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Scuole Fism pronte ad aprire in estate per aiutare le famiglie.

di Andrea Frison

«Se ci saranno le condizioni, in estate saremo aperti per sostenere le famiglie del nostro territorio. Siamo già pronti». A dirlo è Milena Baghin, presidente della Fism di Vicenza, associazione che raccoglie 165 scuole dell’infanzia di ispirazione cristiana in tutta la provincia, gestite da parrocchie, associazioni di genitori, enti morali, congregazioni religiose e fondazioni. Un punto di riferimento per migliaia di famiglie e per i 13.400 bambini che le frequentano (e 1.600 dipendenti) e che non ha dismesso il suo ruolo di servizio educativo nemmeno in questi giorni di emergenza sanitaria. Sono quasi due mesi, infatti che scuole dell’infanzia e nidi sono chiusi.

Milena Baghin, presidente Fism Vicenza.

«È iniziato tutto a carnevale – racconta Milena Baghin -. Abbiamo salutato i bambini con le vacanze iniziate il 24 febbraio e non li abbiamo più visti a scuola». Le scuole Fism, però, non si sono fermate, e gli occhi e le energie sono tutti rivolti ai prossimi mesi, quelli di giugno, luglio e agosto in particolare. «Crediamo che per allora molti genitori avranno ripreso a lavorare – riflette Milena Baghin -. Questo vorrà dire che si presenterà il problema di gestire i figli. Noi siamo pronti per accogliere i bambini in quei mesi, se ci saranno le condizioni di sicurezza. Se potremo essere aperti, l’offerta sarà rivolta prima ai frequentanti e poi, se ci sono posti disponibili, senz’altro accoglieremo bambini dell’età infanzia esterni». Quando dice “siamo pronti”, la presidente intende dire che «le nostre strutture sono attrezzate per funzionare 12 mesi all’anno. Come privati, abbiamo una maggiore autonomia gestionale. Il personale è già a disposizione, il contratto lo permette e ne abbiamo già parlato con i sindacati. Inoltre, dopo due mesi di cassa integrazione, anche il personale avrà la necessità di lavorare. Ogni scuola è una piccola azienda, e se le aziende in estate lavoreranno per recuperare i mesi persi, questo vale anche per noi».

A preoccupare Milena Baghin sono più le condizioni in cui sarà possibile rientrare. «Non sappiamo che vincoli ci saranno – spiega -. E non possiamo pensare di mettere le mascherine ai bambini o di tenerli distanziati. Magari dovremo effettuare ingressi contingentati. Si fa fatica a fare previsioni, l’unica cosa da fare è attrezzarsi e ripartire».

Il segmento di età da 0 a 6 anni, quello a cui si rivolgono le scuole Fism, spiega la presidente, «raccoglie tutte le problematiche di cui si parla in queste settimane: la scuola, la famiglia, la crisi economica». Problematiche che le scuole Fism hanno toccato con mano in queste settimane. «Rispetto al nostro mondo scuole, quasi tutti i genitori hanno pagato le rette di marzo. Ci sono famiglie in difficoltà economica che hanno chiesto di ritardare il pagamento e una minima parte che pretende il “do ut des”, per cui se il servizio non viene erogato, non paga». Ad accendere gli animi, basta una battuta in una chat genitori: «È più facile dire “io non pago” che “paghiamo la scuola perché la teniamo in piedi” – spiega Milena Baghin – Ma la gran parte delle famiglie ha capito e si sono rappacificate nel momento in cui abbiamo proposto uno sconto del 65% sulle rette, come Fism». La preoccupazione per il futuro, comunque c’è, «ma non è solo questione di qualche scuola che rischia di chiudere – afferma la presidente -. Se non ci sarà una riapertura, salterà tutto il sistema».

L’articolo completo è pubblicato su La Voce dei Berici di domenica 19 aprile. Puoi leggere gratuitamente l’edizione digitale del giornale cliccando qui per tutta la durata dell’emergenza Covid-19.

La Cei: serve un fondo straordinario

«Allo Stato non si chiedono privilegi né elemosina, ma di riconoscere il servizio pubblico che queste realtà assicurano. Intervenire oggi – con un fondo straordinario destinato alle realtà paritarie o con forme di sostegno, quali la detraibilità delle rette, alle famiglie – è l’ultima campanella. Se questa suonasse senza esito, diverrà un puro esercizio accademico fermarsi a discutere circa il patrimonio assicurato al Paese da un sistema scolastico integrato». Ad affermarlo, in un articolo pubblicato anche dal Sir, è don Ivan Maffeis, sottosegretario della Cei.

«Nella tempesta che ci sta flagellando – afferma don Maffeis -, scrivere di scuole paritarie può stridere fin dalle prime righe e condannare a finire inclassificati perché fuori tema. Il giudizio non farebbe che confermare quell’emarginazione culturale che nel nostro Paese di fatto ha sempre impedito di riconoscere loro piena cittadinanza. La Chiesa, forte della sua tradizione educativa, ha a cuore la scuola tutta. In queste settimane le voci dei Vescovi – insieme a quella delle religiose e dei religiosi – si sono unite a quelle di tante associazioni di genitori per rappresentare la forte preoccupazione circa la stessa tenuta del sistema delle paritarie. Se già ieri erano in difficoltà sul piano della sostenibilità economica, oggi – con le famiglie che hanno smesso di pagare le rette a fronte di un servizio chiuso dalle disposizioni conseguenti all’emergenza sanitaria – rischiano di non aver più la forza di riaprire».

«Dietro le parole – prosegue il sottosegretario -, c’è il volto di centinaia di migliaia di alunni e di migliaia di dipendenti; c’è la ricchezza di un presidio educativo unico; ci sono i principi – centrali in democrazia – di libertà educativa e di sussidiarietà. Nel nostro contesto, paradossalmente, non passa nemmeno il criterio dell’investimento: la prospettiva di una scomparsa delle scuole paritarie, oltre che un oggettivo impoverimento culturale, costituirebbe un aggravio di alcuni miliardi di euro all’anno sul bilancio della collettività. Senza aggiungere che, chiuse le paritarie, ci si troverà ad affrontare la mancanza di servizi con cui supplirle».