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«Settimanali diocesani presidio di informazione contro il Coronavirus»

Lo dice il sottosegretario all’Editoria, Andrea Martella, parlando della funzione dell'informazione in questo tempo in cui il Paese è colpito dalla pandemia.
di Filippo Passantino

«In questa situazione di emergenza, gli organi di informazione cattolica, che hanno sempre avuto una particolare sensibilità per le fragilità, stanno avendo un ruolo molto importante e penso che lo avranno anche quando l’emergenza sarà finita. Dietro ai numeri, ci sono vite, sofferenze e affetti. Quindi, si evidenzia la necessità di un linguaggio di attenzione e di prossimità». Lo dice al Sir il sottosegretario all’Editoria, Andrea Martella, parlando della funzione dell’informazione in questo tempo in cui il Paese è colpito dalla pandemia di coronavirus.

E sulle prospettive per il settore, appena l’emergenza sarà terminata. «La scoperta della nostra fragilità ci sfida a un nuovo modello di sviluppo ma anche a un modo di comunicazione diverso – evidenzia -. Penso servirà un grande sforzo culturale. Emergono tanti esempi di solidarietà e raccontarli fa bene perché danno speranza». Nelle parole di Martella, anche la consapevolezza che «l’informazione cattolica si caratterizza per una vasta cultura di sensibilizzazione sulle realtà spesso invisibili come quelle di anziani, disabili, immigrati e detenuti». «Questa sensibilità costituirà un elemento fondamentale per la ricostruzione nel “dopovirus”».

Quali impatti l’emergenza coronavirus sta avendo sul vostro lavoro?

«Intanto, il governo ha deciso che durante questa emergenza tutta la filiera della stampa fosse salvaguardata dalle restrizioni e che anche le edicole, proprio per la loro funzione di pubblico servizio, rimanessero aperte. Con il decreto Cura Italia abbiamo previsto misure in favore di tutto il settore. Appena l’emergenza sarà terminata, proseguiremo nel percorso di riforma ‘Editoria 5.0’, per mettere a sistema tutte le misure vigenti e per prevederne di nuove, a circa 40 anni dall’ultima legge organica. Inoltre, spero che si possa arrivare a breve all’approvazione dell’equo-compenso per i collaboratori dei giornali».

Quali saranno i capisaldi di questa legge?

«La prima scelta, già compiuta con la finanziaria di quest’anno, è stata quella del differimento fino al 2022 del taglio dei contributi all’editoria, fatto dal precedente governo, che aveva inciso fortemente sull’informazione cattolica. Abbiamo messo in campo, inoltre, una serie di strumenti per facilitare il turnover e le ristrutturazioni aziendali, come anche 20 milioni per la promozione della lettura dei quotidiani e dei periodici nelle scuole, anche paritarie. Prevediamo pure di rivedere il sistema di contributi pubblici per migliorarlo e il sistema di sostegno indiretto al mondo della stampa, attraverso il credito d’imposta, benefici fiscali e incentivi alla formazione del personale. Del resto, il sostegno pubblico alla stampa è un principio costituzionale, che deve essere garantito».

Un altro capitolo riguarda invece il copyright…

«È stato già avviato l’iter di recepimento della direttiva sul copyright attraverso la legge di delegazione europea. Il Parlamento dovrà approvarla, appena possibile, e spetterà poi al governo approvare tempestivamente i decreti attuativi. Ci permetterà di regolamentare il tema del diritto d’autore nel nuovo ecosistema digitale, garantendo la giusta remunerazione dei contenuti editoriali in rete».

Avete un’idea di massima dei tempi di approvazione di queste misure?

«Spero che ci siano le condizioni per presentare prima dell’estate la nuova legge Editoria 5.0. E confido che le nuove disposizioni sul copyright siano approvate entro fine anno».

In attesa della legge sull’Editoria 5.0, di quali benefici possono usufruire i settimanali cattolici?

«I settimanali cattolici vanno riconosciuti, perché sono punto di riferimento per i lettori e le comunità a cui si rivolgono. Quindi, meritano di essere sostenuti per il lavoro di prossimità che svolgono e perché rappresentano una voce che arricchisce il pluralismo. Oltre ad aver salvaguardato per queste testate la contribuzione diretta e le agevolazioni postali,

nel decreto Cura Italia abbiamo previsto la possibilità per le aziende che fanno pubblicità anche sui settimanali cattolici di beneficiare di un credito d’imposta del 30 per cento.

Ciò indipendentemente dal fatto che abbiano fatto pubblicità l’anno precedente o che l’abbiano incrementat»o.

Diversi settimanali cattolici, ma anche il quotidiano Avvenire, in questo tempo di coronavirus, hanno dato accesso gratuito alle proprie edizioni digitali. Come reputa questa iniziativa?

«In questa emergenza, sta venendo fuori con forza la domanda di buona informazione da parte dei cittadini. Ed è sicuro che molti di essi si rivolgano all’informazione che proviene dai settimanali diocesani. Credo che siano molto apprezzabili queste scelte fatte, perché danno un segno di attenzione verso le persone e garantiscono un’informazione affidabile. Così si può anche contrastare le fake news con un’informazione di qualità».