Diocesi In primo piano

Seminario, un “faro” su Dio che chiama

La facciata del Seminario diocesano.
di Andrea Frison

Questa settimana il seminario diocesano ha chiuso un capitolo importante della sua storia. Mercoledì, infatti, è andata in scena l’ultima lezione del corso di teologia per i seminaristi. «Da qualche anno tutti i nostri studenti frequentano teologia a Padova – spiega il rettore don Carlo Guidolin-.Quella di mercoledì è stata l’ultima lezione, seguita da due giovani in cammino verso il diaconato». Domenica 27 gennaio è la Giornata del seminario, e quello raccontato da don Carlo è solo l’ultimo dei tanti cambiamenti che hanno toccato l’istituzione negli ultimi anni. «Oggi il seminario è molto diverso da quello che si poteva conoscere fino a una decina di anni fa – prosegue don Carlo -. Intanto non esiste più la comunità residenziale dei ragazzi delle medie. Per loro ormai da quattro anni, proponiamo il “Cammino Davide”, un percorso che si articola in un weekend mensile che i ragazzi trascorrono qui in seminario. La comunità delle superiori c’è ancora ed è composta da una decina di ragazzi, che frequentano gli istituti superiori della città. Infine, c’è la comunità della teologia, composta da 12 seminaristi che, appunto, ogni mattina si recano a Padova per seguire i corsi».

È, insomma, un seminario «meno abitato», quello che domenica vive la sua giornata in tutte le parrocchie della Diocesi, come unmomento di conoscenza e di sensibilizzazione. Ma il fatto che sia meno abitato, non significa che il seminario cessi di essere «un punto di riferimento», come lo definisce don Carlo, perché «è vero che non è più un “ambiente di vita”, ma sono convinto che il seminario serva ancora per mettere al centro della propria fede l’idea che il Signore chiama. In questo senso il seminario è un faro, un richiamo».

Don Carlo Guidolin, rettore del Seminario diocesano.

Tuttavia, don Carlo ne è consapevole, «il seminario è ancora percepito come una “cittadella autonoma”, tanto più che il tema della vocazione è completamente avulso dal patrimonio genetico delle nostre parrocchie. In fondo quella di diventare prete è una scelta particolare, vista ancora con sospetto anche da chi frequenta le parrocchie». Una scelta che, peraltro, sta vivendo un particolare momento di crisi, per i più svariati motivi. «Queste difficoltà, e le difficoltà di alcuni confratelli preti, anche giovani, che scelgono di prendersi un anno sabbatico o addirittura di rinunciare al ministero, hanno logicamente un riflesso all’interno della comunità, specie quella di teologia – racconta don Carlo -. È un tema di dialogo, interroga i seminaristi su come prepararsi ad essere prete. Il tema della crisi va integrato nel percorso formativo, perché ci dice che la nostra umanità non si spegne con l’essere prete. Non dobbiamo rispondere alla crisi cercando sicurezze impossibili da scalfire, anche se qualche giovane lo fa. Dobbiamo cercare sicurezze da rimodulare e rimotivare quando necessario». In questo senso, l’esperienza di studio a Padova è utile per i seminaristi vicentini, perché «si trovano a confronto con studenti di altri seminari, religiosi e anche laici, vivono la ricchezza del confronto e l’apertura culturale. Anzi, nei laici trovano una motivazione maggiore nello studio e questo li interroga e li provoca, perché qui, fino a pochi anni fa, era tutto mescolato: casa, scuola, cammino personale. A Padova, invece, vivono un distacco positivo».

Nei prossimi mesi, la comunità del seminario vivrà un ulteriore “distacco”. «A breve – spiega don Carlo – verrà firmato l’atto con cui la Diocesi diventerà proprietaria del seminario, finora un ente giuridicamente autonomo. Da quel momento i seminaristi saranno ancora più “ospiti” di questa casa, che oltre a loro ospiterà gli uffici diocesani e l’Azione cattolica». Un fatto alla luce del quale la Giornata del seminario di domenica acquista un maggiore significato. «Le offerte raccolte serviranno per aiutare realmente i seminaristi ad abitare in questa casa, che acquisterà ancora di più una dimensione “diocesana” – afferma don Carlo -. Per questo motivo prendersi a cuore il seminario vorrà dire prendersi a cuore la propria parrocchia».