Globalizzazione

Sendy e Laphidil, cittadine del mondo

di Lauro Paoletto

Le due giovani, 28 e 27 anni, raccontano la loro esperienza di integrazione in Italia.

Sendy Regina Gutirrez Gonzales

Laphidil e Sendy sono due giovani con provenienze diverse, ma le stesse sfide a integrare culture e appartenenze differenti che neltempo si sono sovrapposte. Sendy Regina Gutierrez Gonzalez, 28 anni, di Vicenza, studentessa di architettura a Venezia è di origine honduregna. Laphidil Twumasi, 27 anni, pure residente a Vicenza, studentessa di ingegneria, è di origini ghanesi.

Sendy ha vissuto la sua infanzia tra Honduras e Messico per poi arrivare in Italia all’età di dieci anni. Honduras, Messico, Italia sono considerate da lei le sue tre case, dove è cresciuta e ha costruito la sua identità, integrando gli elementi delle diverse culture grazie anche alla mamma honduregna e al papà italiano. «Honduras – ci dice al telefono – per me è sempre casa e quando ne parlo mi si riempie il cuore. La stessa cosa vale per il Messico». Quando sente parlare di Honduras oggi, in particolare pensa alla «situazione difficile che sta passando tutto l’America Latina dal punto di vista sociale, politico ed economico. In Honduras le grandi difficoltà derivano anche dai fenomeni climatici estremi (uragani e tempeste) dello scorso dicembre».

Sotto il profilo culturale Sendy sente di aver ricevuto «come regalo sia dall’Honduras che dal Messico l’apertura verso le altre persone. La generosità è un aspetto che impari da bambino racconta – così come l’umiltà nel confronto con gli altri. Questa è una cosa che fa parte della mia identità. Accanto a questo aggiungerei la solarità. Sono tutte caratteristiche che fanno parte dell’identità in particolare di mia mamma. Questi sono stati i valori che lei ci ha trasmesso (siamo tre fratelli tutti nati in Honduras)». Rispetto all’integrazione con la cultura italiana Sendy non ha mai avuto grandi difficoltà avendo il padre italiano. «Sono cresciuta – sottolinea – con il confronto con la cultura italiana sia dal punto di vista della lingua che dell’alimentazione. Mio papà mi ha fatto scoprire la cucina italiana. Dove vado deve esserci sempre un piatto di pasta. Quando sono venuta in Italia a scuola un po’ di difficoltà l’ho avuta solo nella scrittura dell’italiano. Sono tutte ricchezze quelle che uno mette nella valigia – sottolinea per poi decidere cosa vuole fare».

Sendy ha vissuto positivamente l’integrazione tra le diverse identità italiana e honduregna fin da bambina. «Quando sono arrivata a Vicenza – commenta – io mi sono sentita subito in una terza mia casa. Da afroamericana e italiana sono stata fortunata. Tante persone vedendo il colore della pelle pensano che io sia straniera e che sia una persona che ha bisogno di essere formata. Io invece in tutte queste cose sono c
resciuta. Conosco un po’ anche il dialetto: lo capisco ma non lo parlo bene»
Finita l’università Sendy desidera tornare in Messico e lavorare là come architetto. «Questo è il mio sogno – ci dice – pur mantenendo il rapporto con questo Paese. La vera serenità la trovo là, nella prima casa che per me è il Messico. È quello che mi ha dato l’amore di una famiglia e dove vorrei costruire una famiglia. L’Italia è la mia terra e ovunque io vada avrò bisogno del mio piatto di pasta al pomodoro».

Laphidil Twumasi

Anche per Laphidil è stato importante l’aiuto che ha avuto dai genitori per elaborare una integrazione tra la cultura ghanese e quella italiana. «Mio papà e mia mamma sono arrivati prima di noi in Italia e mentre noi eravamo ancora in Ghana con la nonna – racconta – loro ci hanno preparati al nuovo Paese, a partire dalla lingua. In Ghana si parla inglese, ma loro hanno cominciato a insegnarci qualcosa di italiano prima di lasciare il nostro Paese». «I miei genitori – continua la giovane – mi hanno aiutato a guardare il mondo con uno sguardo diverso, partendo anche solo dalle stagioni. In Ghana è quasi sempre estate, al massimo qualche volta primavera. Qui in Italia ho invece scoperto anche l’inverno» puntualizza ridendo. La studentessa di ingegneria è arrivata in Italia a 12 anni e «l’integrazione non è stata traumatica. I miei genitori ci hanno aiutato con la lingua un po’ alla volta, facendoci guardare la Tv, in particolare cartoni animati». Del Ghana Laphidil si porta innanzitutto «il grande senso di comunità». Dal punto di vista culinario mangia sia italiano che ghanese ed è importante tenere questi elementi identitari. Laphidil, però, ammette di non riconoscersi in nessuna delle due identità. «Non sono pienamente ghanese, ma non sono neanche pientamente italiana. Per questo è importante avere un equilibrio tra entrambe. Diciamo che sono italo-ghanese». Laphidil frequenta sia la comunità cattolica ghanese che la sua parrocchia a Vicenza, e tiene insieme le due esperienze. «La comunità ghanese spiega – dal punto di vista della partecipazione e del coinvolgimento è più attiva di quella italiana. Facendo parte del gruppo giovani come animatrice cerco di portare questa vivacità tra i giovani».