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A Schio un monumento per dire “no” con Bakhita alla schiavitù

Un momento dell'inaugurazione (Credit_ Foto Codiferro - Marco Chierico).
di Lauro Paoletto

La scultura “Let The Oppressed Go Free” (Lasciate liberi gli oppressi) è stata benedetta e inaugurata giovedì 29 giugno accanto alla chiesa di San Francesco a Schio in occasione della festa di San Pietro Apostolo, patrono della città. 

A benedire la scultura il Segretario di Stato Vaticano, il Cardinal Pietro Parolin. Realizzata dall’artista canadese Timothy Schmalz, l’opera evoca la figura di Santa Giuseppina Bakhita con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno del traffico di esseri umani.

La scultura di Timothy Schmalz.

«Si tratta di un monumento lungo più di sei metri e alto circa due metri che arriverà dalla cina, dove è stato fuso», ci spiega suor Maria Carla Frison, delle suore Canossiane che stanno seguendo tutti i preparativi.

«L’opera d’arte raffigura Giuseppina Bakhita chinata a far uscire delle persone prigioniere – ci spiega suor Maria Carla -. Si tratta di un’opera ispirata da papa Francesco che ha detto che fino a che il problema della tratta e degli schiavi resta underground ovvero sottoterra, nascosta nel sottosuolo, non si risolve». L’8 febbraio festa di santa bakhita è anche la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta, giunta alla sua nona edizione.

Suor Maria Carla Frison sottolinea come «stiamo aspettando l’arrivo del monumento con gioia e trepidazione, da quando il cardinale Michael Czerny, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ha trasmesso questo desiderio a Timothy Schmaltz, l’artista che già aveva fatto la statua dei migranti in piazza San Pietro. Così è stato spiegata  l’intuizione di papa Francesco: far emergere le persone dall’oscurità per portarle alla luce e far sì che tutti vedono la realtà di grande sofferenza causata dall’avarizia umana».

Significativo anche il sottotitolo della rassegna 2023 “testimone di libertà per tutti”. «Non si tratta solo di schiavitù fisica – prosegue suor Maria Carla – ma anche di una schiavitù spirituale dalla quale tutti abbiamo bisogno di essere liberati. Inoltre  noi siamo testimoni di quanti aiuti Bakhita dà a chiunque la invoca. Bakhita è stata scelta per rappresentare la sua schiavitù che è stata liberata dalla fede, dal suo amore per Gesù e che condivide liberando altri». Ma il monumento è un dono per la città e quindi «è stato consegnato al Comune di Schio che ci ha sempre coinvolti per portare a termine il progetto come canossiane e come associazione» conclude la religiosa.

La statua è la prima di altre otto: quella che sarà posizionata a Schio è la numero zero, la prova d’autore. Le altre saranno posizionate in alcune capitali come Montreal,  New York, Londra. in modo che anche in queste grandi metropoli ci sia un richiamo a questo messaggio.

Altre immagini dell’inaugurazione sono disponibili sul sito delle canossiane: clicca qui per vederle.

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