Territorio

Comunità energetiche. Dall’Alto Vicentino energia a km zero

A Santorso lo 'sportello energia' guida 13 Comuni verso la transizione ecologica.
di Andrea Frison

Energia a chilometro zero? Si può, e il Comune di Santorso (con altri 13 Comuni dell’Alto Vicentino) ci sta arrivando. Sempre che vengano varate le normative necessarie per fare delle Comunità energetiche rinnovabili un “volano” della transizione ecologica. Nell’Alto Vicentino a fare da apripista su questi temi è lo Sportello energia, nato nell’ambito del Piano per l’energia sostenibile del Comune di Santorso (Paes) e in seguito all’esperienza, sostenuta dal Comune,di un Gruppo per l’acquisto solidale (Gas) di impianti fotovoltaici e di sistemi di riscaldamento e raffrescamento più efficienti e rispettosi dell’ambiente.

Oggi lo sportello è gestito dall’associazione BuonaPratica che svolge attività divulgative e informative con la cittadinanza ed è al lavoro per la costituzione di una Comunità energetica rinnovabile (Cer). «La nostra rete energetica è basata su pochi punti di produzione massicci e impattanti e una rete di distribuzione capillare e lunga migliaia di chilometri – spiega Claudio Dalla Vecchia, presidente di BuonaPratica -. L’idea alla base della Comunità energetica è quella di un sistema più simile alla rete internet». Concretamente, chi produce energia elettrica, per esempio attraverso un pannello fotovoltaico, mette in rete a disposizione di altri l’energia che non utilizza. «In questo modo l’utente si trasforma in un produttore- consumatore. L’idea è quella di massimizzare la produzione locale e diminuire la necessità di trasportarla per lunghi tratti. Tutto questo ha ricadute importanti in termini di continuità di fornitura, crea un sistema più resiliente ed economico, abbattendo i costi in bolletta».

Il nodo da sciogliere è normativo e tecnico insieme. «Il nostro Paese ha recepito la normativa europea che istituisce le Comunità energetiche rinnovabili – prosegue Dalla Vecchia -, ma stiamo aspettando i decreti attuativi che permettano alle comunità energetiche di collegarsi alle cabine primarie della rete, ampliando così la zona di intervento e distribuire localmente l’energia non utilizzata. Ne beneficerebbero sia i produttori-consumatori che i semplici consumatori, riducendo così il rischio di povertà energetica».

Sfortunatamente, conclude Dalla Vecchia, «siamo in un brutto periodo: a causa della guerra sono state messe da parte tutte le istanze strategiche per la lotta al cambiamento climatico. Perché, alla fine, è di questo che stiamo parlando quando parliamo di transizione ecologica».