scomode.

Qualcuno, steso sul proprio divano davanti alla Tv, ha parlato di “smanie d’altruismo”. Altri sono andati giù ancora più pesante, con insulti vergognosi che evidenziano come la rete possa diventare una cloaca a cielo aperto, capace di raccogliere il peggio dell’imbecillità umana.

Eppure, l’impressione è che tali reazioni, in realtà, testimonino come questi giovani, con le loro scelte non scontate e convenzionali, ci provocano, ci ricordano che, magari, 30 – 40 anni fa’ qualcuno degli adulti che oggi si diverte a insultarli, era sceso in piazza a protestare contro la guerra in Vietnam, o contro gli armamenti, o aveva scioperato perché credeva che un mondo migliore fosse possibile.

Questi sfoghi vigliacchi diventano il modo per esternare una frustrazione, una delusione rispetto a sogni che, sicuramente, anche qualche adulto di questi aveva. Questi adulti oggi, forse, intuiscono che stanno lasciando a questi giovani un mondo non certo migliore, anzi. E allora invece che insultarli, sarebbe giusto e doveroso chiedere loro scusa, come ha fatto la Chiesa, come ha fatto papa Francesco alla conclusione del Sinodo loro dedicato.

Per fortuna ci sono tante “Silvia” che ci ricordano che è possibile credere in un mondo migliore. Questi giovani fanno notizia solo in situazioni drammatiche, come quella toccata alla volontaria milanese, ma in realtà la vera, bella notizia è che non si stancano di mettersi in gioco, di scommettere su un domani diverso.

Noi adulti dovremmo essere orgogliosi di loro e difenderli.

Sì, difenderli da chi è accecato dal proprio egoismo e dalla propria rabbia, da chi sputa sentenze stando comodamente seduto, da chi ha perso ogni speranza e ha il cuore arido.

Dobbiamo difenderli perché non perdano la loro spinta ideale: sarebbe una vera tragedia per tutti noi. Lo scrittore francese Georges Bernanos scriveva «È la febbre della giovinezza che mantiene il resto del mondo a temperatura normale! Quando la giovinezza si raffredda, il resto del mondo batte i denti».

È grazie anche a Silvia se non siamo ancora morti assiderati!

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