Editoriali

A Schio, Bassano, Arzignano tradita la memoria sulla Shoah

di Lauro Paoletto

I morti non votano, ma possono (se i vivi lo permettono) alimentare la memoria, specie quella di tragedie costate la vita a donne, uomini, bambini e di cui la storia, anche contemporanea, purtroppo è piena. Ma la memoria non è un tutto indistinto, incolore.

Anzi, è tale se sa aiutarci a distinguere le situazioni diverse, a ricordare in modo consapevole le differenti sofferenze, a chiamare con il loro nome le singole tragedie.

La memoria non tollera il “politically correct” che risulta anzi un’offesa. E la memoria nel nostro Vicentino in questi giorni è stata offesa in più occasioni e in modi diversi.

Succede, infatti, che a Schio si bocci l’idea di posare “una pietra d’inciampo” (iniziativa molto diffusa anche in altri Paesi europei) in memoria delle quattordici vittime scledensi delle deportazioni naziste. La “scusa”, il non voler porre in essere un’iniziativa divisiva e poi la volontà di onorare ogni vittima di guerre, odi e violenze. E poi, a Schio, città dove è ancora viva la ferita dell’eccidio del luglio del 1945 (a guerra finita) dove furono uccise 54 persone da un commando di partigiani … Si dovrebbe mettere una pietra anche per ciascuna di queste vittime, ha chiosato qualcuno. Senza distinguere. Non si tratta di misurare la sofferenza, si tratta di coglierne le peculiarità e a partire da queste alimentarne la memoria.

Altra Sala consigliare, stesso filo rosso: il Consiglio comunale di Bassano prima e a ruota quello di Arzignano. In entrambi i casi si discute la proposta della cittadinanza onoraria alla senatrice a vita Liliana Segre, ebrea, una dei pochi superstiti e testimoni di Auschwitz e dell’Olocausto. In entrambi i casi la Maggioranza di Centrodestra modifica la mozione, in un caso (quello di Bassano) aggiungendo Egea Haffner, figlia di un infoibato e cancellando i riferimenti all’odio razziale e nell’altro cancellando la Segre e cambiando il testo. Risultato: un documento general generico contenente pie esortazioni e che non disturba nessuno. Va segnalato che il giorno dopo la polemica bassanese la signora Egra Haffner, esule istriana, ha fatto sapere di non volersi prestare a queste strumentalizzazioni, evidenziando una cosa elementare: le vicende della Shoah e degli esuli istriani sono profondamente diverse.

Non vogliamo credere che le Amministrazioni comunali di Schio, Bassano, Arzignano siano animate da uno spirito revisionistico che punta sotto sotto se non a negare l’Olocausto a ridimensionarne la tragicità. E non a caso sulla vicenda delle pietre d’inciampo scledensi hanno preso le distanze eminenti rappresentanti nazionali a partire dal leghista Matteo Salvini.

Accomunare vicende diverse è il modo per indebolire la memoria, slavarla, renderla innocua. E questo è un lusso che non possiamo permetterci di fronte ai segnali di insorgenti gruppi neonazisti anche nel territorio italiano.

Perché a Bassano non hanno dedicato una seduta di Consiglio alla Segre riflettendo sull’Olocausto e su come si debba rispondere ai rischi di un ri-sorgente antisemitismo e successivamente un’altra seduta con al centro la tragedia delle Foibe invitando la signora Egea Haffner?

A Schio perché l’Amministrazione non ha coinvolto le scuole sulle “pietre d’inciampo” mostrando così la consapevolezza che alimentare la memoria non è perdita di tempo, come qualcuno ha pensato, ma una responsabilità fondamentale verso le giovani generazioni?

Su questi temi dovrebbe esserci la convergenza unanime delle forze politiche, in modo da evitare strumentalizzazioni da una parte o dall’altra. La memoria condivisa è uno dei cardini su cui si fonda una comunità e la costruzione del suo futuro. Forse è anche per questo che in Italia facciamo fatica a pensare al domani.

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